“European ‘Ndrangheta connection” i particolari dell’operazione Internazionale

Alle prime ore di oggi 5 Dicembre 2018, è stata eseguita un’imponente operazione giudiziaria internazionale che vede impegnate Autorità Giudiziarie e Forze di Polizia di Italia, Germania, Paesi Bassi e Belgio, in un’azione comune contro la ‘Ndrangheta e le sue proiezioni in Europa e nel Sud America, nel quadro di un’organica ricostruzione di molteplici attività delittuose poste in essere, sul territorio nazionale e all’estero, da diversi esponenti di affermate e risalenti famiglie della criminalità organizzata calabrese, operanti principalmente nel cuore della Locride. Nell’ambito dell’“Action day” – scattato alle ore 04.00 – sono stati arrestati, in contemporanea, in diversi Stati europei e del Sud America, 90 soggetti, accusati, a vario titolo, di gravi delitti, fra i quali, associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, associazione mafiosa, riciclaggio, fittizia intestazione di beni ed altri reati, aggravati dalle modalità mafiose. 

L’operazione è il frutto di anni di intenso lavoro investigativo svolto nell’ambito di una Squadra Investigativa Comune (Joint Investigation Team) costituita il 18.10.2016, a L’Aia (NL), presso Eurojust tra Magistratura e Forze di Polizia di Italia, Paesi Bassi e Germania, cui hanno aderito, per l’Italia la Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria con il supporto della Procura Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, la Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria con il supporto del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro con il supporto del Servizio Centrale d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza ed il IV^ Gruppo del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza; per la Germania la Procura di Duisburg e il Bundeskriminalamt (B.K.A.) di Wiesbaden, per i Paesi Bassi la Procura di Zwolle e il F.I.O.D. (Corpo olandese di polizia fiscale ed economica) di Eindhoven. L’iniziale accordo è stato ampliato con l’ingresso dell’Agenzia Europol, per i profili d’analisi e coordinamento, e lo specifico apporto di Belgio e Svizzera, in qualità di membri osservatori e cooperanti, in base ad accordi di natura rogatoriale.

 La costituzione di tale J.I.T., per come si dirà, si è rivelato un tassello di cooperazione operativa decisivo nella gestione delle indagini e nella condivisione del patrimonio informativo e probatorio acquisito nel corso delle attività svolte nei diversi Paesi membri, e sotto questo profilo l’attività di coordinamento internazionale svolta dal Desk Italiano presso Eurojust è stata preziosissima. L’obiettivo della Squadra Investigativa è stato quello di perseguire un gruppo criminale di stampo ‘ndranghetista, dedito al traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio e reinvestimento di rilevati capitali finanziari, operante in Italia e nel Nord Europa, all’interno del quale G. G. cl. 1966, originario di Bovalino (RC), rappresentava il principale punto di riferimento delle cosche prevalentemente di San Luca (PELLE-VOTTARI e ROMEO) ma anche di Natile di Careri (CUA-IETTO) e Gioiosa Jonica (tramite gli URSINI), per il reinvestimento di capitali illeciti in attività commerciali nel settore della ristorazione in Nord Europa.

L’inchiesta “European ‘Ndrangheta connection” ha dimostrato che il G. si occupava, prima sul territorio olandese e poi su quello tedesco, di investire ingenti somme di denaro in attività commerciali operanti nel lucroso settore della ristorazione, fungendo, quindi, da collettore per l’investimento di denaro provento di affari criminali per conto di numerosi soggetti, molti dei quali facenti parte di diverse cosche di ‘Ndrangheta dell’area ionica della provincia reggina, i quali divenivano, in tal modo, soci occulti delle attività commerciali a lui riconducibili. Tra questi il ristorante “La Piazza 3” e l’adiacente gelateria “Cafè La Piazza” di Brüggen (D), che costituivano, tra l’altro, la sede di supporto logistico ai traffici di droga (cocaina) proveniente dall’America Latina, stoccata tra Olanda, Belgio, Germania e distribuita tra l’altro in diverse regioni italiane. Nello specifico settore del traffico internazionale di cocaina, l’inchiesta ha consentito di disvelare l’esistenza di una agguerrita consorteria calabrese di stampo ‘ndranghetista, in grado di contare su basi logistiche dislocate in più Regioni d’Italia ma anche, e soprattutto, nei Paesi Bassi e in Germania, estremamente organizzata ed economicamente florida, composta da numerosi accoliti e dotata di una vera e propria flotta di mezzi necessaria per far giungere a destinazione la cocaina.

