Il 2019 di Viaggio in Italia non può che iniziare dalla sconvolgente bellezza di Matera, da qualche giorno e per tutto l’anno, Capitale Europea della Cultura. Un posto unico, questa città del Sud che sta vivendo da almeno vent’anni a questa parte un periodo di fulgore. E’ un boom continuo di turisti e di eventi, e quelle case-grotta simbolo di miseria nera che fece gridare allo scandalo anche qualche statista nel secondo dopoguerra, oggi vengono valutate a peso d’oro. I russi, soprattutto, acquistano a man bassa, ricavandoci alloggi e spa di lusso, ove il pernottare peraltro non risulta cosa facile in nessun periodo dell’anno, viste le prenotazioni. E si, perché a Matera il turismo sbanca 365 giorni su 365, ma il suo popolo rimane mite e discreto come pochi, consapevole che questa manna dal cielo necessita di tanto impegno e nessuna superbia. 60.000 abitanti, capoluogo di provincia nell’Italia unita solo dal 1927, Matera sta in Basilicata, assoggettata al capoluogo di regione Potenza (che a sua volta flirta con Salerno), ma strizza l’occhio alla Puglia da sempre. Fino al 1663, infatti, la città era collocata all’interno della Terra d’Otranto, anno in cui fu aggregata alla Basilicata ed elevata a suo capoluogo, rimanendo tale però sono al 1806, quando alla dignità di capoluogo assurse Potenza, per la sua posizione più centrale rispetto alla regione. Altamura, d’altra parte, è a un tiro di schioppo, Bari nelle vicinanze e i baresi qui sono venuti a investire nel commercio da generazioni. Le meraviglie della città sono tante, ma è il suo insieme a rendere indimenticabile il ricordo della sua visita. C’è un punto che consiglio di raggiungere, prima ancora di addentrarsi nei vicoli del centro, ed è chiamato il Belvedere di Murgia Timone. La foto-cartolina di Matera può essere scattata da qui. Le case sono a poche centinaia di metri in linea d’aria, ma è un ripido canyon a frapporsi fra noi e il posto. Sotto, scorre il torrente Gravina e in pratica siamo già dentro il Parco archeologico della Murgia, istituito nel 1978. La zona è ricca di chiese rupestri, romitori e monasteri. Le grotte, vicinissime a noi e in gran parte visitabili, anche se la giornata non è delle migliori, ci raccontano che i primi insediamenti umani avvennero da questa parte del versante. Poi, ci si trasferì dall’altra parte. E osserviamolo bene, quest’altro versante. Uno sperone ove sorge la Cattedrale e alcuni dei più importanti palazzi storici come il Lanfranchi e il castello #Tramontano, tutti luoghi percorsi da una lunga via che corre lungo la cornice, separano i due grossi solchi. In pratica si tratta di due grandi fosse, dove centinaia di piccole case e chiese hanno conquistato nei secoli spazio e volume alla roccia. Un formicaio umano, un groviglio di vicoli, terrazze, orti e campanili che diede l’idea a Carlo Levi nel suo celebre “Cristo si è fermato a Eboli” di un girone dell’inferno. I due Sassi, il Barisano e il Caveoso, come due imbuti rovesciati dei gironi danteschi, una visione che però Guido Piovenenel suo Viaggio in Italia contesta, perché a suo vedere è la vita che brulica in questi anfratti, sia pur dura e misera e non l’idea di morte che una visione infernale può associare. La parte moderna della città, invece, sta subito dietro e costituisce, di per se, ulteriore anche se meno suggestiva attrattiva. Eppure ci sarebbe da studiare e ricordare sul modo in cui furono tirati fuori dai Sassi migliaia di materani (18.000 potrebbe essere il numero più plausibile) per essere collocati, a metà degli anni ’50, in quartieri dignitosi e moderni, ma soprattutto completi dei più elementari servizi pubblici. Una legge del 1952, la legge dei Sassi, provvide a questo. I migliori urbanisti e architetti si cimentarono nella creazione della Nuova Matera, con i quartieri di Martella, Spine Bianche, Borgo Venusio, Serra Venerdì. Presto a Matera, uno dei pochissimi capoluoghi di provincia a non essere ancora servito, arriverà anche il collegamento con la linea ferroviaria nazionale, che per il momento si ferma a Ferrandina, distante 37 km. Patrimonio Unesco dal 1993, a Matera c’è un prima e dopo Cristo, ma non è il solito, bensì quello immortalato da Mel Gibson nel film “La passione di Cristo” nel 2004. Campione di incassi e di polemiche, per via delle scene molto crude che narrano le ultime tragiche ore di Gesù, la pellicola fu girata quasi interamente in queste vie e innescò la smania generale di conoscere il volto e i particolari di questa città più unica che rara. Un film costato 30 milioni di dollari che ha generato incassi per 600, ed ora si parla insistentemente di un sequel intitolato “Resurrection”. Per i materani, ovviamente, tutto grasso che cola in termini di visibilità il nuovo ciak. Hollywood a parte, il dado ormai è tratto; il turismo la fa da padrone e i B&B, sorti anche nella parte moderna della città, lo rendono chiaro a tutti. Non esistono immobili vuoti a Matera. Se ha un appartamento libero, il materano lo sfrutta e non lo mette neanche in affitto. Lo adibisce all’uso e lo mette su booking. Il resto viene da se.
