Previsioni del “tempo” nebbia fitta per la famiglia

La mia riflessione di questa settimana giunge da quel pensiero concreto di chi osserva questo “strano” tempo in cui viviamo che trovo, come storicamente e ciclicamente succede, di transizione. Questo dire “storicamente” è tutt’altro che nuovo nelle vicende umane, anche se ogni volta assume caratteristiche specifiche tali da renderle diverse dalle altre forme di transitorietà. In questo caso ciò che mi è risultato “distintivo” di questo tempo rispetto a tanti altri periodi di passaggio socioeconomico, non è tanto il senso di diffusa precarietà, quanto le reazioni che lo accompagnano e che leggo sui volti della gente, che oscillano dall’angoscia, ad una sorta di folle spensieratezza in uno scenario temporale privo di orizzonti in entrambi i casi; dove il passato è volutamente cancellato e il futuro tristemente privo di prospettive. Siamo immersi nella nebbia più fitta che ci costringe all’inerzia, cui tentiamo di sottrarci con fughe mentali nelle direzioni più contraddittorie e indegne dell’alta responsabilità dell’agire umano, inderogabile nelle situazioni peggiori. Viene da chiedermi se la mia generazione merita veramente questa sorte. Tutto questo, io noto, la gente lo vive: o come una sorte di rassegnazione a una crisi ormai spinta al limite del collasso; o come un diffuso sentimento simile a una sorta di foschia intellettiva e quindi in piena ed incontrollabile crisi in un disagio ormai emotivamente cronico da far assaporare una grande difficoltà emotiva. Restano immuni a questo malessere, quei pochi eletti che con semplicità e granitica convinzione sono ancora ancorati a quelle certezze rocciose quali i valori, le ideologie e la, ormai in fase calante come seguito, Chiesa nella sua espressione di un Cattolicesimo anch’esso in una fase di crisi epocale. Questo stato di cose ha però un precedente storico da non sottovalutare, una spiegazione disciplinarmente corretta. Il mito della Torre di Babele è il sintomo inequivocabile del morbo che sta colpendo la cultura contemporanea, l’afasia, mentre dilaga l’informazione computerizzata, dove i messaggi diffusi dalla rete si trasformano in una ragnatela di equivoci. La triade di valori costituita dall’enunciato “Dio patria famiglia” è ormai all’osso. Quindi se non vogliamo naufragare, facendo fare alla nostra povera ITALIA una brutta fine, chi di competenza sciolga al più presto quei nodi principali, anzi cruciali, che sono secondo me tre: il caos economico, la devastazione ecologica e l’esplosione demografica. Quest’ultimo dovuta all’invasione degli extracomunitari di fronte alle quali, l’attuale classe dirigente, è assolutamente incapace di misurarsi, mettendoci così in una situazione di forte rischio senza precedenti confrontabili. Questa assoluta inadeguatezza ci porterà al disastro socioeconomico visto che la nostra attuale classe politica al governo, ha sempre dimostrato di non essere in grado neanche di intenderli questi punti cardine di uno sfaldamento che ci porterà su una strada “polverosa” senza via di ritorno, quindi, indispensabile senza deroghe il decidersi sul da farsi. Che si fa? Credo bisogna rispolverare le ideologie intese nella loro forma storicamente più disciplinate, quelle venute alla luce con la nascita della coscienza nel processo evolutivo dell’homo Sapiens. Il rispolvero delle Ideologie contrapposte in una visione nuova del paese Italia, è secondo me, per datata ma attualissima visione del mondo, la strada da seguire. Per questo forse ho stabilito il mio impegno nell’area culturale che per DNA mi appartiene, pur dubitando che tutti questi discorsi possano avere nell’immediato, una qualche risoluzione definitiva perché purtroppo per Noi sono molto in voga le efficaci politiche da effetto placebo che della cultura, degli ideali, dei valori non sanno che farsene perché poco leggibili in quella chiave di lettura puramente economica nella quale il mondo politico si è ormai “imbarcato” da tempo. Quindi fari antinebbia e avanti verso un mondo più solare fatto di raggi che illuminano scaldandola la nostra tanto bistrattata Italia.

Maurizio Gattuso

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