Lodi, maxi-blitz contro spaccio sostanze stupefacenti, usura, estorsione e reati contro la P.A.

In data 12 gennaio 2017, al termine di complesse e trasversali indagini di polizia giudiziaria iniziate nel dicembre 2015 e condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Lodi sotto la direzione ed il coordinamento della Procura della Repubblica di Lodi nel settore dello spaccio di sostanze stupefacenti, usura, estorsione e reati contro la Pubblica Amministrazione, è stata condotta una vasta operazione rivolta all’applicazione di 22 misure cautelari personali e sequestri di beni mobili ed immobili, per un valore complessivo pari a 1,3 milioni di euro. Le misure sono state emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Lodi nell’ambito di un procedimento penale che ha visto indagate complessivamente nr. 37 persone e che ha consentito l’esecuzione di nr. 42 perquisizioni presso i domicili dei sottoposti alle misure nonché di altri indagati e 4 presso gli uffici dell’anagrafe dei comuni di Massalengo, Tavazzano con Villavesco e di Zelo Buon Persico, in provincia di Lodi e del Comune di San Donato Milanese, in provincia di Milano. L’operazione ha richiesto l’impiego complessivo di circa 150 militari e 5 unità cinofile provenienti, oltre che dalla Guardia di Finanza della provincia di Lodi, anche dai Comandi Provinciali di Milano, Bergamo, Cremona e Pavia e di nr. 1 elicottero della Sezione Aerea di Varese.  Le indagini sono partite dal controllo economico del territorio che ha consentito di individuare alcuni soggetti di etnia ROM, che mostravano un tenore di vita sproporzionato rispetto alle attività economiche dichiarate.  Le susseguenti indagini, proseguite per tutto il 2016, consentivano di focalizzare l’attenzione e individuare le responsabilità di una serie di soggetti, facenti capo a due gruppi criminali, operanti nel lodigiano e nel basso milanese, uno incentrato sulla famiglia di etnia Rom dei L., l’altro vicino alla famiglia di origine campana dei S., entrambe dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed hashish, estorsioni ed usura, anche con il ricorso ad intimidazioni e violenza.  Emergeva, inoltre, un sistema di corruzione per il rilascio indebito di residenze e cittadinanze in Italia, nonché per ottenere altri illeciti favori, incentrato sulla figura di un Pubblico Ufficiale, disponibile ad agevolare tali pratiche in cambio di denaro ed altre utilità. Nel corso delle indagini nei confronti dei L. emergeva un giro di almeno 100 clienti/consumatori, che permettevano di introitare circa 300.000 euro mensili. Grazie all’elevata disponibilità di liquidità derivante dagli introiti dell’attività di spaccio, il gruppo era dedito anche ad usura, risultando particolarmente aggressivo, facendo registrare numerose spedizioni punitive. E’ stato anche rilevato un proposito omicidiario, poi non realizzato, nei confronti di un possibile rivale nell’attività illecita.  Il gruppo dei L. si poneva, inoltre, quale facilitatore per la trattazione di richieste di rimborso danni da inoltrare al comune di Zelo Buon Persico o per l’illecita cancellazione di verbali al Codice della Strada, regolarmente redatti dalla Polizia Locale. Il secondo gruppo, riconducibile al nucleo familiare dei S. e composto da soggetti originari dell’interland napoletano, ed ora residenti a San Giuliano Milanese (MI) ed a Valera Fratta (LO), oltre che rifornire di marijuana il gruppo dei L., gestiva un traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed hashish attraverso una rete di micro-spacciatori ed il controllo di diverse piazze di spaccio, fra cui la più redditizia a San Giuliano Milanese (MI), anche servendosi di alcuni figli minorenni per la consegna dello stupefacente e/o quali “pali”, per verificare la presenza di forze dell’ordine.  Lo stesso gruppo poteva contare anche sulla collaborazione di un imprenditore milanese, che provvedeva a rivendere le sostanze stupefacenti approvvigionate dai S. negli ambienti della Milano-bene e forniva copertura con la sua azienda operante nel campo della telefonia.  L’attività di spaccio del gruppo dei S., che disponeva anche di diverse armi da fuoco utilizzate per intimidire i “pusher” che mancavano il pagamento di partite di droga, interessava almeno 200 assuntori e consentiva un giro di affari di oltre 500.000 euro al mese. Nel corso delle investigazioni, sono emersi, come detto, stretti rapporti fra il gruppo L. ed un ufficiale di Polizia Giudiziaria ora operante presso un consorzio di Polizia Locale della provincia di Lodi e già Comandante dell’Ufficio di Polizia Locale di un Comune della medesima provincia.  Si registravano diversi incontri tra tale ufficiale di polizia giudiziaria, i L. e vari soggetti che si rivolgevano agli stessi per la risoluzione di problematiche varie inerenti il Comune di Zelo Buon Persico o pratiche concernenti la Polizia Locale dell’Unione Nord Lodigiana. Le successive indagini facevano emergere il coinvolgimento dello stesso ufficiale di polizia giudiziaria in numerose attività illecite svolte non solo a favore dei L., ma anche di altri soggetti che si rivolgevano al medesimo in ragione delle sue competenze, al fine di ottenere l’indebita e irregolare cancellazione di verbali al Codice della Strada, regolarmente redatti da parte del medesimo o di altri agenti/ausiliari del traffico, operanti nell’ambito del territorio di competenza della Polizia Locale dell’Unione Nord Lodigiana, nonché la consultazione illecita delle banche dati in uso alla Polizia Locale. Infine, lo stesso ufficiale di polizia giudiziaria, quale responsabile del servizio di accertamenti residenze in un ambito intercomunale, è risultato coinvolto in un più ambio sistema di corruzione posto in essere da una cittadina italiana di origine brasiliana, titolare di una società di disbrigo pratiche avente sede in Massalengo (LO), volto ad un indebito ottenimento della residenza e della cittadinanza italiana da parte di soggetti di nazionalità brasiliana, provvedimenti utili, rispettivamente, al conseguimento di benefici previdenziali in Italia ed alla libera circolazione degli stessi all’interno dell’Unione Europea. Ogni cittadino brasiliano, per ottenere il rilascio della residenza, si tratteneva in Italia solo pochi giorni ed effettuava un versamento dai 4000 ai 6000 euro, in parte in contanti ed in parte a mezzo bonifici su conti correnti aperti in Brasile.  Al momento, è possibile stimare che tale sistema, nel solo secondo semestre del 2016, abbia permesso il rilascio di residenze fittizie ad oltre 280 soggetti e che l’attività illecita abbia consentito di far introitare circa 2 milioni di euro l’anno, ripartiti sulla filiera dei soggetti coinvolti. Lo stesso provvedimento prevedeva l’esecuzione della misura reale del sequestro preventivo, ai sensi degli artt. 321 c.p.p. e 12-sexies comma 4 L. 356/1992, “confisca per sproporzione”, nei confronti di un patrimonio composto da 7 beni immobili e 3 automezzi, per un valore complessivo pari a 1,3 milioni di euro.  Si tratta di appartamenti e box ubicati in San Giuliano Milanese (MI) e Valera Fratta (LO), un SUV ed altre autovetture, tutti sottratti al gruppo dei S..

fonte  — http://www.gdf.gov.it/

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