Bari, l’italico ponte verso le meraviglie e i commerci d’Oriente

La Terra di Bari, l’avevano chiamata gli Angiò e gli Aragona nel passato, ma fino agli anni Venti del Novecento il termine aveva eccome il suo valore. Un vasto territorio che comprendeva oltre alla città, anche il suo hinterland, omogeneamente costituito da cittadine disposte lungo la costa, il cui sviluppo era legato alla terra e ai commerci marittimi, ma anche da paesoni, dove  al suo interno dove vivevano i contadini che ogni giorno dovevano raggiungere le campagne. Bari, invece, la seconda città per grandezza ed importanza del Mezzogiorno continentale, sta sul mare ed è cresciuta sempre di più nel tempo, tanto che oggi supera e di molto la soglia dei 300.000 abitanti. La sua vera grandezza inizio con i normanni, quando a partire dal 1071 visse due secoli di splendore, grazie ai traffici commerciali con l’oriente. A Bari andò  bene anche con gli Svevi; fu invece il periodo di dominazione aragonese a farla decadere. Gioacchino Murat, nel 1813, diede nuova spinta e la modernizzò, quantomeno nella sua struttura. Il resto è storia più o meno recente.

La visitiamo in un freddo fine settimana di tardissimo autunno, mentre il favonio, quel vento del sud che contribuì, a quanto pare, alla sconfitta dei romani a Canne soffiando loro negli occhi polvere, soffia sul lungomare e sulle grandi vie che vi sboccano da ovest. Eppure la gente è in strada e se ne frega del maltempo. Sarà merito del sempre esaltato carattere levantino dei baresi, portati in modo quasi esclusivo al commercio e quindi difficili da mettere a riposo al calduccio. Bari città di traffici commerciali, un porto grande e importante, anche dal punto di vista turistico, visto che sono tante le navi da crociera che vi fanno scalo, ma anche centro di cultura. Non dimentichiamo che questa è la città dove viene realizzata La Gazzetta del Mezzogiorno, il più grande giornale edito a sud di Roma e poi qui è nata e opera la casa editrice Laterza, la cui storia è legata alla figura di Benedetto Croce.

BARI VECCHIA

La città vecchia, le sue viuzze aggrovigliate al riparo dei venti il fulcro è la piazza Mercantile, la più ampia della Bari vecchia, della quale era il centro commerciale. Vi sorge il Sedile dei Nobili, l’antico palazzo dove si riuniva il consiglio cittadino  vicino sorge la colonna del Leone dove nel lontano passato venivano legati, in una posizione sconcia, coloro che non riuscivano ad assolvere i debiti,  il profumo delle budella di agnello, arrostite e vendite all’aria parte, spesso i suoi vicoli sfociano in un cortile chiuso che funge da luogo di lavoro o di ritrovo.

