Regioni, nuova stretta sui farmaci

Farmaci

Di tagli alla spesa pubblica, di ridimensionamento delle spese a carico del cittadino ne sentiamo parlare ogni giorno e da ogni governo che dal 2011 ad oggi è succeduto a Roma. Tagli alla scuola, ai mezzi pubblici alla sanità in tutte le sue più piccole sfumature etc etc etc.  Ultima novità o idea per tenere a freno la spesa dei farmaci arriva dalle regioni (Il Secolo XIX) che propongono «Aste per farmaci terapeuticamente equivalenti», cioè fra i farmaci equivalenti le regioni rimborseranno solo quelli che costano di meno. Idea intelligente ed assennata verrebbe da dire se nonché la Fimmg ,associazione dei medici di famiglia, per voce del segretario nazionale Giacomo Milillo precisa che “TERAPEUTICAMENTE EQUIVALENTI, non significa uguali; Si tratta di medicinali che possono contenere anche principi attivi diversi, insomma un’altra terapia, un’altra storia”. Cerchiamo di capire cosa avrebbero intenzione di fare, per alcune specialità farmaceutiche, per le quali il servizio sanitario spende cifre a 9 zeri, le varie regioni indirebbero delle aste al “ribasso” cioè chi offre il farmaco a meno si aggiudica per quell’anno “l’appalto”. Secondo la FIMMG dovrebbe riguardare 2.700 specialità farmaceutiche, 1.700 ad uso ospedaliero ed anche un altro migliaio di farmaci a distribuzione diretta o “per conto”, ossia acquistati dalle Asl a prezzi scontati e poi distribuiti in farmacia, facendo da subito uscire dalla rimborsabilità almeno 1.500 medicine. Per ogni “molecola” o “principio attivo” rimarrebbe rimborsabile dal servizio sanitario solo un farmaco, quello che vince la gara sopracitata. I vari criteri ed indicazioni sono già state messe per iscritto dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) con una determina del 31 marzo scorso, per poi sospendere tutto per 90 giorni con un altro provvedimento della scorsa settimana. Un dietro-front momentaneo, deciso tenendo conto «delle possibili criticità avanzate ai vertici dell’Agenzia da più parti». per far “digerire il boccone amaro” ci sarebbe comunque quel 20% di ciascuna categoria di farmaci che non andrebbe messa all’asta per consentire un po’ di libertà prescrittiva ai medici, ma il tutto motivato e con lo spauracchio, non tanto ipotetico, di ritorsioni amministrative, sanzioni e richiami, e sinceramente una persona normale cerca di evitare i problemi quindi questo fatidico 20% sarebbe sempre usato con moltissima cautela.

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About the Author: Carlo Viscardi

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