Il Presidente dell’Associazione Le Muse, Giuseppe Livoti intervistato da Sonia Polimeni

Professore Livoti, l’Associazione Le Muse, dopo tanti anni, è oramai un’istituzione, qual è il segreto del successo?
Il segreto del successo delle Muse è il senso dell’accoglienza, della famiglia, e soprattutto il senso dell’appartenenza. Purtroppo in questa città, non abbiamo il senso dell’appartenenza, né alle nostre radici, nè alla nostra storia, né tanto meno all’associazionismo. Lo so, a volte è difficile cooperare, perché ognuno ha la propria idea, dunque è davvero complicato creare interazione. Io penso questo: è bene lavorare da soli, ma lavorare bene e fare un percorso. Poi è chiaro, come nel programma delle Muse, ci sono delle interazioni, che naturalmente dimostrano questa apertura agli altri. Per esempio ilmetropolitano.it, col suo direttore, che ringrazio Fabrizio Pace, per che cosa si contraddistingue? Per l’apertura alla cultura, perché ha un sito di facile animazione, di facile gestione, si deve dunque pensare a tutto, al pubblico, al bacino d’utenza, all’impaginato e anche a momenti come questo. Le Muse, io glielo posso garantire, hanno rinnovato il mondo culturale reggino, che era fermo alla presentazione statica del libro, l’incontro canonico con l’autore era l’incontro culturale istituzionale. Ci sono associazioni che lo fanno e lo fanno bene. Noi facciamo altro e di conseguenza, toccando varie tematiche, vari argomenti, la mia conduzione domenicale e anche in altri contesti non è mai rigida e frontale, ma è una conduzione in movimento. Per cui mi posso ritrovare in mezzo al pubblico come anche seduto in pedana e inoltre possono esserci anche momenti visivi e uditivi. Non si è capito che i tempi della lezione frontale, come a scuola, sono finiti. La didattica è didattica e il nuovo bisogna sempre accettarlo. Devo dire questo, che è vent’anni che va avanti questo nuovo, quindi credo che vada bene e io lo riscontro in maniera entusiastica perché  abbiamo una sventagliata di soci che vanno dai 23, 24 anni e arrivano anche a 90 anni e devo dire che la fascia che va dai 70 in su è più operativa, molto più intrigante rispetto ai giovani. Non dimentichiamo inoltre, che Le Muse ha una realtà di 30 artisti tra scultori, fotografi e pittori. Ognuno con la sua diversità, non sono artisti della domenica, ma sono degli artisti che hanno un rigore, hanno una storia e dei contenuti, quindi il socio artista non è un socio che aderisce così, ma ci sono dei criteri che vengono scelti e poi vengono utilizzati per eventi e mostre, magari a tema. L’importante è mantenere la propria specificità, questo lo dico anche da giornalista, non da presidente di associazione, nonostante io non sia una “penna”. Mi dedico soprattutto all’insegnamento in cui trovo ottimo riscontro nei giovani.
A proposito di giovani, cosa si potrebbe fare per dare loro una mano concreta per il futuro?
Riguardo ai giovani, purtroppo non si capisce più che cos’è la scuola, ci sono laboratori di ogni cosa e in ogni dove, questi hanno reso gli alunni molto più liberi, la scuola-lavoro ha distrutto la didattica. La scuola deve essere una casa aperta 24 ore su 24, dove i genitori lasciano i nostri ragazzi. Bisognerebbe ritornare a fare scuola nel vero senso della parola. Questo portare i ragazzi allo spettacolo teatrale, al circo e alle varie attività, anche io stesso nelle mie scelte didattiche più volte ho proposto delle cose, ma se poi si perde il senso, il tracciato della didattica e alla fine questi ragazzi non conoscono soggetto, verbo e predicato e non conosco la storia dell’arte e neanche quella locale, tutto questo non ha un senso.
Un sogno nel cassetto delle Muse e del Professore Livoti?
Un sogno nel cassetto delle Muse… probabilmente mi piacerebbe realizzare un piccolo museo aperto, interattivo dove fare vedere i nuovi linguaggi dell’arte, dove inserire le sperimentazioni di poesia visiva perchè vi posso assicurare, che a Reggio Calabria la poesia visiva non la conosce nessuno, dobbiamo andare a Cosenza dove sono spesso ospite di Anna Lauria, referente dell’Unesco della poesia visiva. A Cosenza si va per parlare di poesia dorsale, lei può andare in giro a chiedere che cos’è la poesia dorsale e nessuno lo sa. Non voglio peccare di presunzione, però viaggio, mi confronto e probabilmente il successo delle Muse è stato non un fenomeno multimediale o mediato da chissà quali filoni, la forza è stata quella di essere nata come cultura itinerante per cui spesso ci troviamo un Sabato a Catania, un Sabato a Palermo o a Cosenza o a Catanzaro. Abbiamo creato una sana rete culturale, dove la cultura non è commercio, non è processo meccanico, non è passarsi il tempo né tanto meno avere la scusa per vedersi tra amici, perché gli amici si vedono in  altri contesti, però la squadra è forte e coesa. E io ringrazio attraverso il metropolitano.it e lei, proprio questa forza che vi è all’interno dell’associazione soprattutto di chi crede in noi perché quando si frequenta un’associazione e si crede in quello che fa, l’associazione è vincente.
Grazie mille e un in bocca al lupo per tutto!
Grazie a voi. Io mi auguro che per voi ci possa essere un 2019 magari con delle novità e grazie allo spazio che date alle associazioni, perché in questa città pochi sono i casi in cui, la cultura viene amplificata, abbiamo delle testate che la amplificano in maniera chiara, vera e autentica e altre come dico io che: “Fai cultura? Allora sei da distruggere”. E forse questo è un grande riconoscimento: vuol dire che siamo troppo intelligenti!

S.P.

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