Hanno perso anche Reggio e la Calabria

Le sentenze si rispettano, ma si possono appellare e commentare. Quella emessa giovedì sera dal Tribunale collegiale di Reggio, che condanna il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti a 6 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblicio uffici per abuso e falso in bilancio, sarà certamente appellata, va anche però approfondita non solo per le ripercursioni politiche che avrà in Calabria (lo scioglimento del Consiglio regionale in primis) e anche in campo nazionale (Scopelliti è coordinatore dei circoli del Ncd) ma per il modo come è naturato questo processo. Tenendo distante la Magistratura che resta al di sopra Reggio Calabriadi ogni sospetto senza escludere però che, come esperienza insegna, si possono prendere clamorosi abbagli, questa condanna sembra assumere le dimensioni di una sentenza politica. Giuseppe Scopelliti è diventato, negli ultimi dieci anni, il leader di riferimento della Calabria. Ha vinto nel 2002 le elezioni amministrative di Reggio, le ha stravinti cinque anni dopo. E nel 2010 ha “asfaltato” il suo avversario, Agazio Loiero, trionfando alle regionali. E’ stato il primo reggino eletto a presidente della Calabria. Un vero e proprio “airone”, stimato dai cittadini che gli avevano consentito di essere “il sindaco più amato dagli italiani” e apprezzato dai calabresi che lo hanno proclamato governatore. Con la sentenza di giovedì sera 27 marzo a Scopelliti sono state tarpate le ali.
Si è arrivati a questo processo in seguito ad un esposto-denuncia presentato dall’avvocato Naccari Carlizzi e da Seby Romeo sulla gestione della dirigente del settore Finanze del comune di Reggio, Orsola Fallara. Il suicidio di quest’ultima, dopo una conferenza stampa nella quale aveva detto cose gravi che pare non siamo state tenute in considerazione dal Tribunale (si aspettano le motivazioni della sentenza per avere comunque chiarezza), ha reso l’indagine ancora più complicata. Al di fuori del Tribunale è avvenuta un’autentica caccia all’uomo con il preciso obiettivo di distruggere quel “Modello Reggio” che aveva trasformato la città, rendendola più vivibile, più accogliente, più rispettata nell’ambito calabrese e italiano. Scopelliti ha lasciato Palazzo San Giorgio per guidare la Regione con la certificazione di essere stato un Grande Sindaco. Il centrosinistra, in particolare esponenti del Partito democratico, lo hanno attaccato anche sul piano personale: era il polotico da abbattere. Nonostante la guerra continua in ogni turno elettorale (amministrative e politiche), il Centrodestra guidato da Scopelliti ha sempre battuto il Centrosinistra, al quale è rimasto solo il comune di Crotone. Significativo il successo alle ultime politiche: il premio di maggioranza al Senato in Calabria è andato al Pdl che ha vinto le elezioni.
Purtroppo in questa guerra così feroce nei confronti del politico di riferimento non ha perso solo Scopelliti ma Reggio e la Calabria. La città è stata commissariata, tutto quello che di buono era stato fatto in otto anni di impegno costante è andato perduto, oggi Reggio, anche per effetto della crisi, è una città in ginocchio. Scopelliti, da governatore, come ha documentato qualche mese fa in una manifestazione che si è tenuta a piazza Italia, ha inviato alla sua città risorse finanziarie regionali e comunitarie che, se trasformate in progetti avrebbero potuto, mettere in moto attività e lavoro attraverso la realizzazione di tante opere. Invece la parte politica avversaria non si è mai rassegnata, invocando il dissesto. E’ diventato una leggenda metropolitana questo fantomatico “buco” di Reggio. Mentre per le altre città in odore di dissesto con un deficit esorbitante (Torino, Napoli, Roma, Cosenza ecc.) è stato fatto di tutto per lanciare scialuppe di salvataggio, per Reggio non si è mosso un dito. Tutt’altro. Reggio per il centrosinistra è diventato il simbolo delle negatività.
Alla luce di queste considerazioni obiettive (noi abbiamo citato fatti) viene spontaneo pensare ad una regia poi non tanto occulta che ha operato ed opera per abbattere Scopelliti. La cosa non appare come un teorema ma sembra un progetto perverso. A lui viene fatta pagare la gestione di Orsola Fallara che, nel settore Finanze, agiva in perfetta autonomia. L’unico torto dell’allora sindaco è stato quello di avere in lei tanta fiducia. A poche ore dal suicidio (dicembre 2010), la Fallara ha fatto una conferenza stampa-testamento, chiedendo scusa a Scopelliti per gli errori commessi in sua insaputa, indicando i nomi di due politici reggini, ai quali la stessa ha attribuito la responsabilità di quello che le sarebbe successo. Queste parole venivano pronunciate alle ore 17, nella serata poi la stessa Fallara ingeriva il fatale acido muriatico. I nomi dei due politici? Li conosce tutta la città.
Scopelliti affronta la nuova situazione con coraggio e dignità, facendo un passo indietro: si dimette e manda a casa tutto il Consiglio regionale. Una cosa è certa: i necrofori (e gli sciacalli) possono ancora aspettare perché Scopelliti oggi è un politico ferito ma non certo rassegnato. E’ un politico giovane, trasparente, ha tanti estimatori ed ha soprattutto voglia di lottare per la sua gente e contro chi ha scelto la via giudiziaria per sconfiggere l’avversario. Ma la vita è una ruota che gira: chi di Magistratura ferisce potrebbe perire di Magistratura. Oggi la legge-Severino, votata anche dal centrodestra (!), ha fatto due vittime, Berlusconi e Scopelliti. Anche questo è un caso che deve fare riflettere: fare scattare il provvedimento di sospensione dopo la sentenza di primo grado è un’ingiustizia (e un’idiozia) perché va contro la garanzia del diritto. Se Scopelliti, come sono convinti i suoi legali e i suoi amici, sarà assolto in Appello chi pagherà i danni materiali e morali? La risposta a chi ha concepito (e votato) questa legge Severino.

FRECCIA DEL SUD

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