 In tale contesto, emergevano esponenti delle cosche ‘ndranghetistiche dei PELLE-VOTTARI, R. alias “Stacchi” e G. “Ciceri” di San Luca (RC), molti dei quali già da anni stabilmente residenti in Nord Europa, luoghi ove coordinavano agevolmente grosse importazioni di cocaina dall’America Latina, senza mai allentare i rapporti con l’originaria Calabria.  Tra i personaggi verticistici spiccano nomi blasonati nel panorama del traffico internazionale di stupefacenti quali: i fratelli M.G. (già latitante) e F., originari di Locri; M.J. M.; G.G. classe ‘63; C.A:, alias “U Tignusu; R.D. alias “Corleone”; R.F.L.; R.S.; S.D..  

Tali soggetti, deputati alla pianificazione delle importazioni ed al successivo smistamento della droga sul territorio nazionale, in particolare in Calabria e Lombardia, operavano in un’ottica prettamente aziendale, avevano spostato i loro interessi in Nord Europa, ove risulta più agevole ed economicamente vantaggioso procurarsi ingenti quantitativi di cocaina in arrivo direttamente dai Paesi produttori sudamericani, principalmente, nei sedimenti portuali di Anversa e Rottherdam. Il compito di recuperare e modificare ad hoc numerose autovetture, dotate di complicatissimi doppifondi, così da renderle praticamente “impermeabili” ai normali controlli su strada da parte delle diverse Forze di Polizia, era affidato a un sodalizio di pregiudicati turchi, da anni trapiantati in Germania, ove gestivano un autonoleggio, mentre il traporto del narcotico in Italia veniva delegato a fidati ed esperti corrieri che raggiungevano Calabria e Lombardia, ove la cocaina veniva immessa in commercio.  Grazie ad un’intuizione investigativa di fondamentale importanza, che ha consentito ai finanzieri ed ai poliziotti impegnati nell’investigazione di ascoltare in Italia le conversazioni captate in territorio tedesco, in diretta, sfruttando appositi server in dotazione al BKA, nonostante le accortezze poste in essere dai trafficanti, dal mese di Marzo al mese di Giugno 2017, venivano sequestrati oltre 33 kg di cocaina (nel corso di tre distinti interventi repressivi svolti in Italia ed in Svizzera) con l’arresto, in flagranza di reato, di tre corrieri.

Dallo scambio informativo con il FIOD olandese è stato, inoltre, possibile ricostruire un episodio criminale, risalente al 2015: il sodalizio, sfruttando una ditta costituita ad hoc ed intestata ad una “testa di legno”, tentava di importare, con la complicità di trafficanti di Guyana e Suriname, un carico di cocaina pari a 95 kg, sottoposto a sequestro al porto di Rotterdam.  Per quanto concerne l’Italia, l’ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria – concordando pienamente con le risultanze investigative rassegnate in una corposa richiesta di misure cautelari avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria ed acquisite nel corso di complesse e articolate indagini condotte dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza – ha emesso tre distinte ordinanze di custodia cautelare (nr. 52/2018 R.O.C.C., nr. 53/2018 R.O.C.C., nr. 54/2018 R.O.C.C.) disponendo la misura cautelare della custodia in carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di 70 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, associazione mafiosa, riciclaggio, fittizia intestazione di beni ed altri reati, aggravati dalle modalità mafiose.

