Intervista al Presidente del Parco Nazionale D’Aspromonte Giuseppe Bombino

S.P. – Ci troviamo qui oggi col Presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte, Giuseppe Bombino, Presidente tracciamo un pò il bilancio di questi 5 anni di attività.

G.B. – Difficile farlo in pochi minuti, ma ci proverò. Un bilancio assolutamente positivo, intanto per la mia persona, dato che è stata un’esperienza esaltante, se pur con qualche piccola preoccupazione, che abbiamo superato. Come Presidente, ho vissuto intensamente questa esperienza, ho interpretato il ruolo spero con dignità e proprio la parola dignità, ha orientato la mia azione di governo. Dignità perchè? Se vi era una parola, che io accostavo al termine Aspromonte, era proprio la dignità, la dignità di una montagna e di un popolo che merita un trattamento dignitoso. Sull’Aspromonte, la storiografia è stata sovente severa quando ha dovuto narrare il racconto di questa montagna, dunque abbiamo reputato che la prima azione che si dovesse fare, era sentirci aspromontani, in una dimensione del tutto nuova. Oggi sentirsi aspromontani, significa sentirsi metropolitani, l’Aspromonte costituisce proprio l’ossatura della Città Metropolitana, che si organizza attorno all’Aspromonte con una costellazione di comuni montani, collinari, con i centri più popolosi lungo la fascia costiera. L’Aspromonte non è quindi solo una montagna, ma diventa in questo modo, l’orizzonte, diventa proiezione.

S.P. – Ed è stata proprio la tematica dell’identità assieme all’esaltazione delle bellezze dell’Aspromonte, a costituire  il vostro punto di forza?

G.B. – Le bellezze sono state il nostro contrappeso alle opinioni negative sull’Aspromonte. La bellezza deve essere considerata come primo istante dello stupore, quando si parla dell’Aspromonte, non venire in un secondo momento.

S.P. – Siete anche riusciti a far candidare l’Aspromonte all’Unesco, ne vogliamo parlare?

G.B. – E’ stato un percorso articolato e complesso, siamo l’unica candidatura italiana, tre sole europee. E’ sempre difficile candidare la bellezza, non sono le cose più alte e significative che spesso meravigliano. Noi abbiamo un patrimonio geologico che non è facilmente rinvenibile altrove, quindi esclusivo, che abbiamo messo alla base della candidatura. L’emblema di questa, è proprio la pietra cappa, la pietra della paura, del dolore, del dramma, della tragedia, questa fu il monolito che tenne nascosto nel bosco, una delle prime vittime di sequestri in Aspromonte, ora è l’emblema della candidatura Unesco, proprio perchè il dramma, può essere superato solo se lo sorpassi con la bellezza. La pietra cappa, è fantastica sia dal punto di vista geologico che della sua posizione, al centro dell’Asrpomonte. Siamo sicuri di farcela, perchè le premesse sono buone, sono molto incoraggianti e a giorni aspettiamo la visita degli ispettori che emetteranno il loro verdetto, qualche anticipazione ci dice che abbiamo lavorato bene, che siamo sulla strada giusta. Abbiamo fortemente coinvolto anche la comunità locale che ha bisogno di essere coinvolta, perchè così si metterà in “cammino”.

S.P. – Un’altra grande soddisfazione di questi 5 anni?

G.B. – Sicuramente il riconoscimento Cens, la Carta Europea del Turismo Sostenibile. Anche questo, è stato un percorso che abbiamo sostenuto, con altri due momenti significativi, che riguardano il riconoscimento di due borghi  del Parco d’Aspromonte, Bova e Gerace, a Bandiera Arancione, laddove in Calabria erano solo tre i comuni, su oltre 400, ad avere questo titolo. Un riconoscimento dato ai borghi montani che si contraddistinguono per servizi, ospitalità, gradevolezza e qualità della vita.

S.P. – Cos’altro ancora si dovrà fare per il Parco D’Aspromonte?

G.B. – Sono molti gli interventi che sono stati messi in atto. Si dovrà migliorare l’infrastruttura fisica, perchè se no, si rischia che in questa montagna, prevalgano i fattori di espulsione, per non far sentire chi abita la montagna diverso da chi abita la città. Questo non vuol dire, che la montagna debba essere omologata alla città, ma significa abbattere quei respingenti, come la viabilità. Abbattere i tempi di percorrenza significa far sentire più europeo chi ha deciso di vivere una dimensione diversa, ma che non deve essere una dimensione eroica. Infatti, tra i progetti che si stanno componendo e che non vedremo nella loro realizzazione, vi è un grosso finanziamento sulla viabilità, oltre 10 mln di euro. Abbiamo privilegiato la viabilità lungo la dorsale tabulare per migliorare i collegamenti sul versante ionico e tirrenico, fatto un altro finanziamento per la sentieristica, grazie ad un’intesa con l’assessore Rizzo sulle ciclovie. I progetti sono tanti, quelli a cui teniamo di più, sono gli accordi di programma, che abbiamo stipulato con quei paesi della memoria, che hanno vissuto il dramma dello spopolamento. Grazie all’entusiasmo di molti giovani che vogliono investire, per recuperare alcune piccole case destinate all’ospitalità diffusa e al turismo naturalistico, come per esempio Samo e Africo, l’esperimento sta riuscendo. Questi, fanno parte di un sistema che stiamo cercando di valorizzare, intendo dire l’ospitalità diffusa, il turismo naturalistico, il trekking, il turismo culturale.

S.P. – Speriamo che si continui su questa scia, noi la ringraziamo per questa intervista e per quello che ha fatto per il Parco d’Aspromonte.

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About the Author: Sonia Polimeni