Alle Muse: dal giornalismo al popolo che decide

Una domenica utile a scuotere la società civile, ha caratterizzato l’ultimo l’evento presso la Sala D’Arte di via San Giuseppe 19,  denominato “Due tenori ed una soprano” per dibattere sul ruolo dell’informazione oggi in Calabria. Una sala con un numeroso pubblico attento ed esigente ha assistito la format animato dal presidente Muse prof. Giuseppe Livoti che insieme alla vice presidente Teresa Polimeni Cordova,  sin dall’inizio hanno ricordato come i tre personaggi scelti rappresentano diversità di formazione ma anche di ruoli e conosco bene quella che è la reale situazione di una terra martoriata come la Calabria. Una conduzione dunque che ha visto grandi immagini proiettate alle spalle degli ospiti e che hanno riguardato, la città di Reggio Calabria, il ruolo della città metropolitana, la zona grigia, il potere dei tribunali, il ruolo delle associazioni culturali vere e/o false ed ancora le prossime elezioni politiche. Claudio Cordova direttore de Il Dispaccio nel suo intervento  ha ribadito che da anni in Calabria tutto fa rima con – mafia- ma il problema è quello della classe dirigente che spesso si rifà una verginità di immagine per rimanere sempre in pista, poiché occorre essere un riferimento per l’opinione pubblica. Cordova vede la città come nel caso dei lidi –contaminata- luoghi di incontro in cui si incontrano realtà come criminalità organizzata, politici, classe dirigente, imprenditori. Da qui parte l’inversione di marcia di una città che non puo’ cambiare, noi diciamo nomi e cognomi ma i reggini i cittadini che fanno? Le storie sono sempre le stesse, ma i reggini abbassano la voce, per paura, ma solo il ruolo dei giornalisti di frontiera non può cambiare la società: occorre la partecipazione popolare. Reggio per Cordova non crede nella giustizia e la magistratura un tempo era “…peggiore della ‘ndrangheta”. “Noi” dice Angela Panzera, giornalista di cronaca, siamo giornalisti che abbiamo preso una posizione, quella di andare controcorrente all’interno della stampa. Nei tribunali la legge a volte non è uguale per tutti anche in una città come la nostra dove ci sono giudici preparati, magistrati di eccellenza, cancellieri, assistenti giudiziari ma che nel tempo e negli anni scorsi non hanno -guarda caso- portato a compimento determinate indagini, abbiamo visto grandi cambiamenti con Giuseppe Pignatone e Cafiero De Raho, che hanno affrontato e trattato casi  che nessuno osava fare. Reggio nelle sue ultime fotografie pubbliche sulla vita notturna, o della città perfetta, falsifica il volto della città stessa poiché nasconde le convivenze in determinati ambiti per Michele Inserra capo redattore de Il Quotidiano del Sud; il problema non è la mafia ma la cultura mafiosa e a volte il cittadino crede a certa stampa che falsifica e crea articoli con verità di comodo. Tutto ruota intorno agli apparati della cultura mafiosa e purtroppo sono sotto gli occhi di tutti. Come mai chi scrive di certa sinistra non riesce ad avere incarichi? E poi come mai l’immunità di stampa per la sinistra viene eseguita non toccando mai determinati personaggi ? La città perché non si interroga per queste cose ? Inserra, Panzera e Cordova stimolati dalle domande del pubblico in sala si sono soffermati sulla pubblicazione delle intercettazioni, lavoro fatto sempre tenendo conto di non andare oltre la privacy e di pubblicare quello che è notiziabile. Ed ancora si è parlato di associazioni antimafia, quelle create ad hoc con contributi della stato, sono associazioni che soddisfano l’egocentrismo di manie personali, la vera antimafia dice Inserra si sporca le mani e non aspetta i soldi pubblici che arrivano dalla politica e ti fanno perdere la libertà. Anche di associazionismo si è discusso, troppe le associazioni che si dicono culturali in questa città, invece nascondono padroni di turno, che faranno leva sul territorio per raccogliere voti o arrivare a determinati scopi definiti falsamente -sociali-. E se la ‘ndrangheta e le associazioni culturali entrano in relazione fanno entrare in contatto mondi che non dovrebbero dialogare. Durante la serata che ha utilizzato la metafora della musica come elemento armonico di coniugare parola e pensiero le aree napoletane cantate dal Coro delle Muse diretto dal Maestro Enza Cuzzola e la presentazione della collettiva d’arte  PAROLE, mostra degli artisti delle Muse che hanno utilizzato la forza delle lettere e delle frasi per ottenere surreali restituzioni pittoriche e fotografiche ribadendo la forza della scrittura anche nell’arte, approdando così al linguaggio visivo. Alla mostra partecipano: Pierfilippo Bucca, Francesco Logoteta, Rossella Marra, Pina Calabro’, Manuela Lugarà, Antonella Laganà, Mimma Gorgone, Nunzia Gimondo. Dalla parola negata, alla parola inventata, dall’urlo contemporaneo al potere delle lettere dell’alfabeto attraverso le quali l’uomo e l’artista comunicano i loro senso di denuncia nel tempo attuale.

 

 

 

 

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