Quando il lutto diventa difficile da accettare

Il lutto rappresenta il dolore per la scomparsa di persone care, un “motivo di angoscioso tormento”. Elisabeth Kubler Ross, psichiatra svizzera, ritenuta fondatrice della psicotanatologia, affermava come la morte non fosse la fine di tutto. Il lavoro di Elisabeth Kubler Ross con i malati terminali l’ha condotta allo sviluppo di un modello di elaborazione del dolore applicabile anche all’elaborazione del lutto. Tale modello è caratterizzato da cinque fasi:

  1. La fase di Negazione caratterizzata dal rifiuto della realtà;

  2. Fase della Rabbia caratterizzato dalla necessità di direzionare il dolore esternamente (Es. “la colpa è del medico che non ha fatto il suo dovere!”) o internamente (Es. “forse se avessi agito diversamente a quest’ora sarebbe ancora qui…)

  3. Fase della Contrattazione o del Patteggiamento caratterizzata da una sorta di negoziato, dalla riacquisizione dell’esame di realtà e dalla rivalutazione delle proprie risorse;

  4. Fase della Depressione caratterizzata dall’idea di inevitabilità della morte e acquisizione di consapevolezza della perdita subita;

  5. Fase dell’Accettazione caratterizzata da un’acquisizione di consapevolezza ed accettazione di quanto accaduto.

Quando viene a mancare una persona cara ciascuno di noi si trova ad affrontare un dolore che di per sé è superabile. Tale dolore diventa patologico quando è presente una difficoltà ad accettare il carattere di ineluttabilità del lutto. Servono mediamente 18 mesi per raggiungere la fase di Accettazione. Per favorire l’accettazione del lutto è indispensabile togliere l’idea che l’evento possa essere in qualche modo modificabile. La sofferenza è, solitamente, direttamente proporzionale al legame provato nei confronti della persona persa. Indipendentemente dagli eventi che hanno connotato la perdita il vissuto del lutto è, di per sé, un processo non semplice da vivere ed impegnativo. Trattare la perdita come una questione ancora aperta e modificabile rende la sua accettazione particolarmente difficile. Ma quali sono esattamente i fattori che possono ostacolare l’accettazione del lutto? Partendo dal concetto che il vissuto del lutto rappresenta un processo di cambiamento di credenze, come affermato da Perdighe e Mancini, (es. la credenza che riavere indietro la persona cara rappresenti un proprio diritto oppure la possibilità di riavere pienamente o in parte quanto perduto) è possibile ostacolare il processo di accettazione attraverso tutti quei fattori che rendono difficile l’abbandono di tali credenze. Tali fattori possono essere esterni o interni all’individuo e sono rappresentati, sempre secondo quanto affermato da Perdighe e Mancini, da:

– Gravità della perdita: intuitivamente si può pensare alla perdita di un figlio come un evento oggettivamente più grave della perdita di un nonno poiché nel primo caso la perdita minaccia o compromette la realizzazione di scopi centrali per l’individuo;

– Mancanza di supporto sociale o isolamento: rappresenta uno dei fattori che predicono maggiormente gli esiti negativi di un lutto. Naturalmente non avere persone che ci supportano e/o che si sostituiscano, almeno in parte alla persona cara che abbiamo perso rendono l’accettazione del vissuto di lutto ancora più complicata;

– Mancata disponibilità da parte degli altri significativi di parlare della perdita subita;

– Comportamenti di censura della manifestazione della sofferenza legata alla perdita;

– Aspettative rigide personali e sociali su quelli che dovrebbero essere le reazioni ed i comportamenti giusti (Es. incitamento a reagire)

Un aspetto fondamentale per riuscire ad accettare più facilmente una perdita rappresenta quindi il lavoro sui fattori sopracitati, la graduale eliminazione dell’idea del lutto come evento modificabile e controllabile e la riorganizzazione della propria esistenza.

Dott.ssa Elisabetta Stillitano – Psicologo Psicoterapeuta – www.elisabettastillitano.it

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