Quattro cortili la circondano e  quattro è anche il numero delle basiliche palatine della Puglia. Siamo ora all’interno di uno dei luoghi più carismatici della città, la basilica di San Nicola, luogo di fede e pellegrinaggio vero, ma anche ricco di storia non necessariamente legata al culto. Qui si predicò la seconda crociata, sempre qui nel 1098 il Papa del tempo, Urbano II, vi tenne un Concilio. Il transito di credenti e turisti è incessante. C’è un portico, chiamato dei pellegrini, nei pressi del luogo affollato di piccoli negozi di souvenir e botteghe alimentari: La stradina si è fatta ancora più stretta, ora, perché come due corsi d’acqua che si incrociano le file delle persone tolgono aria e spazio. E dire che tutto nasce da un ardito colpo di mano di 62 marinai baresi (c’è anche una via dedicata a loro, in città…) che nove secoli fa si impossessarono della  salma di San Nicola Taumaturgo prelevandola nottetempo da Mira, nell’Asia Minore, già allora di dominio dell’Islam. Era il 9 maggio del 1087 e la salma, una volta toccata la terra di Bari, fu deposta nella chiesa dei benedettini sotto la custodia dell’abate Elia. Una volta diventato vescovo, lo stesso Elia provvide ad edificare un luogo degno.  Semplice a maestosa la facciata, ma è la cripta a svelarci la devozione dei baresi e l’importanza del santo ad Est. I pellegrinaggi dall’Oriente sono infatti  frequenti, come capita anche noi di osservare. Si dice che le sue ossa trasudino acqua purissima. La via delle Crociate, nei pressi.  ricorda che da qui partivano le spedizioni per la Terra Santa e in men che non si dica arriviamo all’altro importante luogo di culto di Bari. La Cattedrale è dedicata a San Sabino. Il suo stile è romanico e solo negli ultimi anni è stato completato il suo restauro. La sua edificazione risale al XII secolo sui resti dell’antivo Duomo raso al suolo da Guglielmo il Malo nel 1156. Manomissioni barocche sono state così resettate, in modo da riconferire al manufatto il suo stile originario. Al suo esterno, spiccano le statue di mostri, draghi, serpenti, chimere, elefanti e sfingi alate.  Addentrandoci nei vicoli della parte vecchia giungiamo quasi per caso alla piccola Chiesa di San Marco. La storia ci racconta che una colonia di mercanti veneziani la eresse nel XII secolo. La rosa a traforo con il simbolo del leone alato è ben visibile e incute sempre tanta emozione.


LA CITTA’ NUOVA. 
Il bellissimo e in verità ben curato Castello svevo, fu fatto costruire da Federico II nel periodo 1230-1250, su precedenti fortificazioni bizantine e normanne. Esso si sviluppò  nel quadro di rafforzamento dell’immagine imperiale e di difesa militare dell’impero federiciano. Vi sono quattro torri angolari, ognuna con il suo nome, ma solo due sono ancora integre, quella del Semaforo e l’altra, quella più prossima all’entrata,  detta  dei Minorenni (il castello fu carcere minorile fino al 1931). Una volta raggiunto il vasto cortile interno a forma di trapezio, merita qualche minuto in più di sosta la Gipsoteca che raccoglie numerosi calchi tratti dai più celebri monumenti pugliesi. I pezzi furono commissionati nel 1911, in occasione del Cinquantenario dell’Unità d’Italia, per l’Esposizione Etnografica delle Regioni che si tenne a Roma nella Piazza d’Armi nello stesso anno. La loro collocazione segue un ordinamento di tipo topografico molto suggestivo, secondo una precisa sequenza territoriale. Decadde sotto i Borbone che, come al solito avevano fatto anche in altre città, lo ridussero a carcere e caserma.


VERSO LA PARTE NORD. 
Bari cominciò a ingrandirsi e quindi a svilupparsi con l’inizio dell’800, grazie al vicereame napoleonico e fu  Gioacchino Murat, nel 1813, a dare inizio alla costruzione del “borgo nuovo”, più comunemente detto ”borgo murattiano”, quindi in omaggio al suo vero fautore. Vista dall’alto questa parte della città appare come un reticolato, una sorta di maglia a scacchiera con lotti quadrati o rettangolari destinati al commercio e alle residenze. Il corso Vittorio Emanuele divide in pratica la città tra la parte vecchia e la nuova, mentre Il fulcro della parte moderna è senza dubbio Piazza della Libertà. Nei pressi, l’animatissima Via Sparano, la via dello shopping e del passeggio per i baresi. Parallelamente, si snoda Corso Cavour, signorile viale alberato dove notiamo, tra la sfilata degli storici edifici, la maestosità e il fascino dello storico Teatro Petruzzelli di inizio ‘900. Il 27 ottobre del 1991 l’edificio fu quasi interamente distrutto da un incendio doloso che ebbe vasta eco nazionale. Sono occorsi ben 18  anni per riportarlo a nuova vita. Fanno seguito, il palazzo della Banca d’Italia e l’ex palazzo della Camera di Commercio. Piegando a destra, giungiamo quindi sul Lungomare Nazario Sauro, in pratica il tratto orientale della grande arteria litoranea che circonda la città, lunga ben 7 Km. Sulla strada la Rotonda, dove in questo periodo natalizio è stata posta una grande ruota panoramica. Dalla terrazza della rotonda la vista ci consente di avvistare ad Est Torre a Mare, a Ovest il promontorio della città vecchia. Gli edifici monumentali alla nostra destra, ci riportano in epoca passata, vedi l’ex Albergo delle Nazioni. il Palazzo della Provincia (1935) su disegno di Luigi Baffa, ove è situata l’importante Pinacoteca provinciale, il Palazzo al Provveditorato alle Opere Pubbliche e quello dell’Aeronautica.


