Mario Monti conferma il suo “no” alla candidatura delle Olimpiadi 2020 a Roma

Le speranze del sindaco di Roma, Giannia Alemanno, sono svanite dopo la mancata approvazione da parte del governo a firmare la lettera con le garanzie finanziarie necessarie per il sogno di realizzare i Giochi Olimpici nella Capitale: ”Rinunciare ad una candidatura vincente, sostenuta da un progetto di ottimo livello tecnico e di grande sobrietà economica, significa non scommettere sul futuro dell’Italia; non capisco qual e’ il progetto di sviluppo di questo governo. Promettendo di rilanciare la città su nuovi progetti che diano una prospettiva di sviluppo e di speranza per le nuove generazioni”. Un’altra sconfitta per Alemanno, che si aggiunge alle polemiche dei mesi scorsi riguardo il numero crescente di omicidi nella capitale e sulla città in tilt per i nubifragi ,per i disagi causati dalla mancata organizzazione per affrontare la neve, fino alla bocciatura del Gran Premio di Formula 1. Il Presidente del Consiglio quindi non firmerà l’indispensabile garanzia chiesta dal Comitato Olimpico Internazionale. L’elenco delle motivazioni e’ lungo ed articolato, tanto da convincere anche quei ministri inizialmente favorevoli all’idea di ospitare i Giochi: si va dal rischio che i costi preventivati lievitino, alla difficile fase economica; dalla necessità di rispettare i tanti sacrifici fatti dagli italiani, al bisogno di risparmiare risorse in vista del lungo e doloroso cammino di risanamento del debito pubblico imposto dall’Europa. Monti fa leva sui sacrifici che stanno mettendo in ginocchio gli italiani e, nonostante affermi che il ”passaggio più difficile” sembra alle spalle, ammonisce sul fatto che restano ”turbolenze” sui mercati che rischiano, come dimostra la Grecia, di mettere in pericolo quanto finora fatto, oltre che i ”denari” dei contribuenti. Il governo, in sostanza, non se la sente di gravare sulle fragili finanze pubbliche con costi che sono per giunta ”imprevedibili”. Che sia una scelta per ritrovare fiducia e credibilità, o che sia un modo per responsabilizzare l’Italia intera e darle un’immagine diversa a livello internazionale, il no del premier sembra definitivo. Intanto le candidate “in lotta” per ospitare tra otto anni i Giochi restano cinque: Madrid, Tokyo, Istanbul, Doha e Baku.

Annamaria Milici

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