Cultura e nuovi media

Il rapporto tra la Cultura e i cosiddetti nuovi media, quelli che considero in una concezione molto ampia ciò che spazia dal cinema alla televisione fino ad arrivare ai Computer, Internet, Social network è realtà che mi ha in quest’ultimo periodo intricato parecchio e fatto spontaneamente nascere in me concetti che oggi con arduo compito, riporto come sempre in lettere e consonanti. Un pensiero che percorre tutto l’arco che va dall’entusiasmo ottimistico per le nuove possibilità spalancate tanto nel reale quanto nel virtuale e nell’immaginario fino alle posizioni più severamente critiche verso quell’apocalisse dell’umano che è oggi l’assorbimento incauto nelle nuove tecnologie, mi fa correre l’obbligo quantomeno di tentare di definirne i contorni di questa particolare relazione prima di provare a far emergere le sue specifiche problematicità. La cultura in questo momento storico sembra mostrare una straordinaria resistenza a lasciarsi modificare dalle nuove tecnologie. Sia da parte di chi la crea, sia da parte di chi la “vive” che mette in campo una sorta di tenacia nell’aderire a una certa idea di cultura oggi divenuta elaborata e per questo dominante. Il computer ci ha condotto inevitabilmente alla crisi dello statuto tradizionale della cultura, andando ben oltre la sua interminabile riproducibilità, grande segno del moderno, verso il suo potenziale infinito. Il suo trasferimento su supporti informatici ne ha senza dubbio aumentate a dismisura le sue innate possibilità combinatorie certamente limitate, nella fase iniziale della sperimentazione, proprio dalla materialità del libro cartaceo, ha superato quella gestibile perché fruibile da qualsiasi lettore o autore umano. I testi culturali, per tanto tempo considerati una macchina generatrice nel senso dell’atto di lettura, sembrano oggi esporre sempre più al suo fruitore, il suo stesso processo di generazione o meglio rigenerazione da parte di un programma. La cultura spostando la propria “residenza” sul web ha indubbiamente degli effetti sulla produzione e sul suo stesso godimento, inclusa la costruzione di nuove comunità interpretative e creative unite da caratteristiche che possono essere molto diverse da quelle attorno cui si aggregavano le comunità precedenti. È evidente, per fare un’annotazione ormai banale, che il filtro critico, che stabiliva cosa diffondere presso il pubblico, è stato sostituito, almeno potenzialmente, da una divulgazione immediata e da un’accessibilità diretta a tutto ciò che dovrebbe essere di divulgare semplice formazione intellettuale. Cosa accade a tutto quel bagaglio di nozioni nell’incontro con i nuovi media? Le nuove tecnologie mettono in crisi tutto questo intaccandone quello che è spesso identificato come il suo nucleo fondamentale, cioè l’espressione di una certa soggettività moderna? Non bisogna giungere ai più recenti social network con le loro molteplici identità virtuali che consentono di costruire per notare quanto sia problematico, il rapporto tra una certa concezione dell’uomo e le potenzialità messe a disposizione da queste moderne ma ormai datate nuove tecnologia, tenuto conto come già la televisione e il cinema abbiano da prima ancora destabilizzato profondamente, sia nelle pratiche sia nell’immaginario, l’autonomia e l’essenza della cultura trasformandola profondamente. Le recenti modificazioni significative del sistema dei media a disposizione e dell’universo culturale in cui esso viene elaborato in immagini, concetti, pratiche e possibilità d’uso, implicano anche modificazioni della forma storica che in essa si trova ad operare. Se la televisione la riesco a criticare per il suo deprivare il soggetto umano di un’autonoma attività, attributo di una sua specifica forma storica, essa d’altro canto ha secondo me contribuito anche a creare una nuova soggettività capace di una nuova cultura e nuovi media. La cultura in questo momento storico sembra mostrare una straordinaria resistenza a lasciarsi modificare dalle nuove tecnologie. Sia da parte di chi la crea, sia da parte di chi la “vive” che mette in campo una sorta di tenacia nell’aderire a una certa idea di cultura oggi divenuta elaborata e per questo dominante. Cosa accade a tutto quel bagaglio di nozioni nell’incontro con i nuovi media? Le nuove tecnologie mettono in crisi tutto questo intaccandone quello che è spesso identificato come il suo nucleo fondamentale, cioè l’espressione di una certa soggettività moderna? Non bisogna giungere ai più recenti social network con le loro molteplici identità virtuali che consentono di costruire per notare quanto sia problematico il rapporto tra una certa concezione dell’uomo e le potenzialità messe a disposizione da queste moderne ma ormai datate nuove tecnologia, tenuto conto come già la televisione e il cinema abbiano da prima ancora destabilizzato profondamente, sia nelle pratiche sia nell’immaginario, l’autonomia e l’essenza della cultura trasformandola profondamente. Le recenti modificazioni espressive del sistema dei media a disposizione e dell’universo culturale in cui esso è elaborato in immagini, concetti, pratiche e possibilità d’uso, implicano anche modificazioni della forma storica che in essa si trova a operare. Se la televisione la riesco a criticare per il suo deprivare il soggetto umano di un’autonoma attività, attributo di una sua specifica forma storica, essa d’altro canto ha secondo me contribuito anche a creare una nuova soggettività capace di nuovi modi di produzione culturale. Le nuove tecniche costituiscono e le vivo oggi come vere e proprie “estensioni” del corpo umano e quindi dal potenziale accrescimento delle nostre capacità che dovrebbero comportare, la mutazione e le modalità percettive dello stesso sapere, dove la formazione intellettuale mi appare come dislocata in un altrove non-umano. Nella virtualità d’internet, pertanto, Cultura sembra paradossalmente “materializzarsi” e in questo modo potenziare in quella dimensione di artefatta che, secondo me in alcuni casi, costituisce un suo tratto fondamentale del cambio dei tempi. Si potrebbe ipotizzare che il nostro patrimonio di conoscenze, nelle sue recenti evoluzioni nel mondo digitale, stia recuperando in forme meno gerarchizzate alcune caratteristiche estetiche che le sono state proprie per secoli, come le citazioni oggi tante in voga, l’imitazione, la collaborazione e la ripetibilità di modelli comunicativi dove primeggiano esempi romantici con i suoi personali con concetti che hanno l’arroganza di essere originali. E’ perciò oggi indispensabile e necessario modellarla al di dentro delle nostre messe a disposizioni nuove tecnologie. Questo mio scrivere non ha ovviamente alcuna ambizione di completezza, vuole piuttosto essere un contributo per fare luce sulle direzioni, i movimenti, le tendenze e, perché no, la qualità, di un clima intellettuale che rischia costantemente di essere sommerso. Forse si è storicamente troppo vicini al fenomeno per averne uno sguardo d’insieme, forse la cultura nelle sue forme tradizionali, sebbene ancora molto praticata, non riesce a tener testa a nuove esperienze artistiche. In ogni caso, una maggiore comprensione delle tecnologie che danno forma alla nostra vita, alla nostra creatività e alla nostra riflessione, può aiutare a cogliere quelle cosiddette contemporaneità cui ho accennato per meglio capire dove la conoscenza culturale sta andando a finire, ancor prima di chiedersi cos’è. Quindi urge una ricostruzione e soprattutto un controllo della diffusione degli artefatti della cultura proteggendola attraverso tradizioni di ordine didattico al fine di salvaguardarla come fosse sopra inciso un diritto d’autore al fine da salvaguardarla dalle mortificazioni a cui è sottoposta da questi tecnologici tempi attuali.

©Gattuso Maurizio Domenico

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