Quanto agli altri Stati, il BKA tedesco procederà all’arresto di 10 soggetti, di cui 6 sono colpiti anche dal titolo custodiale italiano (B.S., nato a Bonn (D) il 17.01.1980, B.H., nato a Mersin (TR) il 15.12.1980, G.G., nato a San Luca (RC) il 07.12.1963, M.J.M., nato a Cinquefrondi (RC) il 03.05.1989, M.G., nato a Locri (RC) il 29.11.1985 e K. T., nato a Colonia (D) il 12.10.1984). Le Autorità tedesche hanno emesso provvedimenti cautelari in carcere anche nei confronti dei calabresi G.B., nato a Duisburg (D) il 06.03.1978 e G.F., nato a Locri (RC) il 13.12.1985, entrambi indagati per traffico di droga. G.F., presente attualmente in Italia, verrà arrestato sulla base di un M.A.E. emesso dall’A.G. tedesca.  Le Forze di Polizia Olandesi aderenti al JIT procederanno all’arresto di 7 persone, fra cui G. G. cl. 1966, che dovrebbe trovarsi a Tegelen, al confine tra Olanda e Germania, colpito dal M.A.E. emesso dall’A.G. italiana.

La Polizia Belga coopera nell’esecuzione di 3 M.A.E. emessi dall’A.G. italiana nei confronti di C.A.C., S.S. e S.D. cl. 1989 e procederà all’arresto di ulteriori 9 soggetti indagati nell’ambito di autonome indagini delle Autorità Belghe.  Prenderanno parte in Italia all’Action day investigatori del F.I.O.D. olandese. Poliziotti e Finanzieri italiani parteciperanno alle operazioni in Germania ed Olanda. Tra i soggetti colpiti dal provvedimento restrittivo emesso dall’A.G. italiana figura il noto narcotrafficante I.A. (zio di M. G. e F.), già tratto in arresto a Colonia (D) il 3.08.2016, dopo un lungo periodo di latitanza, in quanto nei suoi confronti, nel corso delle indagini, sono stati acquisiti precisi elementi di responsabilità in merito alla pianificazione, posta in essere poco prima della sua cattura, di un ingente narcotraffico di centinaia di chilogrammi di sostanze stupefacenti. Analogo rilievo assume l’aver azzerato un consolidato gruppo di persone di origine campana in rapporto di stretta collaborazione con le famiglie della Locride che nel corso del tempo è stato capace di organizzare e gestire importanti carichi di cocaina provenienti dal Sud America. Soffermandosi proprio sulle importazioni in Europa di grossi quantitativi di cocaina, è emerso un sodalizio di potenti narcotrafficanti che dai Paesi produttori facevano giungere sulle piazze europee massicce quantità di cocaina.

Aumentando il potere di penetrazione investigativa, grazie ad una sinergica collaborazione con la D.E.A. americana, è stato possibile disvelare i rapporti illeciti delle cosche di ‘ndrangheta monitorate con alcuni soggetti campani, già indagati nell’ambito di un distinto fascicolo processuale, tra i quali la pluripregiudicata M. R. C., compagna del boss della mafia catanese S. C., indiscusso capo dell’omonimo clan di Catania, ed i germani S. e G. F. R. Tali soggetti campani hanno, sin da subito, rivelato un’enorme disponibilità economica da investire nel narcotraffico, riuscendo ad importare dal Sudamerica centinaia di chili di cocaina. Mentre S. R., già latitante in Colombia per altre vicende legate agli stupefacenti, tratto in arresto proprio in Sudamerica grazie al proficuo scambio informativo con la DEA, curava, da esperto broker, de visu i rapporti con i Cartelli colombiani, il fratello G. F. coordinava le attività in Campania e la “donna di Napoli”, la C. appunto, manteneva i rapporti con più consorterie, anche al fine di garantire lo “scarico” della cocaina in più porti sia italiani che europei.

