Napolitano in visita di Stato in Cina

Un lungo viaggio verso l’Oriente. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso di questa settimana si trova in visita di Stato in Cina, da lui stesso riconosciuta come l’attuale seconda potenza mondiale grazie soprattutto all’enorme successo economico avuto principalmente negli ultimi anni. È proprio la Cina, sostiene Napolitano, ad aver rivestito il ruolo di locomotiva dell’economia mondiale dopo la grave crisi finanziaria globale del 2008; la Cina ha indubbiamente saputo sfruttare un modello di sviluppo discutibile, ma senz’altro capace di garantire una rapidissima espansione. Negli ultimi tempi l’economia con gli occhi a mandorla ha proprio fatto gli occhi neri a tutti gli altri; mentre nel nostro paese si parla di manovra dei tagli, in Oriente va di moda la “crescita” dovuta anche alla svalutazione della moneta cinese per consentire maggiori vendite ed esportazioni. Ma gli eccezionali progressi cinesi non si misurano esclusivamente nel settore economico. Oltre l’apertura e la liberazione dei mercati, le numerose riforme politiche degli ultimi anni, il rafforzamento dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani hanno consentito una facile e rapida integrazione in un sistema internazionale aperto e il conseguente raggiungimento di una piena sintonia con l’Europa. Napolitano si dice «convinto che sia nell’interesse cinese portare avanti, in piena autonomia, questo processo». Il Capo dello Stato, accompagnato in questa sua visita ufficiale dal ministro degli Esteri Franco Frattini, ha finanche invitato i cinesi a non sottovalutare l’Europa, così come gli europei non dovrebbero sottovalutare la Cina riconoscendo semmai la sua enorme realtà economica di mercato. La Cina ha già da tempo dimostrato una sorprendente voglia di capire l’Occidente. Sembra strano, a proposito di paradossi, il mutamento della Cina da paese vittima di un comunismo opprimente a potenza economica mondiale capitalista. Un cambiamento che farebbe rivoltare nella tomba due dei padri nobili del comunismo come Mao e Lenin. Ma se l’Europa piange e gli Stati Uniti si leccano le ferite, nel paese asiatico l’espansione economica continua anche in piena crisi. Di fatto i cinesi sono riusciti a creare un sistema atipico, che detta i tempi dell’economia mondiale e influenza i mercati finanziari grazie al duro lavoro, sudore, eccezionale dinamismo commerciale e una lotta agli sprechi che ricorda il “comunismo di guerra” caro a Trotsky. Sarebbe un errore pensare che un paese così diverso come la Cina possa svilupparsi secondo un modello europeo; la nostra visione di questo paese è sicuramente pregiudizievole e travisata. I cinesi da sempre sono innamorati dell’Italia: ci invidiano la moda, la cultura, il cibo e le nostre città. Ma nel complesso gli affari italo-cinesi, pur crescendo rapidamente, rimangono al di sotto di quelli di altri paesi. I Cinesi infatti, sono molto “tedeschi”; non a caso l’interscambio Cina-Germania è molto forte. L’Italia, probabilmente, è troppo occupata in altre faccende, troppo ricca e oberata di questioni interne tanto da sminuire perfino la visita del suo Capo di Stato nel paese oggigiorno in grado di controllare gli equilibri dell’economia mondiale. Napolitano, che martedì scorso è stato accolto dal presidente della Repubblica popolare cinese Hu Jintao, concluderà il suo viaggio in Oriente nella giornata di sabato a Hong Kong.
Filippo Turiano

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