La sana pazzia sta tutta racchiusa nel nostro saperci rapportare davanti ad uno specchio

Questo mio scrivere parte oggi da una mia personale riflessione di come oggi ci siamo un po’ tutti trasformati  dal punto di vista prettamente Culturale, diventando molto più di ieri narcisi, quale risultato di un bombardamento mediatico perpetrato soprattutto dai social, che ovviamente, non ha eguali nella storia dell’umanità.  In virtù di tale pensiero sono perciò sempre più convinto che in quest’epoca evoluta e globalizzata nel pensiero ad arte da menti superiori, ci si debba ritirare con sempre più frequenza in noi stessi, senza che ciò possa apparire patologico. E’ per questo che il mio scrivere ha da sempre avuto un ruolo quasi terapeutico, specialmente quando annoto riflessioni che tengo  care per poi rileggerle in seguito. Quanto erano belli e importanti i vecchi e cari taccuini che avevano una sorta di magia quando riaprendoli, riattivavano nel tempo verità che quando necessitavano erano dei veri e potenti mezzi terapeutici anche per il sol fatto di riuscire a riattivare improvvisamente quell’interiorità che appartiene un po’ a tutti quelli che come me follemente ancora riportano lettere e consonanti che una volta unite conservano un pensiero, un’emozione, un particolare momento come fosse un album fotografico fatto però di parole e non immagini. Scrivere non è evadere dal reale, ma una pratica che sicuramente ci rende più profondi per il sol fatto che ci permette con certezza matematica, di avere un’immagine più chiara di noi, ma ancor di più ci permette di vivere il mutamento vertiginoso che viviamo nei giorni nostri mantenendo così sempre qualcosa d’immutato. Oggi quei taccuini e i nostri cari Diari sono i Social dove ognuno sente quasi il “dovere” di esternare sentimenti, sensazioni, problemi come fossero discussi a braccio davanti una platea che non esiste se non virtualmente. La sfera domestica, da sempre luogo d’intimità, si è trasformata in un mezzo per mettere in piazza problemi privati o esternare i propri sentimenti. Non si scende più nei luoghi pubblici, non solo per discutere di problematiche d’interesse comune, ma per parlare di se stessi, per parlare delle proprie esperienze affettive, talvolta dei propri drammi familiari.  Molti vivono tristemente la loro vita per poi raccontarla sui social  dove paradossalmente l’interesse per la Cultura intesa a 360°, terapeutica per la vita interiore ha prodotto il suo esatto opposto, la costante erosione della vita privata. La condivisione di problemi e pensieri privati è oggi elevata a virtù civica, facendo di noi tanti “esposti” in vetrina e la nostra identità corrisponde a ciò che è detto di noi, e non più a ciò che siamo, allo stupido fine di ottenere maggior consenso. Una condizione che si traduce in un continuo affannarsi non per se stessi, ma per ciò che gli altri vedano di noi, ossia un’immagina illusoria e a volte addirittura fasulla.  Una società che mi piace definire “confessionale”, tutti hanno il diritto di mostrare i loro più intimi desideri, i loro sogni, le loro aspettative o ancora più grave, i loro problemi familiari. I mezzi di comunicazione di massa oggi ci governano, alterano i nostri comportamenti attraverso questa sorta di mercato innaturale delle emozioni, mentre non ci accorgiamo di quanto la nostra affettività si sia così profondamente desertificata. Gli adolescenti muniti di aggeggi elettronici infernali se non sapientemente usati, sono addestrati all’arte di vivere in una società che sfiora a malapena la realtà che si distingue solo per aver cancellato quella sottile linea che separava il privato dal pubblico e trasformando in virtù/obbligo l’esibizione pubblica del privato, spazzando via tutto ciò che non si possa ridurre a confidenza privata. Nessun può dirsi solo, eppure tutti spesso, sentiamo o temiamo di esserlo. Signori la nostra immagine è inesorabilmente diventata una merce da diffondere trasformata in un valore che definisco autoreferenziale che non è altro che il piacere voyeuristico di conoscerne gli aspetti più intimi della quotidianità degli altri.  E’ forse proprio per questo che nella mente degli adolescenti di oggi e di conseguenza negli uomini di domani, il grave e che inesorabilmente continueranno a rincorrere il solitario sogno stupido e vuoto bisogno dettato dalla legge del dover a tutti i costi emulare personaggi che il più delle volte sono solo volti di un mondo virtuale fatto di cartapesta.

Gattuso Maurizio

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