Economia Politica 2

18\07\2012 – Continuiamo a ragionare sulla natura dei beni economici, ed occupiamoci di alcune situazioni concrete. Una fondamentale differenza è quella tra beni mobili e beni immobili, e che comprende anche la particolare categoria dei beni mobili registrati. I beni mobili sono tutti quei beni che, per loro natura fisica, possono essere spostati facilmente da un luogo all’altro, vengono compravenduti senza particolari esigenze di formalità giuridica, e che di regola non sono suscettibili di produrre reddito (attenzione a quest’ultima caratteristica). Esempi di beni mobili: un televisore, una macchina fotografica. I beni immobili, invece, sono tali perché costituiscono un tutt’uno con la Terra, siano terreni agricoli, suoli edificatori, o edifici (per abitazione, agricoli, industriali); vengono compravenduti attraverso un atto pubblico redatto in forma scritta da un pubblico ufficiale e soggetti all’obbligo della registrazione, ma soprattutto i beni immobili sono idonei a produrre un reddito. La categoria dei beni mobili registrati comprende l’esempio più facile delle automobili. Dunque, beni che producono reddito e beni che non ne producono. Introduciamo, dunque, il concetto di patrimonio: un complesso di beni esistenti presso un soggetto in un determinato momento. Il reddito, invece, è quel flusso di ricchezza che proviene al proprietario di quel patrimonio, da particolari beni in determinate attività. Per comprendere appieno questi due concetti, patrimonio e reddito, possiamo comodamente riferirci ad un appartamento per abitazione. Il valore di mercato di quell’appartamento, poniamo 350.000 €, è il patrimonio del proprietario di quell’appartamento. Se il proprietario decide di affittare questo appartamento ad un canone annuo, poniamo, di 6.000 €, questo flusso di ricchezza rappresenterà il reddito che quel bene immobile produce. Ancora. Per continuare ad occuparci delle conseguenze economiche che i beni possono avere, possiamo distinguere essenzialmente quattro situazioni. Il consumo. Esistono, infatti, i beni di consumo, che sono quelli che sono immediatamente destinati a soddisfare un bisogno. Un vestito nuovo, un bel paio di pantaloni, un orologio, un cappello per ripararmi dalla canicola estiva, sono alcuni esempi di beni di consumo. La produzione. Un imprenditore che acquisti un macchinario, un agricoltore che compri zappe, forconi e vanghe, sono alcuni esempi di beni destinati alla produzione, vale a dire destinati ad essere utilizzati in un circuito produttivo per la produzione di altri beni, magari di consumo, destinati alla vendita. Il risparmio. Alcuni beni possono essere accantonati, rinunziando ad una parte del possibile consumo attuale con l’intenzione di accrescere il consumo futuro. Tipicamente il risparmio è realizzato sulla moneta, che è un particolare bene, del quale ci occuperemo in seguito. Depositare soldi in Banca od alla Posta significa rinunciare al consumo attuale a favore di quello futuro. L’investimento. L’investimento è un atto speculativo, perché per esso si destinano alla produzione alcuni beni, al fine di realizzarne altri da destinare alla vendita e realizzare, così, un utile, che può essere un guadagno od un reddito. Un bene destinato ad investimento, quindi, non soddisfa bisogni immediati, ma aspettative di reddito future. Possiamo fare l’esempio di alcuni cosiddetti beni – rifugio, come l’Oro, i Diamanti; ma anche quadri d’autore, per finire agli appartamenti, secondo l’esempio di apertura. Tutto quadra, quindi, è solo una questione terminologica.  La prossima settimana, dunque, ci occuperemo di questo particolare bene: la moneta.

Prof. Giuseppe Cantarella

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