Festa della mamma, figura significativa di tutti i tempi

La seconda domenica di maggio, in Italia, si celebra la Festa della mamma.Mamma in italiano, mummy in inglese, ma­man in francese, mutti in tedesco, mama in spagnolo, mamo in polacco, mama in rus­so… E ancora màma in cinese, mama in arabo, màm in india­no… In tutte le lingue del mondo, la parola mamma si dice allo stesso modo.Idiomi lontanissimi tra loro, con origini totalmente diverse, han­no dunque un unico punto in co­mune  nel suono delle sil­labe più attese da ogni genitore.La parola mamma è infatti  istintuale, propria di ogni essere u­mano, è nel Dna di ogni pic­colo cinese, tedesco, russo, ara­bo, australiano. Lo era dei figli che nascevano in epoca pre­istorica. Lo è sempre stata.Lo sarà sempre. Mamma è la prima parola che ha detto ognuno di noi, ma è anche la prima parola che ha detto l’umanità.Il Mother’s Day, partito di fatto in America da una celebrazione privatadivenne festa federale, grazie a una risoluzione congiunta approvata l’8 maggio 1914 dal Congresso e poi mediante proclamazione presidenziale. Gli statunitensi festeggiano oggi come noi  la dolce ricorrenza.

Ma la figura della madre ha ispirato scrittori e artisti di tutti i tempi… L’arte in generale ha sempre tributato un ruolo centrale alla figura della mamma, moltissimi artisti hanno provato a raccontarla, rappresentarla, musicarla infondendo nelle loro opere tutta la dolcezza, l’amore e la grandezza che il soggetto  ha ispirato loro. Madre incensata, madre odiata, madre protettrice, madre santa, madre omicida, madre sensuale e sessuale, è una presenza (o assenza) costante che traccia linee nel biografismo e/o nell’autobiografismo degli intellettuali. La figura della madre, in ogni caso, è un topos della letteratura di ogni tempo e di ogni luogo.
Tanti sono i romanzi, i racconti, gli scritti che la vedono protagonista, dall’antichità passando attraverso la letteratura medievale, moderna e contemporanea. Andromaca, moglie di Ettore e madre di Astianatte, fu  il più triste e infelice simbolo di maternità violata, che secondo quanto narra la leggenda, si vide uccidere il figlio sotto gli occhi  nel modo più barbaro (da Sofocle a Euripide, passando attraverso Racine e Chateaubriand, in molti hanno scritto di lei e del suo dolore immenso). La storia, invece, ci ha trasmesso la coraggiosa figura di Cornelia, madre dei Gracchi che, rimasta vedova in tenera età, rifiutò di sposare Tolomeo Fiscone, re d’Egitto, per consacrarsi alla crescita e all’educazione dei figli. Di lei, rimane famosa la risposta data ad una matrona romana che ostentava le sue pietre preziose, “ecco i miei gioielli” disse facendo riferimento ai propri figli.Nella letteratura del mondo classico, epica o drammatica, la madre, anche se dea, vive in funzione del figlio, lo protegge come  Teti fa con Achille o, nell’Eneide, Venere fa con Enea; è disposta ad annullarsi per lui e se il figlio muore, come accade alla madre di Eurialo, perde ogni ragione di vita.Per tutto il Medioevo e fino al Seicento la figura della madre si confonde ed è rappresentata con l’immagine sacra della Madonna, madre di tutte le madri.Un rapporto quello con la madre che  forse esclude qualsiasi altra presenza . La madre è il passato da cui è difficile staccarsi. E’ colei che dà coraggio e conforto nei momenti di pianto e dolore. Nei momenti difficili diventa un punto di riferimento saldo, la musa ispiratrice per ritrovare armonia e serenità. Mamma è colei che comprende anche le parole non dette, che tra gli impegni, i sacrifici, i pensieri quotidiani trova sempre la forza per donare un sorriso, un abbraccio, una speranza. E’ certezza quando tutto crolla.La mamma è perdono.E se sbaglia lo fa solo per amore.

Auguri di cuore a tutte le mamme.A quelle che lo sono, a quelle che lo diventeranno, a quelle che lo sono dentro…

Miriam Sgro

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