Juventus-Udinese : “Quando i bambini girdano” Ooh…. Merda…”

bambini juventini
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Potrebbe iniziare così il resoconto di quella che doveva essere una serena giornata di calcio e svago per 12.000 bambini, arrivati in massa a riempire il vuoto delle curve dello Juventus Stadium chiuse all’incitamento bianconero. E’ diventata rapidamente la sagra dell’ipocrisia facendo divenire i bambini, interpreti dell’ennesima scelleratezza all’italiana; ciò che doveva divenire uno spot per il football che muta e migliora, un calcio ripulito come i volti dei bambini in curva è divenuto l’ennesima immagine dell’immaturità del nostro adorato sport di squadra. Allora, multa, multa, multa ai bambini juventini (sulle ali di Povia…), perché ad ogni rinvio del portiere dell’Udinese gridavano “Ohhhhh merda”. Il Giudice sportivo ha sanzionato con una multa una sua personalissima decisione ed io sono qui per dare un mio personale parere. Opinione che in realtà è più difficile da fornire laddove non si voglia scendere nel bieco populismo fine a se stesso.  Sono innumerevoli i fattori da prendere in attenta valutazione: un’Italia allo sbando, un football usurato e arido, la progettazione ormai vetusta degli stadi e il perbenismo conformista che annacqua questa sfavillante ma sanguinolenta penisola. La prima analisi che mi viene da fare è che dei bambini invece di godersi stupiti l’esibizione come quella di una partita dei propri pupilli, pensino ad offendere il portiere avversario. Tutto ciò è educativo, perché fa comprendere come la collettività abbia accresciuto la propria prepotenza e come l’età dell’infanzia pura e ingenua perduri sempre meno. Ricordo che alle mie prime partite viste, il respiro mi si soffocava in gola solo alla semplice visione dello stadio e quando poi entrarono le squadre in campo ero stato preso da un insieme di emozioni e colori palpitanti. La passione, il manto erboso, il sole, il vento o qualche giornata piovosa in quelle magliette di quei fuoriclasse mi offrivano magie mute che facevano fantasticare il mio cuore. Tuttavia lo stadio di oggi non è nulla di più del corrispondente che all’era dei romani era il Colosseo, dove il netturbino è un operatore ecologico o la domestica una collaboratrice domestica, i ceti sociali esistono, le ingiustizie esistono e le ingiustizie pure. Senz’altro, a volte da ciò che appare ingiusto viene fuori il giusto. Per questo motivo è, a mio parere, maggiormente disdicevole vedere entrare qualche soubrette nei vari contenitori delle emittenti televisivi, vestita in maniera volgare o sentire imprenditori benestanti bestemmiare o imprecare in tribuna piuttosto che ultras o ragazzini andare allo stadio a sfogarsi ed essere semplicemente essi stessi. Ci tengo a anticipare che chi scrive ha una diversa concezione del tifo, si va allo stadio per sostenere la propria squadra, non si offende mai, mai, l’avversario in primis per stima e in secondo luogo perché è un segno di debolezza. Offendere, ingiuriare ciò che non rientra nella nostra fede corrisponde a comportarsi come quei laici che bestemmiano, oltre alla stupidità del fatto in sé cioè bestemmiare una cosa nella quale non si crede. Il proprio avversario, perché nello sport non dovrebbero esistere nemici ma avversari, permette di valutare il nostro valore e se io lo dileggio manco di rispetto alla mia fede sportiva. Dopo queste prime considerazioni, si potrebbe aprire un ricco capitolo sul declino sociale e culturale del nostro Paese che ha trascinato a un livellamento verso il basso dell’educazione, della sacralità della vita, della considerazione del prossimo e dell’umile capacità di starsene al proprio di posto. Per di più la nostra azienda-calcio è ormai un’azienda che perde considerazione agli occhi della FIFA e dell’UEFA anche per l’aggressività verbale e fisica.  La soluzione sarebbe molto semplice, costruire nuovi stadi accoglienti per le famiglie , dopo di che istituire norme severissime e infine arrestare seduta stante, con processo per direttissima, chiunque non si comporti come se fosse a casa propria. Basta con i gavettoni d’urina o i bagni devastati, gli striscioni, i bengala, petardi, i fumogeni, i  soliti slogan. Basta. Combattere e vincere com’è successo nel Regno Unito. Alla fine ci svincoleremo da questa piaga che sta imputridendo un sistema. Quando Fabio Capello dichiara che il calcio è prono agli ultras ha assolutamente ragione ed è una cosa insopportabile. Il calcio e anche la vita di uno Stato e deve essere controllato dallo Stato stesso, se no si giunge a una condizione di anarchia occultata. Detto questo, per i cori intonati dalle curve : “Ooh merda…..” , concludo affermando:” Saranno piccoli, ma hanno già le idee ben chiare”.

riceviamo e pubblichiamo  da Peppe Gian

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