6000 Posti di lavoro a rischio nel settore del gioco: confronto aperto sulla legge regionale

Se da un lato il gioco legale in Italia continua a crescere, registrando buoni profitti, dall’altro vive uno dei momenti più difficili nel suo rapporto con la politica e le istituzioni.

Dai casino italiani nel web alle slot machine installate nei bar, sono numerose le norme che complicano o minacciano l’offerta di questo tipo di intrattenimento autorizzato, spesso lasciando campo libero alle proposte clandestine o illegali.

Anche in Calabria la regolamentazione ed il controllo del gioco d’azzardo sul territorio sono temi caldi e particolarmente sentiti, tanto da essere oggetto di un recente incontro tra Domenico Distante, presidente di Sapar (Associazione Nazionale Gestori Gioco Di Stato), ed il presidente della Commissione contro l’Ndrangheta in Calabria, Arturo Bova.

Oggetto del confronto è stato il Testo unico 9/2018 contro la criminalità organizzata, che contiene anche una sezione dedicata agli interventi regionali per la prevenzione dell’usura connessa

al gioco d’azzardo patologico. Proprio questa parte del testo è considerata, dalle associazioni degli imprenditori del gioco legale, una delle norme più ristrettive che siano state approvate in Italia ed una seria minaccia per circa 6000 posti di lavoro, in un territorio che ha già un tasso di disoccupazione tra i più alti del Paese.

Il testo unico infatti prevede l’applicazione di una distanza minima tra luoghi sensibili e macchine da gioco che però non includono solo slot e videolottery, come accade nella maggior parte delle altre regioni, ma anche videogiochi, flipper e calciobalilla. Al distanziometro si aggiungono poi i limiti orari che consentono il funzionamento degli apparecchi di gioco fino ad un massimo di 8 ore giornaliere per gli esercizi commerciali, e la rimozione degli apparecchi dai bar.

Sapar ha richiamato l’attenzione del presidente Bova proprio su questi elementi, sottolineando che all’associazione interessa certamente cooperare nel contrasto alle ludopatie, ma allo stesso tempo è urgente salvaguardare gli investimenti fatti dalle piccole e medie imprese presenti sul territorio e tutelare anche l’occupazione delle migliaia di lavoratori del settore.

Domenico Distante ha quindi chiesto modifiche alle misure presenti nel regolamento regionale, in modo che il contrasto alle ludopatie non danneggi parte del tessuto imprenditoriale presente sul territorio.

Come dicevamo all’inizio del nostro articolo, non sono solo le forme di gioco più tradizionali ad essere nel mirino di misure che in qualche modo limitano o limitano l’offerta legale, anche i casinò a distanza infatti si trovano a dover fare i conti con il nuovo divieto di pubblicità per il gioco online legale, che di fatto blocca qualsiasi forma di promozione utile a far conoscere al pubblico italiano quelli che sono gli operatori legali in possesso di regolare licenza.

Chiaramente, anche questa parte del settore del gioco autorizzato non vede di buon occhio le nuove regole che rischiano di danneggiare solo gli operatori legali, lasciando il mercato nelle mani della criminalità che di certo non si preoccupa di tutelare i cittadini che giocano.

Al di là delle conseguenze sulle imprese e sui lavoratori, le misure di limitazione dell’offerta del gioco legale sembrano non essere nemmeno efficaci nel contrasto al gioco patologico.

Una recente indagine condotta da Eurispes sulla regione Piemonte, una delle più attive nel campo della lotta alle ludopatie, ha mostrato che i giocatori compulsivi non hanno alcun problema a viaggiare un po’ per recarsi presso una sala giochi o un bar dove poter scommettere, visto che la lontananza dal loro abituale luogo di vita consente di giocare lontano da occhi indiscreti.

Pare quindi che il distanziometro non sia un deterrente utile a ridurre il livello di spesa dei giocatori affetti da problemi di gioco, ma nonostante questi dati sono molte le amministrazioni che lo hanno approvato e che continuano a sostenerlo anche fuori dalla Calabria.

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