Cibo. L’Onu avverte: L’obiettivo fame zero è più lontano

Report delle Nazioni Unite: in costante aumento la malnutrizione

(DIRE) 15 Lug. – L’obiettivo ‘fame zero’ entro il 2030 si fa sempre piu’ difficile da raggiungere: ben 821,6 milioni di persone, pari a una persona su nove nel mondo, oggi non ha accesso al cibo. A lanciare l’allarme, il rapporto ‘Lo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo’ (Sofi), frutto della collaborazione di varie agenzie Onu: Fao, Ifad, Oms, Unicef e Wfp.
Il report e’ stato presentato oggi presso la sede delle Nazioni Unite di New York, e contiene i dati aggiornati sui livelli di fame, malnutrizione, rachitismo ma anche obesita’ nel mondo.
Da quanto emerge dallo studio, il tasso di fame nel mondo resta intorno all’11 per cento: dopo decenni di costante declino, a partire dal 2015 la percentuale di persone che nel mondo soffrono grave mancanza di cibo ha ripreso a crescere. Il report mette in luce anche un altro fenomeno: a essere pericolosa non e’ solo l’assenza di cibo, ma anche il fatto di non avere accesso a cibi salubri, nutrienti e sufficienti.
Un problema che riguarda due miliardi di persone che vivono anche nei cosiddetti Paesi ricchi – tra cui quelli europei – e che da’ origine a problemi di salute come l’obesita’.
Il continente piu’ colpito dalla fame e’ l’Africa, dove si registra l’incidenza del 20 per cento sul totale degli abitanti, pari a 256,1 milioni. La quota maggiore – 513,9 milioni, pari al 12 per cento della popolazione – si concentra tuttavia in Asia, e in particolare nella parte occidentale, dove la fame dal 2010 non fa che peggiorare. Il tasso di persone che non hanno accesso al cibo ha cominciato a crescere anche in America Latina, dove l’incidenza del fenomeno si attesta attorno al 7 per cento, ossia 20,5 milioni di individui. Piu’ in generale, i Paesi piu’ colpiti sono quelli in cui i sistemi economici sono piu’ fragili, o hanno subito una battuta d’arresto causata dalle crisi globali. Qui salari bassi, disuguaglianze nell’accesso ai servizi oppure gli effetti dei cambiamenti climatici, di guerre e conflitti hanno un impatto negativo decisivo sulla sicurezza alimentare e i livelli di malnutrizione. Sebbene secondo le agenzie Onu, la produzione mondiale di cibo sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione del Pianeta, gli esperti hanno calcolato che 20,5 milioni di neonati alla nascita mostra bassi livelli di peso.
Ben 148,9 milioni al di sotto dei cinque anni e’ affetto da rachitismo mentre altri 49,5 milioni sono colpiti da deperimento, con gravi ripercussioni sulla crescita e la salute del futuro adulto.
Anche l’eccesso di cibo e’ un problema globale: gli studi dimostrano che l’obesita’ – sia tra i bambini che tra gli adulti – tra il 2000 e il 2016 e’ cresciuta piu’ velocemente del tasso di malnutrizione, e riguarda senza distinzione tutti i continenti: ad oggi 40,1 milioni di bambini sotto i cinque anni risultano sovrappeso, che diventano invece 338 milioni tra gli individui di eta’ compresa tra i 6 e i 19 anni.
Tra le cause, il maggior costo di alimenti freschi e di qualita’, che spinge molte persone verso prodotti non salutari e poco nutrienti, come quelli ricchi di zuccheri o grassi.
Anche l’incertezza alimentare sviluppa meccanismi psicologici che possono spingere le persone a un approccio sbagliato rispetto all’alimentazione. Utile per gli esperti in questo senso l’aver introdotto un nuovo indicatore, per individuare il numero di persone che vive nella paura di non avere cibo a sufficienza per se’ e la propria famiglia: “Si tratta di 2 milioni di persone.
Una cifra che ci ha sorpreso perche’ elevatissima” ha detto Jose’ Graziano da Silva, direttore generale uscente della Fao, il Fondo Onu per l’Alimentazione e l’agricoltura, che ha avvertito: “Se non raggiungiamo i primi due obiettivi dell’Agenda di sviluppo 2030, ossia eradicare la poverta’ e raggiungere il livello ‘fame zero’, non riusciremo mai a implementare gli altri 15 punti dell’Agenda di Sviluppi globale”. (Alf/Dire) 17:47 15-07-19

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