Confcommercio: futuro preoccupante, serve un forte shock al sistema produttivo

logo-confcommercioAll’indomani dei dati diffusi dall’Istat che hanno evidenziato come al problema della recessione si sia aggiunto quello della deflazione, la Confcommercio, in sintonia con la posizione espressa dal presidente di Confindustria Squinzi, ha dichiarato che “il Paese ha bisogno di una scossa e di una visione di lungo termine”, sebbene, ha aggiunto, “è altrettanto evidente che per far ripartire l’economia, il manifatturiero, da solo, non basta e che è necessario sostenere il ruolo dei servizi di mercato, che contribuiscono per oltre il 40% al Pil e all’occupazione del paese, valorizzando il turismo, vero e proprio asset strategico su cui puntare”. Questo è quanto si legge sul sito della Confederazione Generale Italiana delle Imprese, delle Attività Professionali e del Lavoro Autonomo. Ciò che risulta maggiormente preoccupante, tuttavia, non è la sola deflazione, bensì il quadro generale che riguarda l’economia italiana e la forte disoccupazione conseguente alle difficoltà in cui si trova il mercato del lavoro. Già in precedenza il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, intervistato dal messaggero, valutando i vari indicatori economici, aveva denunciato il complessivo peggioramento della situazione e la circostanza per la quale le riforme, benché dirette verso una direzione nuova e diversa rispetto a quella precedente, non hanno provocato conseguenze positive sul fronte dei consumi.

carlo sangalliSecondo Sangalli, i primi passi da muovere – quelli che non possono essere più rinviati oltre – sono, da un lato, la riduzione della pressione fiscale su imprese e famiglie per ottenere incrementi di Pil e, dall’altro, la riduzione della spesa pubblica in modo razionale ai fini di un maggior controllo e della riqualificazione della stessa. Questi, in poche parole, sono i primi traguardi da tagliare, secondo la soluzione proposta dal numero uno di Confcommercio, per incentivare crescita, investimenti, occupazione e consumi. E’ necessario, quindi, un forte “shock al sistema produttivo”, “l’unica via per riportare il paese su un sentiero di crescita robusta e duratura”.

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About the Author: Luigi Iacopino