Napolitano: dall’Italia all’Ue, parole che faranno discutere

napolitano17\12\2014 – Ormai è certo. Tra tante sorprese, gradite e meno gradite, solite scenette da avanspettacolo politico, patetiche e meno patetiche, e propositi, ovviamente, insoddisfacenti e comunque irrealizzabili, il nuovo anno ci regalerà senz’altro una certezza: il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, lascerà il posto ad un nuovo Presidente della Repubblica. Re Giorgio è stanco, non c’è altro da aggiungere. Forse è ancora presto per trarre un bilancio definitivo degli anni di Presidenza dell’ex esponente del Pci, tuttavia si può già anticipare che il suo operato, non esente da critiche, benché osannato da buona parte della classe politica italiana (quella restante si divide tra chi lo ha inizialmente appoggiato per poi rinnegarlo a seguito di ben noti eventi e chi lo ha sempre osteggiato), non ha portato al raggiungimento di quegli obiettivi considerati importanti ai fini del superamento della crisi e della ripartenza economica del nostro Paese, nonostante Napolitano sia stato un Presidente più che presente all’interno del dibattito politico, tanto da risultare decisamente condizionante. In molti, infatti, hanno ritenuto che, in più di una circostanza, sia andato ben oltre l’ambito di attribuzioni a lui costituzionalmente garantite.

E, allora, il messaggio che ha lasciato qualche ora fa deve indurre a fare qualche prima valutazione. La situazione socio-economica italiana, come lui stesso ha evidenziato, è ancora critica ed è necessario proseguire con l’iter delle riforme. Come se ciò non bastasse, ad aggravare la crisi ci hanno pensato altri fattori molto importanti, che, soprattutto negli ultimi mesi, si grafico-down-crisistanno diffondendo a macchia d’olio, ovvero il malessere diffuso del popolo italiano, la tensione e la protesta che, si potrebbe dire, in qualche caso è scoppiata anche violentemente.

La disoccupazione record resta ancora alta, gli indicatori economici non lasciano presagire nulla di buono e di investimenti, italiani e stranieri, seri e concreti, non c’è traccia. Le innumerevoli, quasi apocalittiche, chiusure aziendali degli ultimi anni, unitamente al crollo dei consumi e ai contraccolpi del commercio, determinano un quadro economico desolante che, aggravato anche dalla profonda crisi che ha colpito persino il settore edile, ha inevitabilmente provocato tragiche conseguenze sociali. Tutto ciò ha comportato, anche, un duro allontanamento tra sindacati e quella parte politica – Pd, ex Ds, ex Pci – che un tempo vantava rapporti privilegiati con il variegato mondo del lavoro e dei lavoratori.

italia vs europaNon meno importante e parimenti soggetto a critiche, è il fronte dei rapporti tra l’Italia e le istituzioni europee. E qui il discorso si fa, addirittura, poco credibile. “In Unione europea ci siamo presentati con le carte in regola per il rispetto dei vincoli”, ha chiarito il Capo dello Stato, sottolineando come il nostro Paese si sia attivato per “un cambiamento delle politiche dell’Unione e per una sua guida che favorisse la svolta per la crescita”. Senza voler mancare di rispetto alla carica che rappresenta, questa convinzione di Giorgio Napolitano appare come un insulto nei confronti del popolo italiano che, a differenza di quanto sostiene ipocritamente larga parte della classe politica italiana, ben sa che a livello europeo non è cambiato assolutamente nulla – anzi la situazione per molti paesi è andata via via peggiorando – neppure nel periodo del semestre italiano di presidenza dell’Unione (che sta per finire). La tesi secondo la quale, “il governo italiano ha potuto operare validamente e con maggior sicurezza per un nuovo corso delle politiche finanziarie e di bilancio dei 28, oltre i limiti divenuti soffocanti e controproducenti dell’austerità”, è quasi sconcertante, ove si consideri che nulla di tutto ciò si sia verificato, se non timidissimi tentativi di ampliare alcuni interventi, peraltro in modo controverso, fermi restando i limiti di cui sopra.

SOSInsomma, re Giorgio ha parlato di nuovo corso e di “un tasso di volontà riformatrice che ha riscosso riconoscimenti e aperture di credito sul piano internazionale”, ma, al di là delle astratte riflessioni da lui fatte, sul piano della concretezza, purtroppo, ancora per il momento nulla di tutto ciò si è ancora realizzato, se non soltanto sul piano delle riforme. Riforme che, non solo hanno subito modifiche su modifiche, rispetto ai programmi iniziali, ma che nelle loro parti più importanti – come lavoro, manovra economica e giustizia – lasciano più di una perplessità e, comunque, hanno anche il grande (de)merito di aver contribuito a dividere ulteriormente la già spezzettata società italiana più di quanto non siano riusciti a fare i provvedimenti dei due Governi che hanno preceduto quello del segretario del Pd.

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About the Author: Luigi Iacopino