Iniziano le “purghe” turche verso i sospettati del Golpe

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Clima di tensione e di “epurazione” in tutta la Turchia, dopo il tentato colpo di stato degli ultimi giorni.  Alcuni caccia F-16 dell’esercito turco hanno compiuto durante la notte voli di pattugliamento su diversi centri urbani del Paese, compresa Istanbul, come testimoniato direttamente dall’ANSA, il fatto di voli notturni suggerisce che le autorità turche non ritengano del tutto scemata la possibilità di una recrudescenza del colpo di stato. Il premier Erdogan sta dando inizio ad una vera e propria epurazione all’interno dell’apparato statale e militare. I numeri parlano chiaro  le autorità turche hanno sospeso 30 prefetti su 81. In totale, i dipendenti del ministero dell’Interno sollevati dai loro incarichi sono 8.777, di cui – oltre ai prefetti – 7.899 poliziotti, 614 gendarmi e 47 governatori di distretti provinciali. Le epurazioni toccano anche dipendenti pubblici non direttamente legati alla sicurezza. Oltre alle quasi 12 mila persone già sospese da polizia e magistratura, circa1.500 dipendenti sono stati sollevati dai loro incarichi dal ministero delle Finanze. I numeri fanno rabbrividire e con l’ipotesi paventata di reintrodurre la pena di morte in Turchia, potremmo paragonare questa operazione alle Purghe di Staliniana memoria, con  “episodi rivoltanti di giustizia arbitraria e di vendetta” nei confronti di soldati sospettati di aver partecipato al tentato golpe confermato dal portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel. Per intanto il governo turco non lascia adito a dubbi ed insinua, per voce del ministro del lavoro turco, così riferisce la Bbc,  che gli Usa siano dietro il fallito golpe della notte fra venerdi’ e sabato, mentre il segretario di Stato, John Kerry, citato da Lussemburgo, ha negato tutto mettendo in guardia la Turchia da quelle che ha chiamato “pubbliche insinuazioni”. I sospetti sugli Usa “sono totalmente falsi e danneggiano” i rapporti. Il monito di rispettare i diritti fondamentali delle persone arrivano anche dall’UE,  il portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel Steffen Seibert, riferisce il sito Ansa.it, vedrebbe la reintroduzione della pena di morte in Turchia come il NO definitivo all’entrata della Turchia nell’Unione Europea. Ma il premier turco, Binali Yildirim, dice: “Il desiderio della pena di morte espresso dai nostri cittadini per noi è un ordine, ma prendere una decisione affrettata sarebbe sbagliata”.

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About the Author: Carlo Viscardi

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