Convegno sull’ “Allergia al veleno di Imenotteri”

Ape

Il 30 novembre u.s., presso l’Azienda Ospedaliera di Locri (RC), si è tenuto il consegno avente come argomento “Allergia al veleno di Imenotteri”.

All’evento, hanno partecipato molte personalità illustri, tra le quali il Dott. D. Calabrò, Direttore dell’Unità Operativa di Allergologia e Immunologia Clinica – Presidio Ospedaliero Unico di Locri, e l’On. A. Caridi, Assessore Regionale alle Attività Produttive, che hanno dato inizio ai lavori. Tra i numerosi ed importanti interventi, di particolare interesse è risultato quello del Dott. S. Gangemi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Allergologia ed Immunologia Clinica dell’Università di Messina, che ha trattato, in modo particolareggiato, l’aspetto dell’allergia causata dal veleno delle api, spiegando che trattasi di un fenomeno di ipersensibilità lgE-mediata che si verifica negli individui, di qualsiasi età, che sono precedentemente venuti in contatto col veleno, sensibilizzandosi ad esso, attraverso una serie di punture causate dal pungiglione di cui sono provvisti questi tipi di imenotteri. Il medico ha spiegato che, solitamente, le reazioni allergiche sono di modesta entità, senza complicanze mediche di rilievo, mentre, nei casi più gravi, possono verificarsi compromissioni cardiovascolari, respiratorie e gastrointestinali, nonché fenomeni di anafilassi cardiaca. Generalmente, i sintomi si manifestano dopo pochi minuti dalla puntura, tranne che nei casi più gravi, ed il trattamento vari a seconda dell’importanza della reazione allergica. All’incontro ha anche partecipato il Dott. G. Fugazzotto, dottore forestale ed apicoltore, specializzato nella produzione di miele e nell’allevamento di sciami ed api regine, intervenuto in rappresentanza dell’A.R.A. – Associazione Regionale Allevatori, che ha illustrato pedissequamente il processo di produzione del miele che inizia con la suzione del nettare, effettuata dalle api c.d. “bottinatrici”, che, insieme alle api c.d. “ricevitrici”, lo trasformano attraverso l’aggiunta di enzimi, per, poi, farlo giungere a maturazione all’interno dei melari. Infine, lo stesso viene lavorato in un apposito macchinario, denominato smielatore, e, successivamente, collocato all’interno del decantatore, da cui verrà, dopo 20 giorni, spillato ed invasettato. Il Dott. Fugazzotto ha evidenziato i benefici derivanti dall’assunzione del miele che vanta diverse proprietà terapeutiche, in base alle diverse piante da cui viene ricavato, e l’elevato apporto nutritivo, grazie alla presenza, nella sua composizione, del glucosio e del fruttosio. Pertanto, alle api si può anche perdonare qualche spiacevole e dolorosa puntura, a fronte della produzione di quello che è stato, addirittura, definito il “nettare degli dei”.

Diletta Cariglia

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