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Centosette anni fa il terremoto di Reggio e Messina


28 DICEMBRE 1908 – 28 DICEMBRE 2015

Sono 107 gli anni passati dal terremoto più forte e distruttivo che abbia mai colpito le città di Reggio e Messina. Erano le 5.20 del mattino e quel giorno migliaia di persone si svegliavano nel pegIm1789agiore dei modi possibili, tra la distruzione, il terrore e la paura. Poi ci fu invece chi quella mattina non si svegliò affatto, furono infatti tantissimi i morti a seguito di questa catastrofe, in cui Messina ebbe la peggio con circa metà della popolazione che rimase uccisa e oltre il 90% degli edifici rasi al suolo. A Reggio invece un terzo di reggini non ce la fece e la città dovette scontare un prezzo altissimo tra edifici distrutti, soccorsi non tempestivi e mare che avanzava imperterrito. A Seguito del sisma (7.2 della scala Mercalli) infatti una forte frana sottomarina avvenuta tra lo specchio d’acqua dei Giardini Naxos e il quartiere pozzo Lazzaro di Santa Teresa di Riva, causò l’avanzata di un’imponente massa d’acqua che si riversò in entrambe le sponde dello stretto, con onde che raggiunsero l’incredibile altezza di 13 metri nelle periferie reggine di Pellaro, Lazzaro e Gallico, e un altezza tra i 6 e i 12 metri a Briga e Paradiso, Sant’Alessio e fino a Riposto su quelle siciliane. Ai danni già causati dal terremoto si unì l’ondata di distruzione causata dal mare, che colse impreparato chi cercò invano un luogo “al sicuro” soffermandosi sulle varie spiagge delle due città, cercando quindi di evitare edifici pericolanti, caos e rischi vari. Scelta che purtroppo non si rivelò fortunata visto che l’avanzata del mare è stata parimenti distruttiva.
I primi soccorsi giunsero il 29 Dicembre da navi Russe e Inglesi che si trovavano a percorrere lo stretto quel giorno, altri aiuti giunsero da Napoli, Cosenza, Palermo, Bari e Milazzo, mentre gli organi della Marina Italiana e straniera imposero a tutte le navi in attività di cambiare rotta e dirigersi verso Reggio e Messina per giungere in soccorso. Una mobilitazione nazionale e internazionale che dimostrò alle città colpite la vicinanza e la solidarietà del mondo intero, significative basi dunque per iniziare il processo di ricostruzione del piano urbano sia da una parte che dall’altra dello stretto e lasciarsi alle spalle questo evento da cui bisogna sicuramente trarne insegnamento. A più di un secolo di distanza ormai le due città si sono riprese del tutto e prosegue la vita nel ricordo di ciò che fu, senza dimenticare chi ha risposto presente nel momento del bisogno e chi invece è rimasto vittima della natura.
Reggio e Messina, due città divise dal territorio, dallo sport e dal mare, ma nonostante tutto rimangono unite da una sola cosa: Il dolore!

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