Siamo nella centralissima Piazza Vittorio Veneto. La Rai ci ha appena fatto la puntata-maratona del conto alla rovescia per il Capodanno e come poteva essere altrimenti, vista la fresca conquista della “carica” di Capitale della Cultura . Sul luogo fulcro della vita cittadina, sorgono monumenti importanti come il Palazzo della Prefettura e quello dell’Annunziata con il suo enorme orologio. La Fontana Ferdinandea sta alle nostre spalle, mentre poco distante sorge la chiesa di San Domenico. Un belvedere, sempre sorgente sulla piazza in questione, ci consente di affacciarci sul Sasso Barisano, dei due il più edificato. La discesa dentro il cuore del Barisano, una volta presa Via dei Fiorentini, così appellata per l’assidua presenza, secoli addietro, di mercanti fiorentini di tessuti, ci consente di visitare la Casa Cava e il monastero di Sant’Agostino. Ritornati in alto allo sperone e quindi di nuovo in Piazza Vittorio Veneto, percorriamo la Via del Corso piena di negozi e che termina in Piazza Giovanni Pascoli. Bello e strategico lo slargo dedicato al poeta che appena laureato insegnò nel Ginnasio cittadino che all’epoca era situato nel prospiciente Palazzo Lanfranchi. Oggi il sito è sede del Museo d’arte Medievale e Moderna della Basilicata. La sua visita è d’obbligo, visto che un’ala del museo ospita le opere di Carlo Levi, con le sue pitture e soprattutto l’enorme dipinto “Lucania 61”, (mt 18,50×3,20) dedicato all’intellettuale lucano Rocco Scotellaro, opera che rappresentò la Basilicata alla mostra Italia 61, inaugurata a Torino in occasione dei 100 anni dell’Unità. Tre scene ispirate alla quotidianità e al lavoro della gente di Basilicata che una voce narrante descrive in ogni suo minimo particolare. Fuori dal Museo un altro affollato belvedere ci introduce alla vista il Sasso Caveoso. Ci si inoltra per la via Casalnuovo, la parte del centro storico materano meno toccata dalla modernità, a dispetto del nome, per poi giungere nella zona archeologica, con il cimitero barbarico, la Casa Grotta (da visitare!), la Chiesa di Santa Lucia alle Malve per poi salire le scale fino alla Chiesa di Santa Maria Idris (chiamata popolarmente del litro, per un affresco riguardante la Madonna con accanto due mezzi e), in parte scavata nella roccia di una rupe calcarea (Montirone) che si erge pittoresca nel mezzo del Sasso Caveoso. Poco sotto, l’assembramento di gente innanzi la Chiesa di San Pietro Caveoso ci fa intendere di trovarci in uno dei punti centrali delle bellezze di Matera. Quest’ultimo edificio di culto si affaccia sulla gravina e la vista da qui sulla Murgia è spettacolare. Via Madonna delle virtù costeggia il canyon e offre diversi punti per scattare delle bellissime foto. Percorsa tutta, si arriva all’altro sasso, il Barisano di cui ci eravamo già occupati prima. In ultimo, risaliamo quindi sul costone che divide i due Sassi, inerpicandoci dalle scalette della Civita. Sul percorso, delle opere monumentali di Salvador Dalì, nell’ambito della mostra a lui dedicata in città sino a fine mese, danno forza alle gambe del visitatore nell’ascesa che porta di nuovo alla Cattedrale e quindi, imboccato Arco Gattini, si raggiunge la storica Piazza del Sedile, dove nel Trecento sorgevano le botteghe degli argentieri e si svolgevano le assemblee popolari. Pochi metri e siamo in Piazza san Francesco, sulla quale si affaccia l’omonima chiesa risalente al Duecento ma modificata successivamente in stile barocco. In ultimo ci portiamo nella zona del Castello Tramontano, rimasto incompiuto. Fatto costruire nel XV sec. dal conte Carlo #Tramontano, feudatario di Matera. Il conte si rese ben presto inviso ai materani tanto che il 29 dicembre del 1514 alcuni di loro organizzarono l’assassinio del tiranno nei pressi della Cattedrale. Ancora oggi la via laterale ove si consumò il delitto è chiamata Via del Riscatto, come quello dei cittadini di Matera che da allora in poi vissero liberi dal giogo feudale.
Ci sarebbe tanto, tanto altro da illustrare su Matera e i suoi splendidi dintorni. Per ora, però, il nostro incontro con Matera si chiude qui.