La sinergia criminale tra tali soggetti emergeva nitidamente quando un carico di circa 60 kg. di cocaina giungevano al porto di Gioia Tauro e la Campagna si affidava ai potenti sodali calabresi per recuperare la partita di narcotico.  Anche sulla base del continuo e proficuo scambio info-investigativo tenuto tra le forze di Polizia operanti, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, si riusciva a ricostruire l’intero illecito affare, conclusosi con il sequestro di 57,77 kg di cocaina effettuato ad opera dalla Guardia di Finanza di Gioia Tauro nel novembre del 2016.  In una sorta di “mutua assistenza criminale”, in una successiva occasione saranno, invece, i calabresi a tentare di sfruttare le “conoscenze” dell’abilissima Campagna, per recuperare una partita di cocaina dirottata in Grecia.  Nel tempo, i soggetti campani collegati alle cosche di ‘Ndrangheta si sono dimostrati tanto potenti economicamente, da non accusare i durissimi colpi assestati dagli inquirenti: basti pensare che, in un arco temporale relativamente ridotto, sono stati sottratti dalla disponibilità dei criminali oltre 360 kg di stupefacente. Più nel dettaglio, oltre al sequestro effettuato presso il porto di Gioia Tauro di cui sopra, il primo imponente riscontro lo si otteneva quando le Autorità panamensi, nell’aprile del 2016, procedevano al sequestro di 129 kg di cocaina, destinati al porto di Napoli.  Nonostante l’ingente perdita, ben presto, viene predisposto un nuovo progetto, teso ad importare la cocaina dal Sudamerica, questa volta attraverso un porto del Nord Europa. È proprio la C. che, accompagnata dal figlio C. S. S., si reca in Olanda per organizzare l’esfiltrazione della droga. Nel frattempo gli investigatori avevano individuato il container “contaminato” che veniva dirottato dall’Olanda al Belgio per lo sdoganamento.

Malauguratamente per i trafficanti, i militari del Nucleo P.E.F./G.I.C.O., per il tramite della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, attivavano le Autorità belghe che, il 25.01.2017, rinvenivano, presso lo scalo portuale di Anversa 169,45 kg di cocaina stipati in un container. In ultimo, nell’Aprile del 2018 veniva operato l’ultimo sequestro, pari a 7 kg di cocaina, che i narcos avevano tentato di far giungere in Italia, questa volta facendo sbarcare il carico presso il porto di Livorno. Il sequestro in Toscana è l’ulteriore conferma delle enormi potenzialità degli indagati che, con facilità estrema, curavano l’importazione di massicce quantità di cocaina dal Sudamerica e che, con altrettanta abilità, riuscivano a trovare in più porti quello che, nel gergo dei narcos, viene definito come “scarico”, ovverosia la possibilità di far uscire la droga dal sedimento portuale d’arrivo grazie ad “agganci” locali utili allo scopo.

 Le indagini hanno avuto origine nei primi mesi del 2015 con l’avvio di molteplici attività tecniche da parte della Polizia di Stato nei confronti di diversi soggetti – residenti anche in Nord Europa – tra i quali figuravano P. F., M. G., i fratelli R. S. e F. L. nonché G. G.. Quest’ ultimo, sebbene privo di precedenti specifici, aveva continui rapporti con esponenti della ‘Ndrangheta ionico-reggina, tra cui I.A. (all’epoca latitante), genero di G. S., capo dell’omonima famiglia sanluchese intesa “Ciceri”.

Nel 2016, le investigazioni condotte in Italia e Olanda con l’apporto sul fronte patrimoniale del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria (N.S.P.V.) della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, facevano emergere variegati interessi commerciali di G.G. nella località di Brüggen (Germania), in cui lo stesso stava avviando numerose attività nel settore della ristorazione. Una prospettiva che permetteva di allargare subito il fronte d’indagine, coinvolgendo nell’inchiesta anche magistratura e polizia tedesche. Contemporaneamente, nell’ambito dell’indagine antidroga denominata “Hermes”, il Nucleo P.E.F. G.I.C.O./Sezione G.O.A. della Guardia di Finanza di Catanzaro, unitamente allo S.C.I.C.O. di Roma, delegato anch’esso dalla D.D.A. di Reggio Calabria, stava investigando su un gruppo criminale della Locride attivo nel traffico di stupefacenti (IETTO-MARANDO), i cui esponenti principali erano emersi anche nelle attività investigative della Polizia di Stato. Nella successiva progressione investigativa, il lavoro congiunto permetteva di definire le proiezioni delle cosche reggine PELLE-VOTTARI e CUA-IETTO in Olanda e nell’area tedesca della Renania settentrionale – Westfalia, documentando le strategie di traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e reimpiego di beni di provenienza illecita nel settore immobiliare e della ristorazione (ristoranti, pizzerie, bar) nelle aree di confine tra Paesi Bassi e Germania, con espansioni in territorio belga.

