Reggio Calabria, si torna a parlare di vendita di Patrimonio Immobiliare del Comune…. pensare che se ne occupava la SATI

Dopo il richiamo della Corte dei Conti, si torna a parlare in questo periodo di dismissione del patrimonio immobiliare del Comune di Reggio Calabria. Un’operazione che dovrebbe far incassare all’ente reggino nuova liquidità. La dismissione iniziata già nel 2011, poi bloccata, aveva ottenuto in soli due anni risultati ragguardevoli,  esattamente oltre 40 milioni di euro in richieste d’acquisto. La dismissione di oggi è figlia di quella di ieri, in quanto può essere attuata solo perchè esisteva in precedenza un piano di dismissione. Il ritardo della dismissione dei beni immobili ha comunque causato un danno di carattere economico alle casse reggine. Basti pensare a come è cambiato il mercato immobiliare negli anni in questione a causa della crisi, oltre che i mancati incassi, i non avvenuti alleggerimenti sui costi di gestione e le caparre che in molti avevano già versato e che vogliono restituite. Insomma un inghippo consistente, ne abbiamo parlato con Ivano Nasso ex Amministratore Unico della Sati di Reggio Calabria.

Qual’era l’intento della Sati perchè fu creata?

L’intento era principalmente quello di creare uno strumento snello, efficiente ed economico per lo svolgimento di attività di supporto agli uffici comunali. Tra queste, quella di supporto all’ufficio patrimonio realizzando una ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare del Comune. Una volta fatto questo venne data la possibilità, a coloro i quali, erano già in possesso degli immobili, in possesso dei requisiti, e ne facessero richiesta, di poterli finalmente acquistare. In questo modo, il Comune avrebbe messo finalmente su carta quello che era il suo patrimonio immobiliare, lo avrebbe quantificato monetariamente e avrebbe ridotto sensibilmente i costi di manutenzione che annualmente gravavano sul proprio bilancio oltre che introitare delle somme da destinare quale sostegno alle asfittiche casse comunali.

Potrebbero essere trasferite le queste somme per risanare il bilancio?

Si c’era la possibilità che questa liquidità che si veniva a recuperare potesse essere destinata quantomeno a riqualificare e ripristinare gli alloggi che rimanevano a carico dell’ente. Ma anche ottenere della liquidità disponibile per spese di carattere straordinario.

Perchè si era deciso di affidare alla Sati questo genere di servizio?

La decisione è stata dettata dal fatto che la Sati, aveva un management adeguato che le consentiva di ottenere risultati efficaci ed efficienti con principi di trasparenza ed economicità, oltre che con velocità e razionalizzazione dei costi.

Lei aveva fatto una stima di quanto si poteva recuperare ?

Le stime sono state fatte insieme all’amministrazione comunale dell’epoca e si era riusciti a quantificare l’introito complessivo della dismissione in circa 80 o 90 milioni di euro. Grandi numeri e spese in meno per il Comune di Reggio Calabria, oltre a risvolti positivi, in quanto si alleggeriva il lavoro degli uffici comunali, dei tecnici e si alleggeriva il bilancio del Comune dai costi.

Che cos’è andato storto?
Quest’operazione è stata “bocciata” dalla burocrazia dell’epoca non è stata ulteriormente riproposta dalla nuova ed attuale amministrazione.

Perchè una spiegazione se l’è data ? volessimo fare delle ipotesi… ?

A mio avviso, sia il blocco e la mancata continuazione sono dettati da chiari obiettivi di strategia politica, in quanto questa operazione era stata messa in piedi dall’amministrazione precedente, è tutto scritto in un esposto da me presentato in Procura e alla Corte dei Conti

Bisogna quindi capire se è un errore di valutazione dell’amministrazione oppure una volontà politica precisa,  è questo che emergerebbe?
Io ritengo una seconda ….

Ma cos’era la Sati ??
La Sati era un braccio operativo del Comune, che oltre alla dismissione del patrimonio svolgeva altri importanti servizi, per esempio si occupava della lotta all’evasione. Servizio che Consentiva al Comune, attraverso un protocollo d’intesa con l’Agenzia dell’Entrare, di segnalare possibili casi di evasione su tutto il territorio nazionale, partendo dall’esame del territorio di Reggio. Una volta accertati consentivano al Comune di introitare il 100% delle somme riscosse da parte dell’Agenzia delle Entrate. Annualmente sul lavoro svolto dalla Sati, il Comune di Reggio ha introitato e sta introitando tra i 300 ed 400 mila euro. Anche questo servizio, creato dalla precedente amministrazione, è stato bloccato, un servizio che potrebbe portare nelle casse del comune circa 15 milioni di euro l’anno.

Quali erano gli altri servizi che svolgeva la Sati?

Questa società svolgeva servizi di progettazione, infatti ha attratto milioni di euro attraverso i fondi comunitari, attraverso i fondi del ministero e di quelli regionali. Infatti vinse il bando per la riqualificazione di una Parte di Parco Caserta 1,5 mln di euro 100% fondo perduto ed il finanziamento per la realizzazione di 8 stazioni di bike sharing per altri 500 mila euro, tutti soldi che l’attuale amministrazione ha mandato indietro inutilizzati. Da ricordare anche i 400 mila euro dei PISl, mandati indietro, per la valorizzazione del marchio territoriale terra della Fata Morgana, persi anch’essi per una volontà politica, a mio avviso, sbagliando perchè quanto realizzato attraverso la Sati erano attività del Comune stesso. La dismissione del patrimonio immobiliare creata nel 2011 fu considerata un modello che si tramutò in un manuale per gli enti locali da utilizzare su scala nazionale.

Da tutte queste attività che sono state soppresse, tranne quella sola della dismissione del patrimonio pubblico ripresa da poco, qual’è secondo lei il danno  alla città?

Mi sono premurato di segnalare gli eventuali abusi da parte di dirigenti o altri soggetti coinvolti alla Procura della Repubblica, oltre alla Procura della corte dei conti per gli ingentissimi danni alle casse del comune quantificabili in decine di milioni di euro, sia derivanti dal blocco di quei servizi sia dallo scioglimento della società Sati, quale società di supporto dalle attività del comune.

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