Renzi ai dem: “La destra è ancora viva”, ma “la Lega non è credibile”

pd spaccatoAlla direzione del Pd Renzi sembrava un fiume in piena. Ma, infondo, non c’è da meravigliarsi, perché è sempre la solita recita. Ne ha per tutti, sia per la minoranza interna al partito, non condizionata negativamente dall’addio di Pippo Civati, che per gli avversari politici.  “La destra è ancora viva – si legge sul sito del Tgcom che, riportando la notizia, ha ripreso lo sfogo del segretario del Pd – guidata da un leghismo di ritorno che sferra l’attacco più insidioso su di noi sul tema dell’immigrazione”. “Ma, continua il premier, tentando l’affondo nei confronti del Carroccio, “la Lega non è credibile in campo economico e quindi gioca la carta della paura”. Per il momento, tuttavia, l’affondo è stato quello che Salvini ha realizzato nei confronti dei democratici alle recenti elezioni regionali, riuscendo nell’impresa di raddoppiare i voti, superando di gran lunga anche Forza Italia. E più che la paura, a rendere cupi i pensieri degli italiani, sono gli slogan del segretario del Pd che più passa il tempo più perde terreno e consensi.

Ma per il premier i problemi non finiti. La riforma della scuola, secondo qualcuno, potrebbe rappresentate non più il semplice, e ulteriore, momento di confronto interno, destinato a risolversi in un nulla di fatto come accaduto in altre circostanze, ma il possibile ostacolo insormontabile capace di arrestare la corsa verso la gloria del Presidente del Consiglio. E cosi, il sindaco d’Italia – che comunque si dice sicuro dei propri numeri – ha chiesto addirittura di essere sfiduciato sia in Parlamento che in direzione, nel caso si volesse bloccare “questo percorso”.

Per ciò che riguarda proprio “la buona scuola”, usa toni perentori, arricchiti con la solita arroganza di sempre. “Se vogliamo approvare la riforma della scuola così com’è lo facciamo domani mattina, anche a costo di spaccare il Pd”, sempre secondo quanto riportato dal sito del Tgcom24. Infine l’avviso finale, che, in realtà, suona come una minaccia: basta “diktat”, non soltanto della maggioranza e della minoranza ma, soprattutto, della minoranza della minoranza.

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About the Author: Luigi Iacopino