Nel medesimo contesto di indagine, l’intercettazione telematica avviata sullo smartphone di P.P., nell’ottobre del 2016, consentiva alla Squadra Mobile di Reggio Calabria di trarre in arresto il padre del giovane, il noto latitante P.A. inteso Vancheddu, che stava trascorrendo la latitanza nel cuore della locride, gestendo attivamente anche i traffici di stupefacenti verso il Nord Europa. Contestualmente, le attività tecniche consentivano di documentare i viaggi che P.D. aveva effettuato in Brasile per incontrare esponenti dei cartelli del narcotraffico, con i quali pianificava e definiva le trattative per l’invio in Italia di una partita di cocaina, sequestrata il 24 marzo 2017 (25,66 kg) al porto di Gioia Tauro, successivamente agli altri sequestri, effettuati in rapida successione, sempre nel porto di Gioia Tauro, il 15 Novembre 2016 (57 kg), di cui già si è detto, e il 17 Novembre 2016 (15,67 kg). In tale variegato contesto, le indagini portavano alla luce le responsabilità di numerosi altri personaggi di spicco della cosca PELLE, tra cui il citato P.A. (allora latitante), il fratello P.D. e suo figlio P.G., G. G., G. A., S.S., P.G., P.S., G.G., C.A.C. e C.M.R., quest’ultima moglie del capo clan catanese C. S., in atto detenuto.  Quest’ultimo aspetto conferma il dato, ormai storicamente consolidato, di una proficua ed attuale saldatura criminale tra le cosche della ‘ndrangheta calabrese e i clan mafiosi di altre aree, i quali tuttora operano congiuntamente per l’approvvigionamento di cocaina e cannabis nei rispettivi territori di competenza. L’indagine dimostra come il nucleo essenziale degli affari illeciti della cosca PELLE-VOTTARI risieda nel traffico internazionale di stupefacenti.

Tale assunto trova riscontro nella conversazione del 18.11.2016, in cui il giovane P.D. discuteva con il sodale G.G. in merito all’importazione dei circa 57 Kg di cocaina giunti dal Sudamerica, finanziati in parte dalla famiglia PELLE. In tale circostanza, mentre i due ragionavano circa l’organizzazione iniziale del traffico, G.G. interrogava P. D. circa la paternità del suddetto traffico di sostanza stupefacente, per poi sottolineare esplicitamente, ancora, che i maggiori promotori di tale illecito traffico erano stati il narcotrafficante e broker C. A. C. e P. A. cl.62, padre di D. (“…Si però quello che ti voglio dire io scusa… Il lavoro di chi è?…””… Il suo?…” “…Di tuo padre?…”), replicando P.D. in senso affermativo (“…Eh!…”). Di pari passo, le attività in argomento hanno svelato anche l’intricata rete di smercio della cocaina che P.A. e i propri sodali avevano impiantato sul territorio nazionale, cedendo numerose partite di stupefacente anche ad esponenti di altri clan della locride, tra cui quelli della potente cosca dei “BARBARO” di Platì.

