Solitudine come essenza della vita vissuta in un palmo di mano

Oggi mi piace partire nel mio riportare pensieri e parole, che il più delle volte arrivano dall’osservare il piccolo mondo che mi circonda, da quell’oggetto che ognuno di noi tiene sempre in mano che è per me il maledettissimo telefono. Lo Smartphone sta diventando l’oggetto principale, il dispositivo universale, che scandisce il tempo di milioni, anzi di miliardi di umani. Si è diffusa ormai una sorta di vera e propria Smartdipendenza, che ha creato schiere di Smartossici. Da qualche tempo osservo questo processo, che mi appare ineluttabile, con un misto d’incredulità e di stupore, perché credo che nessun’altra dipendenza come quella da Smartphone è mai stata così rapida, virale, invasiva e visti i recenti fatti di furto d’identità nel pazzo spazio di Facebook, anche speculare e speculativa, quasi che ci si trovi ormai in presenza di un sostituto evolutivo dei nostri neuroni. Il paradosso maggiore che si genera in questa grande Smartbolla nella quale siamo immersi, un paradosso ormai ampiamente digerito nonostante la sua evidenza, è l’illusione di essere in contatto col vasto mondo, proprio mentre al contrario si perde il contatto col mondo, con quel che fisicamente e socialmente era il mondo, ritenuto a torto o a ragione troppo piccolo, fino a qualche decennio fa. E’ proprio così che inizia a prendere largo dentro di noi quella solitudine figlia dell’isolamento che è la conseguenza naturale del vivere dentro un telefono ogni tipo di sensazione e di emozioni che crea di noi uomini individui sempre più soli nell’illusione contraria di essere sempre partecipi solo perché sempre in virtuale contatto con quel nostro mondo che vive però solo dentro il palmo della nostra mano. E’ in quel momento che cambia tutto, s’inizia a dedicare meno tempo ai colleghi, ai parenti, agli amici e a perdere contatto, in modo inevitabile con il fisico e normale mondo reale. E’ pur vero che sono convinto che alla fine si nasce soli, si vive soli, si muore soli, che ognuno di noi è sempre solo di fronte agli accadimenti dell’esistenza, così come solitarie sono quasi sempre le nostre scelte, per quanto ci possano essere state consigliate o suggerite. È anche vero che l’uomo è animale sociale e tutta la storia della nostra civiltà è intessuta dai legami, dalle relazioni, dai riti della famiglia, del gruppo, del villaggio, del sangue, della patria, della fede. Questo fa parte della nostra cultura e sappiamo bene quanto le comunità sane siano fondamentali per proteggere i propri membri, specie quelli più deboli e indifesi, così com’è di grande conforto sapere che esista una rete di protezione, perché la vita diventa durissima quando viene a mancare. Però questa è una sovrastruttura che ovatta e ammortizza, ma non cambia la natura più profonda del nostro stare al mondo che oggi è profondamente cambiato trasformandoci in tanti automi del virtuale a portata di mano. Ma lo Smartphone è infinitamente più potente di qualsiasi altro contenitore di suoni e immagini, esso è diventato l’unico modo di godere di immagini, parole, suoni, voci, desideri, astrazioni, ma soprattutto rappresenta l’apertura potenziale ad ogni cosa, un vero e proprio oggetto metafisico universale, allusivo e simbolico come pochi altri oggetti. Ogni App, da questo punto di vista, è come una formula o una bacchetta magica. L’assorbimento integrale e la profonda modificazione dei comportamenti, dei gesti e delle relazioni stanno lì a testimoniarlo. Siamo ormai in piena Smartepoca che, certo, potrebbe anche durare meno di un battito di ciglia, visto l’incedere incontrollabile delle tecnologie più radicali in tempi sempre più accelerati. Ma la direzione di marcia verso nuovi comportamenti e modi di essere è ormai presa, e sarà difficile tornare indietro. Allora non ci resta che prendere coscienza a essere e vivere come tanti solitari ognuno nel suo dolore, soli, come fossimo in un campo di battaglia che è oggi questa vita, senza armate o alleati a coprirci le spalle. La solitudine dateci da questi maledetti aggeggi che abbiamo in mano, c’è ormai sfuggita di mano riportandomi alla mente quel celebre aforisma di Blaise Pascal, grande filosofo e cattolico profondissimo, che diceva “Tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola causa: dal non sapere starsene da solo dentro una stanza”. Per terminare quindi attenti a tutto quello che può essere racchiuso nei nostri Smartphone, ma attenzione speciale vi raccomando, ai cosiddetti Smartautisti, ovvero a quegli Smartcoglioni che pensano che il mondo digitale e i social non possano fare a meno di lui mentre è al volante, e che quindi tiene lo Smartphone a mo’ di clacson, tanto non gli servirà per suonare al povero viandante, che magari verrà steso sulle strisce pedonali, mentre guarda anche lui un video su YouTube sacrificandosi così sull’altare della gloria digitale. Amen e buona fortuna.

Gattuso Maurizio Domenico

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