Da bari a Trieste

La mattina del 14 maggio 2006 si sapeva già che non sarebbe stata una giornata come tutte le altre. Di buon mattino, con il solito gruppo di amici, si partì alla volta della Puglia, direzione Bari, stadio San Nicola. In cuor nostro tutti sapevamo che quel giorno sarebbe stato a tinte bianco-nere, proprio come le maglie della nostra squadra del cuore. La stessa voglia di comprare i quotidiani sportivi, in vista di un evento fantastico quale quello della vittoria di uno scudetto, non era la solita. Sapevamo tutti che sulle prime pagine non ci sarebbero stati i soliti titoli di attesa di una festa, di un giorno memorabile per la nostra juventus. Ma noi, aldilà di tutto, a bari ci volevamo essere comunque. Volevamo lo stesso partecipare alla festa, alla nostra festa, quella del popolo juventino, di chi sapeva di laurearsi per la 29esima volta campione d’Italia, surclassando di più di dieci titoli il numero di quelli detenuti dalle rivali di sempre. Fino alle 17 tutto filò liscio come l’olio: la partita fu l’ennesima prova di forza della juve anche se i nostri avversari non avevano più nulla da chiedere al campionato. Per noi di Reggio, in fondo, fu una doppia festa: la permanenza in A della Reggina e il 29esimo scudetto della Juve! cosa volere più per un tifoso? Ah sì, la Champions League, dimenticavo, il sogno proibito di molti! Ma con quella squadra mostruosamente forte sarebbe arrivata sicuramente nel giro di qualche anno: ne eravamo tutti convinti!

Dicevo della festa…e la premiazione, il giro di campo, le bottiglie di champagne sulle teste dei calciatori, dei giornalisti a bordo campo, le frasi fatte del dopo partita, le bandiere, i cori, gli abbracci dello stadio gaudente e….E poi qualcosa successe. Successe che tra i volti di noi presenti non c’era una gioia piena, come quella di un bambino nello scartare il regalo sotto l’albero di natale o nella frenesia di aprire l’uovo di pasqua. Non c’era la soddisfazione dell’inizio di un viaggio, di un bel voto a scuola. C’erano invece i volti di una gioia malinconica, che sa di essere fragilissima, che sa che il futuro non sarebbe stato come questo bellissimo presente. Era come se si stesse in paradiso ma con la consapevolezza che la permanenza sarebbe stata fin troppo temporanea, che le porte dell’inferno ne avrebbero preso presto il posto. Ai sorrisi a 360 gradi si aggiungevano lacrime, volti agrodolci, abbracci da lunghi addii. Era come se si stesse mangiando ad un tavolo imbandito prima di una lunga e dolorosa carestia. Si cercava di godere al massimo di ogni istante, momento, attimo passato assieme nel tripudio della festa. Perché, in fondo, tutti sapevamo con certezza che era già successo qualcosa di terribile per la Vecchia Signora, per noi tutti. E poi la conferma. Sulla via del ritorno, ancora euforici, non si vedeva l’ora di accendere la radio della macchina: per le molte ore che si prospettavano prima di tornare a casa quale modo migliore se non quello di ascoltare i commenti e le interviste del dopo partita? Da vincitori, naturalmente! Ed invece, ad accoglierci sull’automobile, furono le parole rotte dal pianto del nostro amato direttore Luciano Moggi: ”Da oggi il mondo del calcio non mi appartiene. Mi hanno ucciso l’anima. Penserò solo a difendermi da tante cattiverie che sono state dette”. Ma, come? Invece di commentare su quanto sia stata forte la juve e di anticipare qualche colpo di mercato della prossima stagione, il direttore si mette quasi a piangere davanti ad un microfono? Purtroppo, capimmo subito le ragioni del direttore. E così l’incantesimo che fino a quel momento ci aveva reso felici, gioiosi, svanì. E si materializzo l’incubo. L’inferno, infine, era sopraggiunto.

