Letterina a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

è così strano per me scriverti dopo tanto tempo. L’ultima letterina risale … beh, diciamo che facevo la prima elementare, quindi un secolo fa più o meno! All’epoca, tra la recita di Natale e regalini vari, le richieste di noi bimbi erano ingenue, semplici, quasi scontate. Pace, amore e serenità, per le nostre famiglie e per tutto il mondo. Ci credevamo davvero e insieme le spedivamo lì da te in Lapponia, via del Cielo, se non sbaglio, ed eravamo così felici, perché sapevamo che tu avresti esaudito i nostri desideri. Si respirava un’aria diversa, più “calda”, intrisa di gioia, allegria, speranza, profumata di una fragranza dolce, avvolgente, magica. Tutta l’atmosfera natalizia di quegli anni oggi non si avverte più. Cosa succede? E’ difficile spiegarlo. Siamo cresciuti, è vero, la realtà è molto diversa da quella vissuta in quell’aula, in cui 30 bambini giocavano e imparavano ad essere persone e cittadini. La nostra città è cambiata, non è più a misura di bimbo, ma neanche di uomo. I cuori sono cambiati, induriti, freddi, insensibili, violenti. Si, la violenza che sta attraversando tutta la nostra Nazione, in cui purtroppo l’illegalità, l’immoralità e l’ignoranza stanno prendendo il sopravvento su tutti quei valori che ci hanno accompagnato dall’infanzia. Pace, amore, serenità e … lavoro.  Lavoro, sì, perché la disoccupazione è altissima, la crisi economica è preoccupante, il futuro … mah, neanche la sfera di cristallo lo vede più. Si vive giorno dopo giorno, i desideri sono ormai last minute, niente sogni a lunga scadenza. La voglia di creare una famiglia sembra dissolversi man mano che si va avanti e alla domanda: “Ma quando ti sposi?”, la risposta è :” Quando ci sono i soldi!” Babbo Natale, che dobbiamo fare? Come ne usciamo? Silvio scomparirà dalla nostra vita prima o poi? (scherzo o forse no!) Il rispetto per noi stessi e per gli altri, il senso di pudore e di vergogna, scomparsi dall’aula del Parlamento e dalla nostra vita per sempre? C’è bisogno di un miracolo ma, scusa se mi permetto, non so se tu sei la persona indicata per farlo. Se magari però ti consulti con qualcun altro … che tanto sa già tutto, non è necessario che gli spieghi nulla. Pace, amore, serenità, lavoro e … salute. E’ vero che è la cosa più importante, come ci dicevano sempre i nostri nonni e ce ne accorgiamo solo quando succede qualcosa che ci spaventa davvero, o che ci fa aprire gli occhi su un mondo che credevamo lontano da noi e che invece ci circonda ogni giorno. Realtà sconosciute, tragiche, di sofferenza e povertà che dovrebbero farci riflettere e aprire anche il cuore quando siamo ancora in tempo. Babbo, spero che il tuo indirizzo sia rimasto sempre lo stesso, che la tua fabbrica di giocattoli non abbia licenziato neanche un elfo in tutti questi anni (troppo simpatici e gran lavoratori!) e che tu abbia ancora quel sorriso e quelle belle guanciotte grassottelle che mettevano tutti di buon umore. I bambini di oggi non credono più in te, lo sai vero? Colpa di quei genitori che hanno smesso di scriverti dalle elementari. Io ci credo, invece, e credo anche che se non si ritornerà a vivere con il cuore, di sentimenti ed emozioni vere, anche se le stagioni passeranno, farà sempre più freddo, dentro e intorno a noi. Senti ma … un’ultima cosa. Se arriva l’era glaciale anche qui, posso avere asilo politico in Lapponia da te? Ti creo un ufficio stampa della fabbrica FA VO LO SO!!! Stipendiata però, non ti credere! Ciao Babbo, fatti vedere presto da queste parti, ti aspettiamo.

P. S. vai piano con quella slitta, che le renne hanno un’età ormai … e anche tu! E non parlare al cellulare, che se ti beccano, te lo ricordi questo Natale!

Vado ad imbucarla, speriamo non ti arrivi per ferragosto. Baci e tanti auguri anche alla befana se la incontri.

Cristina

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About the Author: Cristina Scullino