La Legge di Stabilità

“La legge di stabilità 2011/2013 ha imposto agli enti locali un tetto assai ridotto all’indebitamento che non deve superare l’8% del totale delle entrate correnti. La conseguenza è che, nella nostra regione, oltre un comune su tre (il 37% del totale) il prossimo anno non potrà più attingere a questa leva per effettuare nuovi investimenti”. Lo afferma in una nota il segretario regionale di LegAutonomie, Claudio Cavaliere. “Sono infatti – aggiunge – 152 i Comuni calabresi (con una popolazione residente pari quasi al 50% del totale) che hanno superato tale limite nell’anno di riferimento della legge. L’effetto sarà particolarmente forte per i piccoli comuni caratterizzati da un notevole grado di rigidità delle proprie risorse che finirà per condizionarne tutta l’attività, ma anche dieci dei ventuno Comuni con oltre 15mila abitanti si trovano nelle medesime condizioni. In realtà, nel rapporto tra spesa corrente e per investimenti, la quota di quest’ultima si é già ridotta in Calabria, passando dal 33% del 2004 al 22% del 2008 (-1,7% nell’ultimo anno)”. “E’ una involuzione pesante – prosegue Cavaliere – quella della spesa per investimenti che nell’ultimo quinquennio ha fatto registrare un decremento pro capite di 100 euro anche se si è andato man mano contenendosi il divario dalla media nazionale (passata da 206 euro pro capite nel 2004 ad 86 euro del 2008). Gli effetti negativi, dunque, aumentano perché in molti enti, nel corso dell’anno, si avrà una contrazione delle entrate anche in considerazione del fatto che il livello raggiunto dalla pressione fiscale non sembra consentire significativi aumenti delle entrate proprie. Sono anche queste alcune delle risultanze emerse dal “Rapporto 2010 sullo stato delle autonomie calabresi” a cura di LegAutonomie Calabria che sarà presentato nei prossimi giorni”.

Giuseppe Dattola

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