Cinque stelle contro Cardiochirurgia a Reggio

Dopo venti anni di chiacchiere l’apertura di Cardiochirurgia agli Ospedali Riuniti di Reggio non è più un’utopia. Anzi, le ultime indiscrezioni parlano di un’accelerazione in tal senso che potrebbe portare a novità importanti nel giro di qualche settimana. Ed è forse per questo che l’attacco” verso Reggio è ormai “lanciato” da varie direzioni.

Ci ha provato il Partito Democratico di Catanzaro in piena campagna elettorale per le Governative, e gli stessi consiglieri regionali del Pd nemmeno qualche giorno fa hanno accusato la Regione di “sperperare denaro” e di penalizzare il sistema sanitario. Oggi, in campo contro l’apertura di un reparto fondamentale per la salute dei reggini, si schierano anche i grillini.

I deputati Cinque Stelle calabresi Paolo Parentela, Dalila Nesci e Sebastiano Barbanti hanno presentato stamani, infatti, un’interrogazione sulla Cardiochirurgia pubblica di Catanzaro. L’atto, rivolto al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro della Salute e al ministro dell’Universita’, e’ firmato anche da altri deputati del Movimento, membri della commissione Affari sociali, in seno alla Camera. Dopo una lunga premessa sulla situazione drammatica della sanita’ in Calabria, gli interroganti hanno chiesto ai ministri interessati una verifica dell’operato del governatore regionale Giuseppe Scopellitti, per l’eventuale revoca dell’incarico di commissario. Parentela, Nesci, Dieni e Barbanti hanno sottolineato l’importante ruolo della Cardiochirurgia pubblica di Catanzaro, “che svolge eccellenti prestazioni ed e’ fondamentale per la sua collocazione geografica, sia a livello regionale che fuori”. Per Parentela, “Scopelliti ha ostacolato con proluvie di notizie false, decreti e interventi ambigui la conoscenza del reale stato della Cardiochirurgia catanzarese e impedito la creazione del reparto a Cosenza, privilegiando la citta’ di Reggio Calabria, già’ servita dall’ottima struttura di Messina”.

Ed è questo il nocciolo della questione. Per i Cinque stelle, forse, i reggini sono cittadini di serie B: non meritano di avere un reparto che salvi loro la vita in casi di tragica emergenza. No, per i 5 Stelle i reggini sono già “ben serviti da Messina”. Dunque, per i deputati“grillini”, è meglio l’emigrazione sanitaria, anche in altre regioni, purchè Reggio non abbia Cardiochirurgia: quella che dovrebbe essere una battaglia per il diritto alla salute e, soprattutto, alla vita, non viene cavalcata da tutti.

I focolai del campanilismo del ’70, che ha devastato culturalmente e socialmente la Regione – Reggio in modo particolare – tornano a farsi sentire: mentre40 anni fa ci si scontrava per il capoluogo oggi ci si trova a dover lottare per un sacrosanto diritto dei Reggini. Quello di essere curati nella propria città in caso di infarto. Il diritto a non dover “sperare” nell’elisoccorso che li trasporti a Catanzaro o Messina, per salvare la propria vita. E così mentre qualcuno scrive al Ministro della Salute per ottenere l’ok ed aprire il reparto in tempi brevi da Catanzaro, Cosenza fino a Roma esce allo scoperto il fronte di chi, per Reggio, non vuole innovazione, miglioramento e strutture sanitarie all’altezza. Ma solo emarginazione e penalizzazione.

Resta da capire perché, a dichiararsi contro la Cardiochirurgia a Reggio Calabria siano anche “politici” espressione di questa terra, di questa provincia, dunque eletti per difendere le istanze di questo territorio. Ecco perchè risultano davvero incomprensibili le prese di posizione contro la città delle deputate Nesci e Dieni, ma anche dei consiglieri regionali del Pd Naccari e De Gaetano.

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