Burkina Faso. Aziz Diallo: manca l’acqua, e i pastori si armano

(DIRE) Ankara, 18 Giu. – “Ai ragazzi offrono armi, soldi e motociclette; in tanti accettano perché con l’avanzata del deserto non riescono più a nutrire il bestiame come facevano i loro padri e i loro nonni”: a parlare è Ahmed Aziz Diallo, sindaco in una regione del Burkina Faso colpita da agguati e violenze.  Il colloquio con l’agenzia ‘Dire’ si tiene ad Ankara, a margine delle celebrazioni della Giornata mondiale contro la desertificazione. Diallo, che oltre a essere sindaco di Dori è deputato del Burkina Faso, premette che nel suo Paese il legame tra cambiamenti climatici, degrado dei suoli e conflitti sociali è evidente.  Di Dori, capoluogo di una regione al confine con Mali e Niger minacciata da gruppi affiliati ad Al Qaeda o allo Stato islamico, si è parlato negli ultimi mesi anche all’estero. Commando armati hanno preso di mira chiese e religiosi, come il parroco del villaggio di Djibo, rapito a marzo. Sull’altro versante della frontiera, in Niger, nel settembre 2018 è stato sequestrato il missionario italiano Pierluigi Maccalli.  Secondo Diallo, però, a Dori né la religione né l’appartenenza etnica sono fattori di conflitto. Gli elementi chiave sarebbero cambiamento climatico, inaridimento dei terreni e nuove scarsità. “Otto persone su dieci appartengono a famiglie di allevatori e pastori” dice il sindaco. “Negli ultimi anni il degrado dei suoli e il ridursi delle fonti d’acqua hanno fatto sì che per tanti giovani mantenere una famiglia sia diventato impossibile”.  Le violenze, secondo Diallo, si spiegano anche così: “Questi ragazzi preferirebbero continuare ad allevare animali, come i padri e i nonni, ma i cambiamenti climatici li rendono vulnerabili ai terroristi”. Ad Ankara, nel corso delle celebrazioni per la Giornata mondiale, è stato evidenziato come a livello globale negli ultimi 15 anni circa il 40 per cento dei conflitti sia stato dovuto alla competizione per le risorse naturali. Il sindaco ha portato la propria esperienza e annunciato la nascita di una fondazione intitolata alla memoria del padre, Ahmed Arba Diallo, politico e diplomatico, primo segretario esecutivo della Convenzione Onu contro la desertificazione (Unccd).  L’impegno, attraverso la nuova iniziativa, sarebbe formare i giovani burkinabé. “Vogliamo coinvolgerli affinché comprendano le questioni climatiche e ambientali” spiega Diallo. “La prospettiva è creare un collegamento con le università, finanziando borse di studio all’estero, perché questi ragazzi possano diventare protagonisti e magari poi fermare il deserto”.

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