Sì, c’erano ancora le persone festeggianti nei pressi dello stadio, i collegamenti da una Piazza San Carlo stracolma come non mai, come da sana abitudine per il popolo juventino di festeggiare in quel luogo di Torino le vittorie sul campo. Fino a quel momento un rito che si ripeteva con cadenza quasi annuale! Del resto, a questo siamo sempre stati abituati noi della juve: a vincere. Ma, bastava accendere le tv per svegliarsi dall’illusione. Si sentivano commenti su possibili penalizzazioni, scandali, arbitri intercettati, retrocessioni, campioni da vendere a prezzo da saldo, come nelle grandi svendite al supermarket. Come recita la formula magica? Prendi due paghi uno? In un certo senso si. Ma, dicevamo. Si ascoltavano presunti moralisti dell’ultima ora su quali sarebbero state le giuste punizioni per la juventus!! Ma come? Una squadra che aveva fatto 91 punti sul campo aveva vinto solo per favori arbitrali? Faceva parte di una cupola? La juventus si era trasformata dall’essere d’improvviso non la squadra di Sivori, Boniperti, Platinì, Tardelli, Baggio, Del Piero, Zidane, ma un’associazione a delinquere? Beh, era quello che si sentiva dire da tutti in quei momenti. E la maggioranza era d’accordo, seguivano tutti questa tesi! Come potergli dire che non era vero? Che la Juve aveva meritato i suoi due scudetti appena vinti? Come controbattere quando ogni giorno usciva un’intercettazione nuova, e partivano i primi deferimenti di Palazzi?

E poi l’estate. Anche questa a tinte bianco-nere. Il mondiale di Germania vinto con merito dalla stessa Juventus: Lippi, Del Piero, Buffon, Zambrotta, Camoranesi, Cannavaro! Eh si la nazionale italiana era proprio quella Juventus che si fece in fretta a definire un’associazione a delinquere, una squadra che non aveva meritato i due scudetti perchè gli arbitri l’avevano favorita! Ricordo, però, che sul carro dei vincitori dopo il 9 luglio del 2006 ci salirono tutti, ma proprio tutti: gli stessi che avevano detto a Cannavaro che non poteva essere capitano, a Lippi che doveva dimettersi, a Buffon che non era degno di essere il portiere della nazionale: unico loro peccato era stato quello di aver fatto parte della Juventus! In quel periodo era proprio un bel problema! E poi, dopo la notte di Berlino, i finti processi nella hall di un albergo di Roma, le prime penalizzazioni, la retrocessione in serie B, la svendita dei nostri idoli alle squadre rivali, avide di appropriarsi di pezzi da 90! Le facce erano quelle di chi spia il cacciatore di tesori e, nel momento in cui lo scova, glielo ruba puntandogli una pistola contro: oggi la chiameremmo una rapina! Quale occasione migliore per i nostri nemici? Come nei migliori colpi di Stato: il piano era andato alla perfezione ed ora il potere sarebbe stato nelle loro mani. E, ancora, le dichiarazioni confuse dei nuovi dirigenti (non li conosceva nessuno, uno a mala pena conosceva l’italiano!!), le prese di distanza dalla triade, l’avvocato Zaccone che esclamava ai microfoni che la serie b andava più che bene!! Più che bene la serie B alla juventus? Eh sì, il mondo del calcio stava proprio cambiando! E poi i ventilati ricorsi al TAR, poi rimangiati sonoramente, gli scudetti assegnati a tavolino (o in segreteria, fate come piace più a voi!), le belle facce sorridenti del signor Guido Rossi, già consigliere d’amministrazione dell’Internazionale di Milano, che si sfregava le mani nel donare il pacco regalo al caro amico Massimo Moratti. E, poi, la stupidità e la falsità di dichiarazioni come lo scudetto degli “onesti” o altre oscenità simili. Ed ancora, ancora, ancora e ancora.

