Ucciso capo di al Qaeda in Pakistan

Il saudita Abu Hafs al-Shah, capo delle operazioni di al Qaeda in Pakistan è stato ucciso dai militari americani. L’operazione è stata portata a termine da una “drone”, un aereo telecomandato a distanza. L’uccisione del sottotenente terrorista, è avvenuta in una zona tribale del Waziristan. L’operazione, secondo fonti ben informate, è avvenuta circa una settimana fa, ma l’annuncio è stato dato nella giornata di ieri, da un alto ufficiale del comando militare americano.

Per gli americani si tratta dell’ennesimo duro colpo, inferto all’organizzazione terroristica al Qaeda, che via via, sta vedendo sgretolarsi il proprio “potenziale” di comando distribuito nelle zone sensibili del mondo. In effetti questo è il nono capo su venti che viene ucciso, e per il nuovo capo dell’organizzazione, Al Zawahiri, questi si stanno rivelando problemi esistenziali gravi, per l’esistenza stessa di al Qaeda. I fondi scarseggiano, e di conseguenza anche l’organizzazione di attentati gravi, usati spesso come veicolo di pubblicità per reclutare nuovi kamikaze e nuovi membri pronti a sacrificarsi per l’ideale distorto della jihad. Proprio a conferma di questo Abu Hafs aveva eredito alcuni degli incarichi di Atiyah abd al-Rahman’s, un altro responsabile militare ucciso lo scorso agosto. Oltre a essere ritenuto il responsabile delle operazioni di al Qaida in Pakistan, Shahri manteneva i contatti con i talebani pakistani, per eventuali operazioni terroristiche congiunte. Sempre nei giorni scorsi, un altro capo era stato catturato, si trattava di precisamente di al Mauretani, con un intervento comune di forze di sicurezza pachistane e statunitense.

Dopo le diverse uccisioni di pezzi da novanta di al Qaeda, il sottosegretario alla difesa americano si è sbilanciato con una previsione sulla fine dell’organizzazione. Secondo Michael Vickers, il gruppo di comando potrebbe essere annientato nel giro dei prossimi due anni. Secondo il capo della Cia, David Petraeus invece, la pressione in corso potrebbe addirittura spingere il gruppo dirigente a lasciare il sud dell’Asia.

Salvatore Borruto

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