Tilde Minasi (NCD) su applicazione legge Golfo

Clotilde MinasiDa donne prima che da rappresentanti delle Istituzioni, è importante mantenere sempre alta l’attenzione sull’applicazione, in ambito regionale, della legge 120 del 2011, la cosiddetta legge ‘Golfo – Mosca’.  Un dettato normativo che, in estrema sintesi, regola come è noto la presenza femminile negli organi decisionali delle società quotate in Borsa, nonché di quelle pubbliche e partecipate.  Dall’entrata in vigore, i numeri, infatti, parlano chiaro e delineano una situazione all’interno della quale, a livello generale, si vede un aumento delle donne nei CdA delle società quotate (quasi il 22%) ma non una medesima percentuale all’interno degli organi delle controllate pubbliche.  In questo quadro, purtroppo, la nostra regione non fa eccezione nonostante la presenza di un obbligo legislativo cui adeguarsi.  I dati recenti, precisamente, evidenziano che, sul territorio calabrese, rispetto alle società soggette alla Golfo – Mosca, 70 dovranno provvedere al rinnovo dei propri assetti, mentre 24 lo hanno già fatto. La questione, però, è che tra queste ultime solo 6 hanno risposto adeguatamente alla norma, e ben 18, invece, no.  Ed ecco perché, a fronte di tali condizioni che violano la percentuale prevista, è più che mai necessario vigilare affinché si riesca a colmare una grave lacuna normativa che sembrerebbe interessare compagini importanti quali la società di gestione dello scalo lametino, ma, soprattutto, si eviti che, in fase di rimodulazione dei Consigli di Amministrazione, si realizzi un ingiustificabile oblio inerente appunto la legge 120/2011.  Sebbene possa rammaricare, infatti, che questi dati dimostrino quanto l’Italia dovesse affidarsi ad una norma per garantire il giusto accesso femminile ai vertici decisionali di aziende e società, da qualche anno questa legge esiste e deve essere rispettata.  Invitando perciò le attività, siano esse presenti in borsa o partecipate, ad essere in linea con quanto previsto dal principio legislativo (che non dimentichiamo regola anche diffide e sanzioni in caso di inadempienza) non si può, nel contempo, non sottolineare quanto un equilibrio tra uomini e donne negli assetti apicali possa solo garantire maggiori input alla crescita delle società che, così, si nutrono positivamente delle reciproche differenze.  Insomma non si tratta solo di dar seguito ad un obbligo, bensì di gettare le basi per un serio cambiamento culturale che in diverse nazioni europee è già profondamente radicato e che, come accade in altre realtà, potrà anche contribuire a definire un’organizzazione del lavoro diversa e più a misura delle esigenze femminili spesso divise (e a volte persino inconciliabili) tra carriere e famiglia.

Tilde Minasi

Consigliere Regionale

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