Di quell’estate si potrebbero scrivere volumi dell’enciclopedia Treccani: ce ne vorrebbe tanta di carta per contenere tutte le nefandezze, brutture, storture che il calcio diede all’Italia in quel 2006. Intendiamoci, non il calcio giocato, quello di cui ci innamoriamo tutti. Quello che sogniamo tutti da bambini, che ci appassiona, ci emoziona. No. Quello era il calcio inventato dai Tribunali del nulla, dai finti moralisti, dagli inquisitori, dalla folla imbufalita nel gridare a morte la strega di turno bruciata nella piazza centrale delle città. Il clima era proprio quello, di stampo medievale, da caccia alle streghe. Essere della Juventus era come far parte di una setta da estirpare, annientare a tutti i costi. Nessuno degli adepti aveva libertà di parola, di culto, di opinione, di dissenso dall’opinione della massa, dai media taroccati e comprati dal nuovo potere al comando: ecco che torna il golpe, come quando le televisioni di Stato da un giorno all’altro cambiano opinione su tutto. Del resto, una nuova epoca era iniziata. E senza la juventus. Forse qualcuno aveva tentato di cancellarla pure dal vocabolario della lingua italiana. Era comunque diventato peccato mortale pronunciare quel nome. E via con il rifare le classifiche. Con l’aggiungere gli asterischi ai due titoli appena vinti, con il cucire tricolori su maglie neroazzurre, con le scritte 14 sul loro palmares. Ci si divertiva con le più semplici operazioni matematiche: togli da una parte e aggiungi dall’altra. Oppure con il più fine dei collage: stacca da una maglia, cuci sull’altra, taglia da una parte, incolla da un’altra. Eccolo lo scudetto di cartone. Eh si, proprio lui, quello scucito alla Juve ed attaccato all’Inter. Il lavoro, però, non era stato dei migliori. Si era usata una colla scadente per incollarlo e questo perché era stato fatto tutto di fretta: doveva iniziare un nuovo campionato e i nuovi campioni d’Italia avevano la bramosia di esporlo ai propri tifosi. Come un trofeo di guerra, ma che sapeva di fetido, di un odore acre, perché, in fondo, era stato creato sempre nelle fabbriche juventine! Il nuovo corso prevedeva che venisse disinfettato a dovere. Ma, basta parlare di quell’estate. Come detto prima ci vorrebbe troppo tempo e di tempo ne abbiamo già perso abbastanza, nel pensare a quei momenti, a quegli attimi, marchiati come un tatuaggio sulla nostra pelle.

Sono, infatti, passati 6 anni da quel 2006. Un’eternità per chi era abituato a vincere ogni anno o due. E fino ad oggi ne abbiamo viste di tutti i colori, di cotte e di crude, di brutte e di bruttissime, di pessime, e chi più ne ha più ne metta. La serie B stravinta è forse la cosa meno degradante di questi 6 anni. Lo sono stati sicuramente di più i tantissimi giocatori bidoni, i 5 allenatori cambiati in 4 anni, i finti nuovi campioni che si spegnevano subito dopo appena qualche partita, i due settimi posti consecutivi, la non partecipazione alla Champions League (vi ricordate? proprio quella che avremmo vinto nel giro di qualche anno prima del colpo di Stato!), i dirigenti ignoranti oltre che della lingua italiana soprattutto di calcio, di futbol, le tante parole e dichiarazioni fuori tono, le mancate difese, le mancate prese di posizione su quella estate, le nuove intercettazioni riguardanti il Santo Giacinto Facchetti da via Durini (si, colui il quale mai e poi mai avrebbe potuto chiamare un arbitro!!), i “metti collina” di facchettiana memoria, i Meani, i Nucini, gli Auricchio, il processo a Napoli. E poi, ancora quel terribile vuoto di rappresentatività da parte dei reggenti, il sentirsi totalmente distanti da una società che aveva nulla della nostra cara e vecchia signora: come poteva essere quella la juventus? Come potevano quegli oscuri soggetti essere a capo della nostra squadra? Come poteva Jean Claude Blanc, che di palla conosceva solo quella da tennis, aver preso il posto del mitico direttore Luciano Moggi? Una volta avevamo Baggio, Zidane, DEL PIERO, TREZEGUET, BUFFON, IBRAHiMOVIC! Ed ora Diego, FELIPE MELO, POULSEN, THIAGO, BOUMSONG ecc cc. Come poteva un certo Cobolli Gigli, di nome Giovanni, già direttore della Rinascente, aver preso il posto di un altro Giovanni e cioè di Giovanni Agnelli?? Perché dovevamo subire tutto questo? Forse era ancora la punizione, dovevamo continuare a pagare, in un modo o nell’altro.

Oggi, però, il clima sembra decisamente cambiato. Si inizia a respirare un’aria nuova in quel di Torino (sempre sponda bianconera si intende). Al posto del vecchio delle Alpi è nata una nuova costruzione dai colori sgargianti, dalle immagini di vecchie glorie bianconere all’esterno delle sue mura, dai 29 scudetti che capeggiano all’ingresso della tribuna d’onore. La juventus ha, infatti, una nuova bellissima casa. Ma, cosa ancora più importante è che ha ritrovato un re, un sovrano. Come nelle più belle delle saghe letterarie, è avvenuto il ritorno del re. La linea dinastica è stata rinnovata, ritrovata dopo anni di oblio. Un Agnelli è tornato sul trono dei suoi padri. Basta con gli omuncoli, con i reggenti di turno. Da appassionato di storia, mi ricorda il ritorno di Riccardo cuor di leone dalle crociate e la cacciata del terribile cugino Giovanni senza terra che tanto male aveva fatto al suo popolo. Il lungo inverno sembra finalmente terminato. Il re ha, infatti, chiamato a capo delle sue truppe un valorosissimo capo esercito. Di nome fa Antonio e di cognome Conte. Già conosciuto dai molti, noi juventini ne siamo sempre stati innamorati. Capitano di tante battaglie, soprattutto di vittorie rispetto alle sconfitte, ci ha sempre affascinato da calciatore per l’instancabile grinta, la sua cattiveria agonistica e schiettezza nelle dichiarazioni. Andrea Agnelli non poteva fare scelta più azzeccata. E questo per un motivo abbastanza semplice.