🥇🥠 IL PANE DI MATERA 

Il tipico di pane materano appena acquistato presso la centralissima Casa del Pane

Il fiore all’occhiello della cucina materana è costituito da un prodotto tanto semplice quanto comune. Alzi la mano chi, trovandosi a visitare la città, non si è portato a casa una bella forma circolare di questo pane che già nel Medioevo veniva considerato uno tra i migliori pani d’Italia. E’ ottenuto impastando farina di grano duro, sale e lieviti naturali. Crescendo il grano su terreni argillosi e dal clima caldo, questa farina regala un sapore molto particolare. In Piazza Vittorio Veneto, sorge “La casa del pane”, un forno che abitanti e forestieri prendono letteralmente d’assalto a ogni ora del giorno. Un pane che dura anche una settimana senza perdere la sua fragranza. Un must come ricordino di Matera.

🥇LA CASA GROTTA DI VICO SOLITARIO ( Storica Casa Grotta Matera

Gli interni della Casa Grotta che si può visitare facendo il biglietto apposito

All’interno del Sasso Caveoso, in vico Solitario, tanti sono i turisti che staccano il biglietto per accedere alla Casa Grotta, fedelmente arredata con i mobili e gli attrezzi autentici del periodo in cui era abitata. Tutto è rimasto conservato come allora, alle pareti ci sono ancora i ritratti di coloro che per ultimi abitarono la grotta prima dello sgombero deciso dal governo nazionale. La volta a botte, l’unica finestra per fare entrare la luce, il cassone del grano, il cassettone dove all’occorrenza far dormire i figli più piccoli e lo spazio più interno ricavato per farci stare gli animali. Tutto vero, reale e perpetuatosi negli anni.

Fonte: https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Filviaggioinitalia.altervista.org%2Fla-nuova-e-gloriosa-vita-di-matera-per-tutto-il-2019-e-lei-la-capitale-europea-della-cultura%2F%3Ffbclid%3DIwAR2kxbYIanEX84jzFSFCf_ZI4Vkbb3rEKeDM4pwLS55fh_HyMkz_GEN3-h8&h=AT2pHzm10fl8Q-R12KEG6QWhCidjURVLisRfjq0967ZvNjbyVD5yHUYNNDjIyx5niZhe4sjcCCzZi8qm4jctxMU9Qupux4XOeDOD1Ejb6vJZjEEZEtH_fKz4h_XDCiJLpg

Antonio Virduci