Le risultanze acquisite nel corso delle attività investigative hanno altresì consentito di contestare il delitto di associazione mafiosa, con diversificati ruoli di partecipazione alla ‘Ndrangheta, a P.A., P.D. cl. 1992, P. D. cl. 1950, P.F., P.G. 1981, Z.A., G.G. classe 1966, R.S. classe 1992, R.F.L. L’estrema pericolosità della cosca PELLE-VOTTARI, comprovata dalla faida con gli STRANGIO-NIRTA, riesplosa con la strage di Duisburg (D) del ferragosto 2007, è ulteriormente dimostrata, oggi, dalla disponibilità di arsenali di armi, come accertato nel corso delle attività tecniche disposte nell’ambito delle indagini. Altro aspetto saliente della indagine si rinviene nel progressivo tracciamento degli interessi finanziari delle famiglie “PELLE-VOTTARI” e “ROMEO” di San Luca, le quali – al pari di M. G. (altro esponente ‘ndranghetistico di rilievo) – avevano inteso affidare al citato G.G. il reinvestimento di una parte dei propri capitali illeciti nel settore della ristorazione estera.

 Il lavoro svolto – nell’ambito di complesse investigazioni internazionali – dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e, per la parte di specifica competenza, dal IV Gruppo del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Reggio Calabria permetteva di definire le proiezioni delle cosche reggine PELLE-VOTTARI e CUA-IETTO in Olanda e nell’area tedesca della Renania settentrionale – Westfalia, documentando le strategie di traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e reimpiego di beni di provenienza illecita nel settore immobiliare e della ristorazione (ristoranti, pizzerie, bar) nelle aree di confine tra Paesi Bassi e Germania, con espansioni in territorio belga. Le indagini finanziarie e gli accertamenti economico-patrimoniali svolti dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno quindi consentito di individuare cespiti immobiliari e attività commerciali acquisiti dagli indagati in territorio italiano, tedesco ed olandese, per i quali il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo, sia quali beni direttamente strumentali alle condotte criminali, sia quali beni di cui gli indagati disponevano in “sproporzione” rispetto ai redditi leciti prodotti.

Le verifiche patrimoniali sono state effettuate utilizzando l’applicativo “Molecola” e con l’ausilio informativo della banca dati SIVA2 in relazione a diverse segnalazioni di operazioni sospette che risultavano sul conto dei soggetti investigati. In tale contesto spicca la figura del citato G.G., titolare di molteplici attività commerciali e di ristorazione nelle cittadine di Wesseling e Brüggen, considerate il “perno centrale” della strategia attuata in modo unitario dalle cosche di San Luca. Si tratta di una conferma paradigmatica dell’operatività transnazionale delle ‘ndrine calabresi che, per la prima volta, viene consacrata in una indagine di respiro internazionale, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e svolta dalle Polizie Giudiziarie citate con la diretta collaborazione degli omologhi organismi tedeschi ed olandesi, che si sono fatti anch’essi promotori della costituzione di una Squadra Investigativa Comune.