Oggi, 6 MAGGIO 2012, la sua Juventus è tornata a vincere, a riaprire la sua bacheca. Proprio quella bacheca dalla quale era stato cancellato lo scudetto numero 28 e sequestrato il numero 29, impacchettato bene bene ed inviato con posta prioritaria in quel di via Durini, a Milano. Sono le immagini degli spogliatoi di Trieste, stadio Nereo rocco (sembra destino che la juventus sia tornata a vincere sempre in un campo neutro, proprio come quello di Bari!), dei giocatori festanti, di Antonio Conte inumidito dai gavettoni, dalla gioia incontenibile dei tifosi asserragliati all’ingresso del tunnel che conduce fin dentro gli spogliatoi sono ormai realtà. Questa è soprattutto la festa dei tifosi, di noi tifosi. Perché, dopo tutto, ce lo meritiamo, ce lo siamo guadagnati sudando e soffrendo tanto quanto hanno fatto i nostri gladiatori sul campo. Cosa sarebbe la juventus senza i suoi tifosi? Quei tifosi che con tanti sacrifici seguono la squadra in lungo e largo per la Penisola e in giro per l’Europa. Quei tifosi che sono andati a Poznan (si scriverà così? Dovrebbe essere una cittadina della Polonia) a vedere la porta di Buffon troppo spesso perforata, ferita come il loro stato d’animo. Quegli stessi tifosi che hanno varcato le porte di stadi quasi sconosciuti nella più sperduta periferia italiana (non me ne voglia nessuno, s‘intende sempre dell’Italia calcistica). Anche questa è stata la serie B del 2006. Anzi, soprattutto questa. Riempire il settore ospiti dello stadio Ezio Scida di Crotone, del Matusa di Frosinone, del Romeo Neri di Rimini, dell’Alberto Picco di La Spezia (Non pensate che conosca questi nomi a memoria: wikipedia, in questi casi, è abbastanza utile!). O, ancora, partecipare alla premiazione per il primo posto in classifica al termine della stagione di serie B: alzare quella coppa senza alcun senso di appagamento, di soddisfazione, ma solo con lo stato d’animo di chi termina un qualcosa che non vede l’ora che abbia fine, che si esaurisca al più presto.. Cercare di dare un senso a quello che si stava facendo e allo “spettacolo” a cui si stava assistendo. Ma sì, dirà qualcuno, in fondo la juventus quell’anno si è presa solo un anno sabbatico! Probabile. Non credo, però, che i vari bUFFON, dEL Piero, Camoranesi, Nedved, Trezeguet pensavano la stessa cosa. In fondo, fino a qualche mese fa avevano solo partecipato alla finale dei campionati del mondo in Germania!

Ecco perché la vittoria di questo scudetto non può essere come tutte le altre della nostra centenaria storia. Ecco perché oggi abbiamo il diritto di festeggiare con ancora più forza, di scendere in piazza, di suonare i clacson fino alle luci dell’alba, di prolungare per un po’ il tempo degli sfottò ai nostri rivali di sempre. In fondo, cosa è questo rispetto a tutto quello che abbiamo subito? Forse nulla, forse tutto. Io credo più alla seconda. Perché, se fino ad oggi non abbiamo mai abbandonato la jUVENTUS, lo dobbiamo principalmente al nostro unico e grande amore per i colori bianconeri, che ci ha sempre tenuto sulla dritta via, ed alla forza delle nostre ragioni, delle nostre idee. Idee che ci hanno permesso di capire la differenza tra ciò che sembrava “calciopoli” e ciò che era in realtà una terribile “farsopoli”, che non ci ha mai fatto accettare i processi finti, che non ci ha mai reso succubi di qualche editoriale altisonante sulla gazzetta dello sport, che non ci ha mai fatto arrendere alla massa. Noi che abbiamo sfilato con dignità alla marcia dell’orgoglio gobbo in una caldissima giornata del luglio 2006 a Torino. Che ci sentivamo sempre più soli quando nessuno difendeva la juventus, neanche la stessa juventus. Che abbiamo inseguito gli ideali di una maglia e di un’idea affrontando trasferte improbabili in serie b e in europa league, che abbiamo dovuto subire i vari “o vita o vita mia” napoletani nei diversi 3 a 0 che ci hanno rifilato in questi ultimi anni. Che abbiamo dovuto guardare l’internazionale di Milano vincere tutto quello che c’era da vincere. Che abbiamo dovuto subire la nomea di “zeru tituli” proprio da coloro che per 20 anni erano diventati famosi solo per il 5 maggio 2002.

