Un Papa poco Rock…

Queste ormai trascorse festività Pasquali hanno in me avuto l’onere di avermi portato a riflessioni mie personali su ciò che la Chiesa professa e soprattutto sul l’attuale Papa Francesco quale guida pastorale di milioni di fedeli appartenenti alla Cattolica Chiesa Cristiana. Premetto che non sono Cristiano Cattolico praticante, né sono un credente, ma il mio pensiero su quello che dovrebbe essere appunto la guida della religione monoteistica più numerosa tra le tante qual è la religione Cattolica, mi porta a fare emergere in me il pensiero primo, e cioè nel credere fermamente che al Papa attuale manchi la cosa più importante, cioè la “laurea” del sacro, il carisma religioso, La grazia che tutti i papi che l’hanno preceduto e che lo contraddistingue. A mio modesto avviso e a differenza degli altri sommi pontefici che l’hanno preceduto, quello attuale lo vedo come fosse un capo di una grande antica organizzazione non governativa, principalmente perché credo che a Lui manchi un tassello fondamentale che è rappresentato da quell’aura del sacro, quel carisma religioso, la grazia del Santo Padre che ha contraddistinto i precedenti Pontefici. Lo sento più come il presidente di un  ONG o meglio capo di una qualsivoglia organizzazione non governativa. Il suo Agire si muove come non dovrebbe secondo me essere, sempre rivolto in modo quasi monotematico, all’accoglienza di migranti, al soccorso ai poveri di tutto il mondo, all’eccessivo dialogo con i non credenti, o con i credenti d’altre religioni, a partire dagli islamici, per quella strana voglia di compiacere i media e lo Spirito del Tempo, più che dello Spirito Santo. È un Papa estroverso, cioè a uso esterno, che avvicina i lontani e allontana i vicini, che al contrario dovrebbe avvicinare i lontani ma allontanando i vicini, ossia i credenti e gli ipocredenti, i praticanti flebili e incerti. Per carità, capisco per ciò che leggo, che un Papa si richiami allo spirito originario del Vangelo e debba fare prevalere le ragioni dell’umanità sulla realtà di una nazione, uno stato, una comunità, Ma Bergoglio fa un passo in più e si accoda all’ideologia dello sconfinamento di popoli, di culture, di sessi, di ogni limite, come potrebbe fare qualsiasi politico. Vuol forse trasformare l’Italia in un corridoio umanitario e l’Europa in un grande centro di accoglienza, dimenticando che Lui comunque vive nel suo sicuro recinto fatto dalle Mura Vaticane. Riconosco però a questo Papa il merito di mostrare una fede ingenua quasi parrocchiale, evocando la fede di Gesù, della Madonna e anche del Diavolo di questa strana vita quotidiana quasi descrivendola in modo da dargli una dimensione domestica. Bergoglio è innovatore quando si scaglia contro mercato del profitto, condannando l’egoismo del neocapitalismo proseguendo l’opera dei papi precedenti, come Papa Woityla. Per il resto, Francesco sta facendo precipitare la Chiesa cattolica verso un destino genere Emergency, da agenzia per la ristorazione, senza con questo riuscire a convertire alla fede nessuno, e il fatto che davanti a tanti massacri e persecuzioni di Cristiani taccia o decida di adottare in Vaticano un gruppo d’islamici, la dice lunga sulle sue priorità. Ecco perché della mia riflessione quando osservo che il Pastore della fede Cattolica Cristiana, davanti a episodi clamorosi, sentenze assurde o manifestazioni popolari in difesa della famiglia e delle nascite tace, mentre lo ascolto sempre pronto a intervenire quando si tratta di questioni sindacali o controversie umanitarie, ecologiche, pacifiste, senza risparmiare la demagogia e il facile moralismo. Un papa dei migranti, un portiere alla reception dell’Albergo Italia. Bergoglio è ancora mentalmente rimasto al suo primo viaggio pastorale, a Lampedusa. Non si accorge che, tra denatalità e flussi migratori, si sta spegnendo la civiltà Cristiana. Quando fu eletto Papa, speravo che dopo un Papa teologo, intellettuale tedesco, lontano dal popolo dei credenti e vicino alle tempeste teologiche e filosofiche dell’Europa in crisi, avremmo avuto  un Papa più pastore, più comunicatore, meno legato alla crisi europea, venuto da altri mondi più giovani e lontani, meno pervasi dalla disperazione. Questo pastore Argentino, speravo potesse rispondere a quell’urgente bisogno della Chiesa di ricominciare daccapo. Oggi osservando il popolo Cattolico che Lui all’onere e l’onore di condurre, sta diventando paradossalmente “energia” spirituale che tende a spegnersi senza scordarsi mai che non ha avuto mai il dovere bisogno, di dare un’espressiva risposta sul mistero di avere con Lui avuto la storica presenza di due papi che ha avuto ai miei occhi solo la conseguenza di essersi ambedue annullati conseguenzialmente. Il Papa emerito e il Papa demerito.

Gattuso Maurizio Domenico

 

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