Etiopia. Il fronte democratico a Congresso: sfide e opportunità

Premier Ahmed alla coalizione di Governo: Riscriviamo la storia (DIRE) 4 Ott. – Si e’ aperto ieri a Hawassa, in Etiopia, l’undicesimo Congresso del Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (Ethiopia People Revolutionary Democratic Front, Eprdf) la coalizione attualmente al governo, un appuntamento atteso dal 2015. Fonti di stampa locali sottolineano il ruolo centrale che sta giocando il primo ministro Abiy Ahmed, che e’ riuscito a siglare la pace con l’Eritrea dopo 20 anni e si sta impegnando a ridurre le tensioni tra le comunita’ etniche del Paese. Ieri, Abiy nel suo discorso agli oltre mille delegati dell’Eprfd, ha fatto appello a nuove riforme in senso democratico: “Se vogliamo lasciare una nazione prospera alle future generazioni, dobbiamo prenderci per mano, senza preoccuparci della razza, l’etnia, la religione. Evitiamo anche ruberie e sabotaggi politici”. D’altronde il suo predecessore, Hailemariam Desalegn, e’ stato costretto alle dimissioni proprio per l’ondata di manifestazioni di dissenso – anche violente – contro le sue politiche. Il discorso di Ahmed e’ quindi ruotato attorno a tre nodi principali: lo stato di salute della coalizione, il federalismo su base etnica e questioni sociali tra cui disoccupazione e diritti. Domani, al termine del Congresso, la coalizione scegliera’ il nuovo segretario generale del Fronte e il suo vice. Ahmed e’ dato tra i grandi favoriti, ma i quotidiani ipotizzano che le quattro anime della coalizione – il Partito democratico Oromo (Odp), il Partito democratico Amhara (Adp), il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) e il Movimento democratico popolare dell’Etiopia del sud (Sepdm) – non siano allineate alle sue vedute. Ad esempio, viene ricordato che il Tplf non era favorevole alla riconciliazione con l’Eritrea. Per risolvere il problema, Ahmed ha proposto di superare le divergenze integrando nuovi, giovani leader, tra i piu’ capaci ed esperti. Per porre fine a scontri e tensioni interetniche – le ultime si sono verificate la settimana scorsa e hanno coinvolto 70mila membri della comunita’ Oromo – il premier ha proposto di trasformare l’Etiopia in una repubblica federale, tornando pero’ a biasimare “chi commette violenze di carattere etnico o religioso”. Infine, le riforme sociali e democratiche: oltre a impegnarsi per la piena liberta’ di movimento nel Paese, in modo che si possa lavorare in qualsiasi territorio, il primo ministro e’ tornato a insistere sull’importanza di ampliare lo spazio del confronto libero, volto a permettere a chiunque di contribuire alle scelte politiche nel Paese. Una strada gia’ intrapresa quando il premier ha deciso di invitare al dialogo i partiti di opposizione, anche quelli che si componevano di una militanza armata, affinche’ risolvendo le divergenze mettessero via le armi. “Viviamo un momento in cui possiamo scrivere la nostra nuova storia”, ha assicurato Ahmed. (Alf/Dire) 18:08 04-10-18

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