Ma, oggi, godiamo noi, festeggiamo noi, brindiamo noi. Aver vinto il campionato da imbattuti, offrendo ai calciofili un gioco spettacolare in un impianto di gioco straordinario, guidati dal nostro capitano di sempre è, forse, il miglior risarcimento danni che noi tutti potevamo chiedere per tutto il male che ci è stato fatto. E tutto questo nessuno ce lo ha regalato ma, come sempre, ce lo siamo guadagnato, sudato, sempre ed esclusivamente su un campo verde, come nostra abitudine dal 1897. Niente segreterie, niente sentenze, niente pacchi posta. Solo, e sempre, il campo! Ed, allora, che abbiano inizio i cori, le danze, i festeggiamenti.! Prima, però, un augurio personale a tutti i protagonisti di questi lunghissimi sei anni. Tanti auguri a Luciano Moggi, Antonio Giraudo; a Buffon, Del Piero, Camoranesi, Nedved, Trezeguet e a tutti coloro che hanno fatto parte delle foto di squadra della juventus football club dal 2006/2007 fino ad oggi; a Marcello Lippi, Fabio Capello, Ciro Ferrara, Didier Deschamps; a Giampiero Mughini, Luca beatrice, Piero Ostellino, Pierluigi Battista, Massimo Zampini, l’avv. Paco D’Onofrio, l’avv. Prioreschi, Alvaro Moretti, la redazione di tuttosport, gli istancabili componenti di ju29ro.com, vecchiasignora.com, giùlemanidallajuve; a tutti i ragazzi dei viking, fighters, nucleo, drughi, tradizione; a tutti i padri che hanno sempre portato i loro bambini a vedere la juve, delle Alpi od Olimpico che fosse; ad Antonio Conte, ad Andrea Pirlo e a chi lo aveva scaricato; al presidentissimo Andrea Agnelli. E, inoltre, sinceri auguri al colonello Auricchio, ai pubblici ministeri Capuano e Narducci, a Teresa Casoria, all’arbitro Nucini; al supercommissario Guido Rossi, a Stefano Palazzi, a Marco Tronchetti Provera, a Massimo Moratti, a Franco Carraro, a Giancarlo Abete, ai giudici Borrelli e Sandulli; a Franco Baldini e al suo ribaltone; ad Adriano Galliani e a Meani; a Cannavaro, Ibrahimovic, Vieirà, Emerson e Zambrotta; a Marco Materazzi e a Roberto Mancini; a Giovanni Cobolli Gigli, Jean Claude Blanc, John Elkann, Luca Cordero di Montezemolo, all’avv. Zaccone. Per questi ultimi, da buoni cristiani crediamo nella misericordia di Dio: siamo convinti che, Egli, un posto in paradiso riesca, in fondo, a trovarglielo. Più che una certezza è una speranza perché, noi, su questa terra, non riusciamo ancora ad avere pietà per loro. Tanti auguri popolo juventino. Auguri veri, pieni, colmi di gioia e soddisfazione per quello che abbiamo ottenuto quest’anno. Auguri a chi c’è sempre stato e a chi sempre ci sarà. A chi non è mai sceso e poi risalito dal carro dei vincitori ma a chi questo carro lo ha sempre aiutato a muoversi. A chi è stato il motore della juventus con la sua passione genuina. A chi ci ha sempre creduto dall’esordio a Rimini. A chi c’era prima a Bari, poi a Crotone, a Frosinone, a POZNAN, ed infine a Trieste. A chi restava incollato al televisore fino al 90esimo quando il risultato indicava 3 o 4 a 0 per la squadra avversaria. Insomma, auguri a chi non si è mai stancato della juve, a chi non l’ha mai tradita. Auguri per questo rinnovato paradiso. Forse, la fine vi risulterà scontata ma questa frase mi suscita troppe emozioni per non riportarla: “Alla Juventus vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta”. Auguri, dunque, per la prossima vittoria.

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About the Author: Giuseppe Dattola