A dimostrazione della grande capacità pervasiva all’estero della ‘ndrangheta e della sua pericolosità sociale, si riporta un brano di una intercettazione in cui P.D. raccontava un aneddoto riguardante i fratelli“Civas” e “Zucchero” identificati S.F. e S.S. Costoro, durante una serata trascorsa all’interno di un night di Amsterdam (NL), avevano iniziato a sparare, generando la fuga di tutti gli avventori; proprio in quel momento, arrivava nel locale lo zio di P.D., V.S., già latitante ed esponente dell’omonima famiglia, in compagnia di uno o più soggetti, il quale, riconoscendo i due fratelli e disapprovando il loro comportamento, aveva tranquillizzato il proprietario del locale promettendogli che sarebbero stati risarciti tutti i danni causati dai due S.: “…Sono entrati in un night bum, bum, bum, bum …incomp…tutti che scappano, hanno cominciato a scappare anche loro… Come vanno per scappare nel …incomp… con questo pazzo che ancora ce l’aveva in mano… E voi cosa fate qua? Dice che appena li ha visti si è spaventato… Si è vergognato non spaventato, si è vergognato, torna indietro va dal proprietario vedi che domani sera vengono degli amici vedi che tutto pagato che pago io gli ha detto, è salito in macchina ed è corso via… Ha detto mio zio S., noi ci siamo vergognati”. Contestualmente, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo di numerosi beni direttamente riconducibili a G.G. che verrà eseguito con il diretto concorso delle autorità tedesche: R. Im-& Export GmbHconsede in StoffelerStraβe, 5 – Düsseldorf, istituita nel Gennaio 2015 a nome di R.G. (nato a Partinico (PA) il 12.04.1963 e residente in Sauerbreystraβe 6 – 42697 Solingen), formalmente operante nel settore import-export di svariate merci, quali carbone e legno, ma appositamente creata per il traffico internazionale di droga essendo emerso chiaramente che la stessa era stata costituita al precipuo scopo di rappresentare strumento di copertura per l’importazione di cocaina dal Sudamerica (gruppo IETTO – MARANDO); Quote della società“AFG Gastronomie GmbH” (che ha gestito il ristorante “il Pettirosso”ex Leonardo da Vinci), in quanto il compendio investigativo dimostra come lo stesso costituisse la base logistica e di incontro di molti dei componenti l’associazione finalizzata al narcotraffico, nonché come espediente per il reinvestimento dei proventi derivanti dall’illecito traffico (gruppo IETTO – MARANDO); Quote societarie “La Piazza 3 Gastronomie GMBH”, con sede in Brüggen (Germania) Klosterstrasse 13, di proprietà di G.G., (5% del capitale sociale pari a 1.250,00 euro) e quote societarie “La Piazza 3 Gastronomie GMBH”, con sede in Brüggen (Germania) Klosterstrasse 13, di proprietà di J.R., oggetto di operazione di fittizia intestazione, formalmente attribuite esclusivamente in capo a G. e J.R., mentre risultavano schermati almeno due altri soci occulti che avevano finanziato l’operazione, ossia URSINI Santa per l’importo di euro 14.500,00 e R.S. per l’importo di euro 10.000,00 (gruppo PELLE – COSTADURA – ROMEO); Intero complesso aziendale denominato Bar – gelateria “Cafè La Piazza U.G di Brüggen”, essendo emerso con evidente chiarezza le operazioni di fittizia intestazione, formalmente intestata a P.A., detto “Piritino” (50%), C.O.A. (50%) (dal 05.07.2016 al 03.09.2017), nonché, dal 03.09.2017, a E.R., mentre, secondo l’impostazione accusatoria, l’effettiva proprietà della società apparteneva a diversi altri soggetti (ovvero P.D. classe 1992, S.G. classe 1995, S.G. classe 1959, R. D., R. G., R.F., M.G.) che avevano investito somme di denaro in tale attività, unitamente all’amministratore delegato G. G. cl. 66, che si avvaleva della collaborazione dei nipoti R.S. e R.F.L.. Gli investimenti, peraltro, venivano effettuati da soggetti coinvolti in numerosi illeciti in materia di sostanze stupefacenti e attinti, altresì, dall’addebito associativo mafioso (gruppo PELLE – COSTADURA – ROMEO).

 In Italia verranno sequestrate  14 auto e 4 ciclomotori, quote societarie, diversi terreni, fabbricati e la villa di G.G. cl. 1966, sita a Bovalino (RC).  In relazione all’investimento in Brüggen (D) presso il Ristorante LA PIAZZA 3 GASTRONOMIE Gmbh, G.G. diviene socio ufficiale della famiglia URSINI/JERINO’, quest’ultima rappresentata formalmente da J.R., figlio di J.A.D., a sua volta genero di U.S., entrambi destinatari, a diverso titolo, di un decreto di fermo nell’ambito dell’Operazione “TYPOGRAPHIC” della D.D.A. di Reggio Calabria per i reati di usura ed abusiva attività finanziaria, aggravati dal metodo mafioso.  Proprio quest’ultima ha investito in prima persona il denaro nell’attività ed incontrato personalmente G.G. per discutere in merito al progetto imprenditoriale da lei finanziato e portato avanti dallo stesso G. il quale si occupava di tutto, dall’allestimento del locale, al reperimento del personale, alla gestione delle pratiche amministrative, commerciali e bancarie.

