In un click fotografico

… Oggi più che mai sento la necessità di riportare in lettere e consonanti ciò che ai miei occhi sta emergendo in modo dilagante da tutti gli strati di questa strana era moderna, “la fragilità dell’uomo” oggi più che mai, privo di riferimenti certi dinnanzi ad un mondo in continuo e imprevedibile mutamento. Vivere non è mai stato un mestiere facile ma oggi, forse, lo è ancor meno. Ogni click fotografico che ho di ciò che mi circonda, una volta “selezionato” mi regala uno squarcio di questo mondo contemporaneo, come fosse un groviglio confusionario di frasi fatte terribilmente virali, che servono solo a portarci in quell’incerto cammino fatto di sabbie mobili in cui molti si smarriscono o cercano di sopravvivere in quest’ambiente sfrenatamente liberista, in cui la difesa del singolo, è sottoposta alle sole e disumane leggi di mercato. Ciò che mi fa rabbrividire, è quella sfrenata voglia che vedo negli occhi della gente, finta e priva di personalità, nel cercare di essere più forti di ciò che realmente si è, per proiettare agli altri, quell’immagine “positiva “di sé, che ormai è “regola” imposta da questa società. Non pochi sono gli studiosi e gli esseri pensanti a considerare la società odierna una delle più complesse e inafferrabili mai esistite, e il cui adattamento, diventa ancora più difficile del passato proprio perché sottrae all’uomo la capacità di progettare e di controllare il futuro nell’instabilità di un mondo in cui siamo, sì informati su tutto, ma nello stesso tempo sempre più apatici e assuefatti a quello che succede. Non potrebbe essere altrimenti. Nell’era della cosiddetta informazione, che mostra l’aumento di disuguaglianze sociali, di guerre, di terrorismo, di esodi di massa, di sottrazione di diritti, investiti ogni momento della nostra esistenza dalla sofferenza umana, i corrotti e diparte mezzi di comunicazione, ci rendono impotenti testimoni del male che attanaglia il mondo. Un male sorto dall’incontrastato imperversare di quel “tutti uguali”, dall’incontrollata globalizzazione, per finire a quegli attuali sistemi politico-economici che si cibano d’insicurezza e si fortificano innestando continue incertezze sul nostro futuro. Destabilizzata e smarrita, la nostra sfera emotiva, è inoltre bombardata senza sosta dalla miseria di una quotidianità sempre più ostile dalla quale a volte cerchiamo di difenderci isolandoci e distaccandoci con quella comune sensazione di sentirci alla fine come un vuoto a perdere in balia della corrente del momento. Ma mettere solo in discussione questo sistema, serve solo ad alimentare trascritti chiacchiericci da salotto che ritengo non portino a nulla di concreto. E allora cosa ci resta da fare? Ritagliarci degli spazi per ascoltare tutto ciò che questo sistema ci ha violentemente sottratto, evitando accuratamente le persone che tendono a sovrastarci con la voce, ribellandoci e riprendendoci il suono di quel silenzio che ci aiuta a dar forma ai nostri pensieri per poi poterli condividere, senza aver timore, se poi siamo guardati con una sorta di sorridente commiserazione. Siamo semplicemente stati custodi racchiuso in un click fotografico, di quella meravigliosa voglia di non essere soli spettatori ma vivi partecipi di ciò che ci circonda immortalandolo come fosse una fotografia che improvvisamente lascia correre se vede una persona nel suo obiettivo, ma ritrae solo il suo pensiero.

 

Maurizio Gattuso

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