Carburanti: continua l’aumento del prezzo. Italia con la benzina più costosa

Rincari in vista per i carburanti. Con il petrolio tornato a 80 dollari, il prezzo di benzina e diesel in Italia, rischia di diventare il più caro al mondo. Il prezzo della benzina viene determinato con criteri diversi, rispetto ad altri beni di consumo, poiché oltre al prezzo netto del combustibile e all’Iva, si aggiungono le accise, un tipo di imposta corrisposta allo Stato  in modo proporzionale non al valore, ma alla quantità  consumata del bene in esame.

1) Prezzo del combustibile

Comprende il costo internazionale del prodotto e il guadagno dei petrolieri e dei gestori della pompa. L’andamento dei prezzi è nel lungo periodo collegabile ai rincari del prezzo del petrolio greggio, ma nel breve periodo è determinato soprattutto dalla propensione  del consumatore e dal “costo di opportunità”; quest’ultimo è il motivo per cui paradossalmente il prezzo sale quando la domanda cala e scende quando la domanda cresce. Altre voci minori del costo logistico sono date dal costo del trasporto del combustibile, dal costo del trasporto su gomma e dalle tariffe autostradali.

2) Accisa

L’accisa è un tipo di imposta sui consumi, che si distingue dall’Iva per il fatto di essere proporzionale alla quantità di carburante consumata (per la benzina, ad esempio, un tot fisso al litro). Oltre ai carburanti, viene applicata al gas, all’energia elettrica, agli alcolici e ai tabacchi. Le accise sono composte in buona parte da imposte di scopo, introdotte dai vari governi per raggiungere determinati obiettivi. Tra le principali tasse applicate in Italia, che nella discussione mediatica vengono considerate imposte di scopo, si ricordano quella per la guerra di Abissinia del 1935, per la crisi di Suez del 1956, per il disastro del Vajont del 1963, per l’alluvione di Firenze del 1966, per il terremoto del Belice del 1968, per il terremoto del Friuli del 1976, per il terremoto dell’Irpinia del 1980, per la missione in Libano del 1983, per la missione in Bosnia del 1996, per il rinnovo del contratto degli autoferrotranviari del 2004, per il finanziamento alla Cultura del 2011, per l’emergenza immigrazione conseguente alla crisi libica del 2011….

3) Iva

L’Iva si applica, nella misura del 20 per cento,  si calcola sia sul prezzo del carburante netto sia sulle accise ed è ai massimi da luglio 2015.

Gli ultimi giorni di maggio si preannunciano all’insegna dei rincari dei carburanti (effetto della corsa del Brent – petrolio greggio estratto nella parte britannica del Mare del Nord- tornato a quota 80 dollari al barile) rispetto a quotazioni che sono già ai massimi dalla fine di luglio 2015 (più di 1,606 euro per la benzina e 1,483 per il gasolio, fotografati dal Mise lo scorso 14 maggio)

In pratica, un litro di benzina, negli Usa, costa 0,58 euro e un litro di diesel 0,67 euro. Se si passa al confronto con i principali paesi europei, e se si considera il costo della benzina al netto delle tasse, così come evidenziato nell’ultimo rapporto sulla Energy policy della Commissione Ue, stilato allo scopo di garantire un approvvigionamento energetico affidabile e rispettoso del clima, di mantenere i prezzi abbordabili, e al fine di costituire un mercato dell’energia più integrato e concorrenziale (Unione dell’energia),  l’Italia si posiziona al quinto posto — dietro Danimarca, Spagna, Svezia e Olanda —  Sul versante diesel, invece, l’Italia è ottava perché, oltre i 4 paesi già citati,  ve ne sono altri  più cari rispetto all’Italia: Grecia, Croazia e Austria. Confrontando i prezzi «alla pompa», quindi comprensivi di tasse, l’Italia scala la classifica. Infatti, sul fronte benzina , i prezzi italiani si posizionano al terzo posto, preceduti soltanto da Olanda e Danimarca. Sul versante diesel, Olanda e Danimarca risultano invece più convenienti dell’Italia preceduta, in questa scomoda classifica per gli automobilisti, solo dalla  Svezia. Del resto, anche i numeri italiani (elaborati dai gestori di impianti di distribuzione di Figisc e Anisa aderenti a Confcommercio in collaborazione con Assopetroli-Assoenergia) lo confermano: allo scorso 14 maggio lo «stacco Italia» — ovvero quanto sono più alte le imposte sui carburanti in Italia rispetto alla media Ue —  è di +22,1 centesimi al litro per la benzina e +20,7 per il gasolio. La soluzione? Nel contratto di governo di Lega e M5S si prevede di «eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina». Si intende probabilmente lavorare su quelle relative ad esempio, alla guerra d’Etiopia del 1936, ma in realtà l’accisa è ormai una voce unica : si tratta di un’imposta fissa da 0,728 euro al litro sulla benzina e da 0,61740 sul gasolio.Per azzerarne circa un quarto, secondo le prime stime, servono circa  6 miliardi di euro.
MS

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