Le indagini hanno permesso di appurare come all’investimento partecipano in maniera occulta anche i nipoti di G.G., R.S. e R.F.L.. La loro presenza nel ristorante è riscontrata in diverse intercettazioni così come il loro effettivo interesse nell’attività. Il percorso de LA PIAZZA 3 GASTRONOMIE Gmbh si è incrociato, dopo poco tempo, con quello del CAFE’ LA PIAZZA U.G., bar gelateria che viene costituito in posizione attigua al ristorante. Quest’ultimo investimento rappresenta uno spaccato significativo del ruolo rivestito dal G.G. per la criminalità organizzata calabrese. Nella gelateria, in cui G. risulta in origine amministratore, lo stesso si occupa di tutto, e a lui tutti i soci occulti di volta in volta emersi si affidano, anche quando non sono del tutto d’accordo con le scelte da lui stesso fatte, come nel caso di M.G.. Tale affidamento è probabilmente frutto della riconosciuta capacità di G. di celare la vera natura delle attività commerciali avviate dalla ‘Ndrangheta, nonché l’attitudine ad effettuare truffe alle assicurazioni (con la possibilità quindi di ripulire ulteriormente l’illecito capitale investito attraverso la liquidazione dei sinistri), ma anche nella capacità di reperire soggetti da utilizzare quali prestanomi per le società. Al riguardo, i citati C.A.C. e R.D., su espresso mandato del G.G., danneggiavano volontariamente il ristorante la Piazza 3 e l’adiacente gelateria di Brüggen, beni assicurati di cui G.G. era comproprietario (la Piazza 3), amministratore delegato e socio occulto (Cafè La Piazza), il tutto in modo che G. presentasse alle Autorità di Polizia Tedesche una falsa denunzia di danneggiamento e così ottenesse un indebito risarcimento in denaro dalla società di assicurazione, da suddividere fra gli esecutori del danneggiamento, il G., il nipote R. S. (socio occulto del ristorante) ed altri.

In particolare, P.D. commentava l’attitudine truffaldina di G.G. (alias “Gianni da mamma”) (“Ragazzi vedete che imbro… Vedete che… Tu no… Tu lo conosci? Vedi che è un imbroglione… Un imbroglione che Dio ce ne li…”), spiegando il modus operandi del G. in relazione all’apertura di ristoranti in Olanda secondo cui, una volta comprato il locale, G., dopo averci guadagnato, lo assicurava contro furto e incendio (“Apre il ristorante 60.000 (sessantamila) euro, se lo prende, se lo paga, se lo strapaga, contropaga, lo assicura furto e incendio, là come va?”) per poi proseguire con i danneggiamenti dolosi e l’incasso del risarcimento assicurativo (“Prende fuoco… Fuoco, un poco di fumo, 300.000 (trecentomila) euro di danni…”). Il P., inoltre, con riferimento al rimborso assicurativo, precisava: “Lo aggiusta, glielo vende ad un tedesco per 280 (due e ottanta), ad un Tedesco… Ad un Olandese per 280 (due e ottanta)… L’olandese dopo… Dopo sei mesi si è arreso…” e poi “E …inc… e lo ha venduto di nuovo a G. per 200”.  Inoltre, è stato documentato che G.G. offriva la disponibilità dei locali, quali punti di appoggio per le persone coinvolte nei traffici di stupefacenti, nonché disponibilità a ricevere i rampolli delle famiglie di ‘ndrangheta che vengono inviati da San Luca (RC) per trovare un impiego.

 Sotto quest’aspetto, l’operazione “European ‘Ndrangheta connection” restituisce in maniera chiara solidi elementi in ordine al reinvestimento all’estero di proventi derivanti dal traffico internazionale di sostanze stupefacenti, posto in essere da soggetti appartenenti alla criminalità organizzata del versante jonico calabrese. Le attività investigative hanno beneficiato del coordinamento di Eurojust ed Europol nonchè della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e della D.E.A. statunitense.

Comunicato Stampa – Questura di Reggio Calabria

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