Tensione USA-Cina: Cyber-spionaggio, 5 soldati esercito cinese denunciati

Un nuovo caso di cyber-spionaggio riaccende le tensioni, forse mai sopite, fra le due potenze mondiali da sempre in competizione: Usa e Cina. Proprio quest’ultima ha convocato l’ambasciatore americano per una “solenne protesta” contro le accuse di spionaggio a cinque militari cinesi, poichè la magistratura Usa sostiene abbiano “sottratto segreti commerciali e documenti riservati a cinque compagnie e ad un sindacato americani”. Il portavoce cinese Qin Gang ha respinto le accuse, definendole “semplicemente infondate e con secondi fini”.

E’ stato il Grand jury della Pennsylvania che ha denunciato esplicitamente cinque hacker militari cinesi, con l’accusa di aver rubato dati sensibili dai computer di 6 società americane (tra cui giganti come Alcoa, Us Steel e Wastinghouse) del settore dell’energia nucleare, solare e metalmeccaniche. Parliamo dunque di settori molto all’avanguardia del comparto industriale americano, ma soprattutto di settori strategici di estrema rilevanza nel mercato internazionale, perciò la posta in gioco e la credibilità sul mercato appare alta e sia la Cina che gli Usa intendono difenderla. I capi d’accusa rivolti ai militari cinesi si riferiscono ad atti di pirateria informatica, compiuti tra il 2006 e il 2014 grazie a strutture militari e dell’intelligence di Pechino che,  secondo alcune stime, avrebbero provocato danni commerciali alle aziende colpite pari a circa 400 miliardi l’anno.

“In modo sistematico – ha sostenuto il ministro della Giustizia americano, Eric Holder – aziende americane hanno subito furti di informazioni da parte di cinque hacker dell’esercito cinese. Quando è troppo, è troppo. E’ arrivata l’ora di reagire contro questi atti di cyber-spionaggio che hanno come unico scopo aiutare in modo illegale l’industria di Pechino. Il governo degli Stati Uniti non tollererà più le azioni che puntano a sabotare illegalmente società statunitensi e minare l’integrità di una concorrenza leale sul mercato”. Stesso discorso da parte del capo dell’Fbi, James Corney, il quale senza mezzi termini afferma che “per troppo tempo il governo cinese ha usato il cyber-spionaggio spudoratamente pur di ottenere benefici economici per le sue industrie di Stato”. E per il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, “la decisione presa riflette la crescente preoccupazione degli Stati Uniti per il fatto che certi comportamenti da parte della Cina continuano, nonostante il presidente Obama ne abbia parlato col presidente Xi Jinping”.

 Immediata la replica della Cina, che non può far altro che definire come “assurde e fittizie” le accuse americane, annunciando come rappresaglia la sospensione delle attività dei gruppi istituzionali di lavoro comune tra i due Paesi proprio sulla lotta al cyber-spionaggio. Staremo a vedere quale piega prenderà questa spinosa vicenda internazionale, essendo certi però come faccia sempre bene portare alla ribalta  un tema “nuovo” come quello del cyber-spionaggio contribuendo a far comprendere come esso sia fortemente interconnesso alle economie nazionali dei singoli paesi ed abbia, oggi più che mai nell’era 2.0, una funzione centralissima nelle dinamiche concorrenziali illegali per la spartizione e l’illegittima acquisizione di fette di mercato a danno spesso della produttività interna di un intero paese, oltre che ovviamente dell’ingegno di chi ci lavora.

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About the Author: Giulio Borbotti