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Direttore Responsabile - Fabrizio Pace

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Rapporto del fondo monetario internazionale sull’ Italia anno 2017


Buone notizie, almeno nel breve periodo, sul fronte economico.Il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede,  per quest’anno, per l’ Italia un Pil  in sensibile crescita . E’ quanto si evince nel Rapporto  sull’economia globale stilato dal Fmi  dove, le previsioni di crescita economica,   si attestano nel 2017 al più 1,3 per cento, mentre nel periodo 2018-2020 si  pronostica una espansione  più  lenta che si stima essere dell’1 per cento circa all’anno.  Queste valutazioni si basano anche sui target indicati nel Documento economico finanziario (Def), redatto dal Governo e presentato annualmente alle Camere,  entro il 10 aprile, per la approvazione, target che potrebbero essere soggetti a modifiche e variazioni in relazione a quanto previsto dalla manovra  di aggiustamento di bilancio che potrebbe frenare ulteriormente  la crescita. Ma vi sono  rischi significativi  che incombono sulle prospettive italiane, avvertono i tecnici di Washington, guidati dal capo missione Rishi Goyal. Negli anni a venire “i venti sono infatti destinati a soffiare meno favorevoli”, sia in termini di politiche monetarie e fiscali, sia per “le fragilità finanziarie, le incertezze politiche, le possibili battute d’arresto del processo di riforme” e le “revisioni” degli investitori sulle valutazioni del rischio di credito sui titoli di Stato ( soprattutto quando finira’ il piano di acquisti di titoli da parte della Bce).In questo quadro il Fmi giudica “appropriato” il percorso di risanamento indicato dal governo  nel Def. Ridurre il deficit di bilancio in calo all’1,2 nel 2018 e portarlo sostanzialmente in pareggio nel 2019 e 2020 consentirebbe  la necessaria riduzione del  debito pubblico  che al momento attuale appare alquanto elevato. Il problema è come effettuare queste azioni di risanamento. Su questo, la strategia raccomandata dal Fmi è chiara: dato che bisogna sostenere la crescita (che aiuta non poco a far calare il rapporto debito-Pil) bisogna alleggerire il fardello fiscale gravante su lavoro e fattori produttivi, in modo da favorire un aumento e un  ampliamento dell’occupazione . Per garantire la neutralità di tali misure gli ispettori Fmi chiedono di intervenire su due grandi capitoli. Il primo è la tassazione sugli immobili, che va accompagnata da un aggiornamento degli estimi catastali,  da fare, considerando la proposta di riforma, in riferimento al valore commerciale e alla posizione dell’ abitazione.  L’altro grande capitolo di reperimento di risorse riguarda invece le pensioni. Il Fmi dà atto all’Italia di aver fatto “più di molti altri” Paesi per garantire la sostenibilità del sistema. Ma a questo punto secondo Washington bisognerebbe “considerare la possibilità di ridurre l’elevata spesa pensionistica. Nel sistema esistono sacche di eccessi che vanno razionalizzate, legate non ultimo a esenzioni su generosi benefici”. L’attacco è chiaramente diretto al passato sistema retributivo del calcolo degli assegni pensionistici, poi progressivamente sostituito con un sistema misto e solo successivamente con quello contributivo. Infatti “i parametri” pensionistici possono anche essere rivisti e aggiustati nella misura in cui è necessario – si legge  nel rapporto – . Contestualmente, andrebbe allargata la platea di sostegni al reddito e di contrasto alla povertà. Questa è la raccomandazione. Insieme alle invocate riforme strutturali di liberalizzazione dei mercati di prodotti e servizi, di decentralizzazione delle contrattazioni salariali o di “modernizzazione” della pubblica amministrazione. Dove ad esempio si torna a chiedere di intervenire sulle municipalizzate, ovvero quelle società con le quali gli enti locali si occupano della gestione diretta di servizi pubblici essenziali come trasporti urbani e mobilità’, rifiuti, acqua ,energia. Infine, il rapporto del Fmi ha anche guardato al capitolo banche, su cui si riconosce all’Italia di aver compiuto “progressi incoraggianti”. In particolare sono menzionate “azioni importanti sul rafforzamento patrimoniale di alcune grandi banche” e piani sulla riduzione dei crediti deteriorati, mentre “le pressioni dei mercati si sono attenuate di recente”. Lo studio riconosce come sia “difficile” riuscire a trovare “soluzioni tempestive che al tempo stesso siano anche poco costose”. E resta necessario chiarire come si applichino le normative europee in materia, mentre il coordinamento delle varie autorità coinvolte resta ancora una questione “complessa”, a partire dalle autorità di vigilanza e di controllo, così come delle banche stesse”. La raccomandazione chiave del rapporto è però quella di agire “tempestivamente”, per evitare che il trascinarsi di situazioni di affanno finisca per pesare negativamente su tutto il comparto. Di seguito vengono riportati singoli dati elaborati dal fondo monetario internazionale nel suo “World Economic Outlook “su alcune delle principali “variabili economiche” quali  pil, debito pubblico e tasso di disoccupazione da mettere  a confronto con quelli tratti dalla nota di aggiornamento def del 23 settembre c.a. e previsti orientativamente per l’ arco temporale  2017/2018. Il Fmi  e il pil: il pil italiano salira’ dell’1,5% nel 2017 e dell’1,1% nel 2018, ovvero 0,2 e 0,1 punti percentuali in piu’ rispetto alle stime di luglio. La previsione del Fondo per il 2017 e’ in linea con quella contenuta nella nota di aggiornamento del Def, mentre per il 2018 le stime del Fmi sono piu’ basse di quelle del governo. Sempre secondo le previsioni del Fmi, il debito pubblico italiano sale al 133% del pil nel 2017.  Il Fondo stima un calo del debito al 131,4% nel 2018 e al 120,1% nel 2022. Il deficit scenderà quest’anno al 2,2% dal 2,4% del 2016, per poi attestarsi all’1,3% nel 2018. Il governo nella nota di aggiornamento del Def ha stimato un debito al 131,6% nel 2017 e al 130% nel 2018. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione,  in Italia cala, ma resta a due cifre: nel 2017 scenderà all’11,4. Nel 2018 calera’ all’11,0%. Secondo il Fmi,  l’Italia dovrebbe tagliare il cuneo fiscale e rivedere la contrattazione salariale per allineare i compensi alla produttivita’. Il tasso di disoccupazione in Italia e’ superiore alla media dell’area euro, dove la disoccupazione scende  al 9,2% nel 2017 per continuare a calare nel 2018 all’8,7%.

MS

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