Quando Google diventa il nostro medico curante

Parliamo di Cybercondria: tale termine deriva dall’unione di due parole, “cyber”, che fa riferimento alla realtà virtuale e ad internet, ed “ipocondria” che fa riferimento ad una patologia caratterizzata da persistente ansia verso il proprio stato di salute. Si tratta di preoccupazioni infondate riferite a sintomi comuni, originate da ricerche su internet. L’ansia del paziente deriva dall’incessante ricerca dei sintomi online, atteggiamento che spesso porta ad ostacolare la diagnosi del medico in seguito al comportamento, da parte del paziente, di riduzione o esagerazione dei sintomi con la finalità di sostenere la propria auto-diagnosi. “Oggi ho avvertito un leggero mal di stomaco il quale, non volendo passare in breve tempo, mi ha causato un po’di preoccupazione spingendomi a cercare su Google la causa di questo dolore. Dai risultati delle mie ricerche è probabile io abbia un tumore allo stomaco! Ciò che ho letto mi ha parecchio agitato e per placare la mia ansia crescente ho iniziato a cercare altre informazioni online.” Quanti di noi si rispecchiano in questa situazione? La ricerca di informazioni online può destare preoccupazioni di avere o di poter sviluppare gravi malattie. Questo tipo di pazienti pone scarsa attenzione all’attendibilità delle sorgenti informative. Il comportamento di ricerca dei sintomi online diventa particolarmente rischioso dal momento in cui su internet vengono spesso pubblicate notizie false o poco attendibili. Le attuali caratteristiche di internet possono quindi portare all’aggravamento della sintomatologia ansiosa collegata al comportamento decisamente poco utile di incessante ricerca. Tale ricerca, che rischia di sfociare in una vera e propria ossessione, termina spesso con l’incapacità di prendere una decisione e di focalizzare la propria attenzione su una specifica informazione a causa dell’elevato numero di “diagnosi” recuperate, spesso discordanti. La cybercondria sta generando un numero sempre maggiore di “malati immaginari” in seguito alla facilità di accesso alle informazioni su Internet. Inoltre, ad aggravare questa condizione, vi è la tendenza a saltare a conclusioni tragiche con conseguente aumento della frequenza delle visite in ospedale. L’eccessiva ansia per la propria salute porta il paziente a consultare un numero sempre maggiore di medici in cerca di sostegno della propria auto-diagnosi online. Precedentemente tale fenomeno veniva in qualche modo gestito dall’esterno (nel caso dell’ipocondria) ma oggi, con la mole di informazioni reperibili dal “dottor Google”, il paziente si trova in solitudine a dover gestire informazioni mediche contrastanti. Questa tipologia di pazienti arriva ad invalidare la propria vita riducendo il tempo libero e spesso anche quello lavorativo per dedicarlo sempre di più alla ricerca dei propri sintomi. Spesso questo atteggiamento interferisce negativamente anche nella vita familiare di questi pazienti. Diventa indispensabile, al fine di ristabilire gli equilibri della propria vita, interrompere immediatamente questo atteggiamento e assumere la consapevolezza che la propria ansia, in seguito a questi comportamenti di ricerca online, anziché diminuire, aumenta. Un processo di diagnosi non può essere effettuato semplicemente inserendo alcuni sintomi all’interno dei motori di ricerca di Internet ma solo attraverso un colloquio con il medico curante, che ha la competenza in merito, acquisita con anni di studio ed esperienza.

Dott.ssa Elisabetta Stillitano

Psicologo Psicoterapeuta – www.elisabettastillitano.it

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