La cesoia della Corte Costituzionale nei confronti della mediazione obbligatoria

Il 25 ottobre u.s., la Corte Costituzionale ha, finalmente, messo fine all’annosa diatriba circa la costituzionalità o meno della mediazione c.d. obbligatoria, sancendone l’illegittimità per eccesso di delega legislativa e, quindi, lasciando alla piena discrezionalità delle parti la scelta di servirsi di quest’istituto. Infatti, l’entrata in vigore del decreto lgs 4 marzo 2010 n. 28 aveva suscitato non poche polemiche, avendo disposto l’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione, come condizione di procedibilità per impiantare il successivo giudizio civile, in materie importanti, quali quelle dei diritti reali, del risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti ed altre ancora. In particolar modo, non convinceva sia il carattere, appunto, di obbligatorietà della mediazione sia la circostanza che il mediatore, ovverosia il soggetto terzo ed imparziale il cui compito è quello di “accompagnare” le parti nel raggiungimento di una soluzione amichevole e soddisfacente per entrambe, non dovesse essere necessariamente un soggetto “juris peritus”, essendo bastevole il conseguimento della relativa qualifica, a seguito della frequentazione di un apposito corso ed il superamento di un esame finale. Inoltre, il decreto lgs de quo, malgrado gli interventi chiarificativi ad opera del legislatore, continuava ugualmente a presentare dei punti oscuri. A parere di chi scrive, lo scetticismo nei confronti di questo istituto ancora “giovane” e poco conosciuto in Italia ma che, invece, è efficacemente utilizzato in altri Paesi, dovrebbe essere superato in quanto, se regolato in modo da non contrastare con il dettato costituzionale, potrebbe rappresentare un mezzo celere, economico e creativo per il proficuo e bonario componimento delle vertenze, nonché per il notevole alleggerimento del “carico” della giustizia civile.

Diletta Cariglia

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