Brexit, il sogno europeista e il fronte euroscettico

David CameronCi risiamo. L’uscita dall’Unione europea – come anche l’uscita dall’euro – è dipinta (di nuovo) come un salto nel vuoto, che, tradotto per i comuni mortali cittadini, significa buco nero. Il futuro della Gran Bretagna – che i media raccontano come tristemente intrecciato a quello della Grecia o di tutti quei Paesi che immaginano un futuro non più intrappolato nell’illusione eurocratica ed eurobancaria che di democratico ha quasi nulla – deve necessariamente piegarsi alle logiche del terrorismo finanziario internazionale. O forse no. Perché, se il pensiero unico economico ha sempre voluto imboccare il paludoso viale diretto a renderlo l’unico pensiero economico possibile, quello che, tanto per intenderci, non ammette nemmeno l’eventualità che esistano soluzioni differenti, men che meno la strada della sovranità, questa volta è anche vero che la faccenda del Brexit ha imposto una preoccupazione più concreta rispetto alla vicenda greca.

bceIl 23 giugno è alle porte. Presto sapremo se la Gran Bretagna continuerà a far parte dell’Unione europea oppure no. Il cosiddetto fronte euroscettico sta crescendo e i sondaggi a Londra non lasciano presagire nulla di buono, tanto che si parla già di un piano della Bce per correre ai ripari e proteggere i merca(n)ti. Una situazione delicata che potrebbe spingere ad adottare misure non convenzionali di politica monetaria e a rafforzare gli assetti degli istituti di credito, anche per far fronte ai flussi di capitali provenienti da Londra. Secondo quanto emerso, i favorevoli alla separazione si attesterebbero tra un 46-49%, contro un 39% di contrari e una percentuale di indecisi che sfiorerebbe l’11%.

Al di là delle motivazioni specifiche, tuttavia, il grande rischio (che, poi, è sempre il solito rischio) è che la Gran Bretagna si trasformi in una “piccola” oasi di difesa nel deserto creato da un gruppo di burocrati e tecnici in grado di dimostrare che dietro il leviatano europeo ci possono essere sia speranza che vita concreta. Magari la speranza di una nuova Europa. La vera sfida per il futuro non consiste tanto nella mera uscita dall’Ue o dall’euro (che può significare tutto ma anche niente) quanto piuttosto nello sgomberare il campo da equivoci o trappole ideologiche. L’Unione europea – come anche l’euro o qualsiasi altra entità giuridica – è un fatto umano, prima che giuridico, e, come tale, soggetto alla “libera” (si fa per dire perché di libero oggi è rimasto ben poco) volontà dell’uomo, non una faccenda che si crea dal nulla e si autogoverna secondo principi sconosciuti, quasi ultraterreni. Si può modificare, può ingrandirsi o rimpicciolirsi e, come è nata, può anche morire, magari per rinascere con presupposti differenti.

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About the Author: Luigi Iacopino

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