Navi dei veleni: la verità sembra essere naufragata nelle stanze della politica

Sono numerose le imbarcazioni che misteriosamente, negli anni ’80 e ’90, sono affondate nel mare Mediterraneo e molte di queste al largo delle coste calabresi. Queste navi trasportavano per la maggior parte rifiuti tossici o addirittura radioattivi. Ma andiamo con ordine. Era il 1987 l’anno in cui questi traffici iniziano secondo alcuni rapporti dei servizi segreti lasciati a dormire nei fondi di qualche cassetto. Tutto ebbe inizio con il nome altisonante di Oceanic disposal managementin in sigla ODM, un progetto finanziato anche dall’Unione Europea per smaltire rifiuti tossici in fondo al mare, attraverso dei missili penetratori. Partiamo da questo perché le navi coinvolte in questa operazione, erano proprio la Rosso (Jolly Rosso) e la Rigel, proprio le due navi affondate al largo delle coste calabresi. Dall’inchiesta del Tribunale di Reggio Calabria del 14 novembre del 2000 esce fuori una sentenza di archiviazione molto dubbia, che di fatto diceva che dalle prove emergeva il quadro probatorio, ma concretamente non poteva essere provato che le 2 motonavi trasportassero rifiuti radioattivi. Non dimentichiamo che 3 persone hanno perso la vita, in seguito alle indagini su questi fatti poco chiari. Il primo è un ufficiale della Marina, Natale de Grazia, morto misteriosamente il 13 dicembre 1995 mentre viaggiava verso La Spezia, con dei documenti proprio su questi traffici. Gli altri 2 sono la giornalista Ilaria Alpi, e il suo operatore Miran Hrovatin, barbaramente giustiziati in Somalia il 20 marzo 1994, pare proprio per avere scoperto il terribile risiko che stava avvenendo tra la Somalia e il Mediterraneo. Il Capitano di Vascello De Grazia invece, aveva scoperto i traffici legati allo smaltimento con missili e al faccendiere C., che dichiarato fuorilegge il programma di smaltimento ODM, iniziò a utilizzare le cosiddette “navi a perdere” per smaltire i rifiuti radioattivi. Durante una perquisizione negli uffici svizzeri dello stesso, furono rinvenuti dagli uomini del sostituto procuratore Neri, il certificato di morte della giornalista Ilaria Alpi e parecchi appunti e frasi legate all’affondamento della Rigel. Negli ultimi tempi le dichiarazioni dei pentiti di mafia, tracciano un quadro molto chiaro della situazione. La ‘ndrangheta era molto interessata allo smaltimento di rifiuti pericolosi e per poche centinaia di milioni, smaltii illecitamente tutto il materiale che i missili perforanti non riuscirono a smaltire. Dopo le proteste degli abitanti dei luoghi antistanti i mari in cui giacciono i relitti, nei primi mesi del 2010 il Governo mandò degli esperti per monitorare la zona. Dopo un paio di settimane lo staff rassicurò tutti dicendo che la nave presente al largo di Cetraro non era quella che trasportava il carico di morte. Tutto questo pone parecchi interrogativi. Che le navi al largo delle coste calabresi siano la Rigel e la Jolly Rosso non vi è alcun dubbio. La cosa che deve fare riflettere è l’indifferenza con cui questo tema è trattato dalla classe politica regionale e nazionale. Il punto è: come fa la politica a non sapere o peggio a fare finta di non sapere di argomenti di Stato? Non dimentichiamoci che queste navi partirono dal porto di La spezia nel 1987 sotto il mandato diretto del Governo italiano (presidente del consiglio dell’epoca Bettino Craxi e poi staffetta con Amintore Fanfani) verso l’Africa, cariche di rifiuti tossici che crearono parecchi intossicati ai lavoratori portuali stessi dell’epoca, come da testimonianza. Dire dopo 23 anni, che la nave affondata a Cetraro non sia la Jolly Rosso, non è accettabile né moralmente e né praticamente, denotando come la classe politica italiana sempre più spesso, abbia una memoria non corta, ma cortissima. Questo problema sembra che non tocchi nessuna coscienza, o forse non tocca il mondo dorato dei parlamentari di ogni livello, non pensando al sacrosanto diritto alla verità e alla salute di noi comuni mortali.

Salvatore Borruto

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