A TAVOLA. 
Agli anni Venti e Trenta del Novecento risalgono anche l’espansione a nord-est di Bari, quando tramite l’apertura del tratto di Lungomare che fascia la parte vecchia della città (Lungomare Imperatore Augusto) e il porto nuovo (Corso Vittorio Veneto). Un lungo tratto di costa che ci ha portato nel quartiere di San Cataldo, dove una volta doppiata la punta con il faro (di cui parliamo a parte) sbocchiamo sul piazzale Vittorio Emanuele III. Siamo davanti all’ingresso della Fiera del Levante che fu inaugurata nel 1930, per promuovere i commerci delle regioni meridionali con l’Oriente. La Fiera quindi sorge imponente nel quartiere a nord del centro di San Cataldo, ed è un vero e proprio quartiere fieristico, ingranditosi a dismisura con il passare degli anni. C’era un tempo, neanche troppo lontano, in cui la fiera del Levante stava al sud come quella di Milano al nord, in termini di importanza. L’ingresso monumentale è in stile orientale, con finestre moresche, minareti e pinnacoli. Sorta inizialmente su un’area di 115.000 mq, ora ha raggiunto una superficie di 300.000, di cui 120.000 coperti da padiglioni. Poco più a sud c’è lo stadio della Vittoria, ma anche di questo parleremo a parte.

La cena di pesce, una volta giunti in terra barese, è doverosa. Consigliati vivamente da degli amici ci siamo recati nei vicoli di Bari vecchia, per visitare e provare le delizie della Tana del Polpo, il cui nome è tutto un programma, ovviamente. In effetti, il polpo alla brace che ci hanno preparato è veramente una delizia. Non molto grandi gli spazi, ma comunque accoglienti e tipici, senza una prenotazione difficilmente troverete posto. Cordiale il proprietario, il sig. Michele  e il servizio.

LUOGHI DELLA STORIA (Bari, Stadio della Vittoria)                   

☑L’8 agosto del 1991 la nave Vlona arriva nel porto di Bari e sbarca 20.000 albanesi in fuga dal proprio paese. E’ il primo vero sbarco di massa di coloro che poi saranno chiamati migranti. Avviene in un’Italia ancora impreparata a questo genere di emergenze, e la confusione che ne segue nell’infuocato agosto di quell’anno, lo testimonia. Dopo una notte passata sul molo, la folla sterminata della gente in fuga dalla rigidità e dalle miserie del comunismo, viene trasferita con i bus di linea dentro lo stadio della Vittoria. Immagini e filmati che resteranno nella storia. Il custode dello stadio barese, assolutamente inconsapevole della cosa, verrà addirittura derubato da quella massa di disperati e tenuto per giorni a digiuno, rinchiuso a sua volta dentro l’impianto, tanto che anni dopo lo Stato sarà costretto a risarcirlo della brutta esperienza passata con 110.000 euro. Ora il vecchio stadio ospita le partite della squadra di rugby 🏉 della città e al suo interno vi sono gli uffici del Coni e di altre associazioni. Il ricordo di quei tragici giorni del 1991, però, resterà per sempre nella memoria di tutti.

Antonio Virduci

fonte: http://ilviaggioinitalia.altervista.org/bari-litalico-ponte-verso-le-meraviglie-e-i-commerci-doriente/

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