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    Dal Sud a Londra “cervelli o braccia in fuga?”

    agosto 19th, 2014

    fuga-di-cervelli-università-italia-estero-imageSecondo l’Aire sono 4.216.041 gli italiani residenti all’estero. Ogni anno oltre  14.000 laureati lasciano l’Italia. “Quanto costa all’Italia la fuga dei cervelli?”. A  questa domanda ha voluto rispondere l’ultimo rapporto di Page Personnel, una  delle principali agenzie europee di selezione di impiegati e giovani professionisti.  Secondo il rapporto le imprese italiane perderebbero almeno 40mila euro per ogni  giovane che va via, dopo due o tre anni di esperienza in azienda. Lasciando da parte questi  dati all’analisi dei professionisti che dovrebbero utilizzarli per  suggerire le politiche di valorizzazione delle risorse umane nazionali,  voglio qui  brevemente portare la mia esperienza.

    Fin  dall’inizio del mio percorso universitario ho  nutrito l’idea di fare un percorso  all’estero, con l’obiettivo di migliorare le mie competenze  linguistiche e per  staccare dalla realtà di Roma, dove studio,  che negli ultimi anni non  offre  più molti stimoli. Inizialmente pensavo ad  un viaggio nell’ambito dell’ iniziativa Erasmus, ma l’assenza di mete interessanti mi ha spinto ad aspettare verso la fine del mio percorso  universitario e dopo aver dato l’esame di diritto comparato e studiando il common law,  completamente libero, ho voluto  gestire il mio viaggio in modo indipendente. La mia idea di fondo è stata quella di  mettermi alla prova in un paese diverso dal mio, e cercare anche lavoro  per  mantenermi.  La scelta della meta non è stata difficile, dato che Londra è affascinante  per via del suo ambiente dinamico e ricco di  opportunità e anche perché avrei potuto migliorare il mio livello di inglese.  Non conoscevo nessuno che avesse avuto un’esperienza simile nella capitale inglese, perciò ho cercato un po’ di informazioni online, soprattutto per capire  come trovare un alloggio e reperire un lavoro. Su  internet ci sono centinaia di  ragazzi che cercano informazioni a riguardo ma poche sono le esperienze documentate in modo esauriente e spero, attraverso questo breve  articolo, di  poter essere utile per dare dei consigli per chi decide di partire alla volta di  Londra. Ammetto che l’impatto con una città così grande non è semplice, dal  momento che devi imparare a muoverti tra decine di linee metro e soprattutto comunicare in un’altra lingua. L’inglese è stato infatti unamfront_fuga_di_cervelli barriera non facile da superare, sia per il mio basso livello iniziale sia per la mia  pronuncia non proprio British. Dopo i primi giorni in un appartamento condiviso con altri sei connazionali, ho però realizzato di essere solo uno delle migliaia di  ragazzi  di tutto il mondo che cercavano fortuna nella capitale londinese e quindi mi sono sentito meno solo.  Nonostante le dimensioni così differenti dalla stessa citta di Roma, mi  sono ambientato piuttosto velocemente, riuscendo, anche grazie alle persone  conosciute, a sentirmi a mio agio. Migliorando con l’inglese grazie alla frequenza di una  scuola la  Frences King, che mi e risultata molto utile, e dove ho avuto la fortuna di ritrovare la mia collega Anthea della mia stessa Università di Roma con  la quale ho  intrapreso un’esperienza culturale e di studio essenziale per capire non solo  l’aspetto del Business, ma anche culturale del mondo Britisch. La frequenza  alla  scuola per migliorare l’inglese è stata comunque una   scelta fondamentale anche  per capire il livello attuale di vita nella capitale Inglese. Le scuole di inglese per gli stranieri a Londra sono molto diffuse e le migliori si concentrano maggiormente in zona Oxford street.  Io  ho frequentato  un corso di un mese di preparazione alla FrencesKing che mi ha  consentito di ottenere i risultati sperati. Le classi sono  composte massimo da una  decina di  ragazzi alcuni provenienti dall’asia e altri provenienti  dall’Europa orientale ed io ero l’unico Italiano. I professori si sono dimostrati    competenti e mi hanno aiutato molto.  Occorre pero un discreto budget di partenza, dato i costi elevatissimi di affitto e di trasporto e quest’ultimi sono  spaventosamente  puntuali e  non paragonabili a quelli italiani.  In primis, è di fondamentale importanza ottenere il NIN (National Insurance Number), senza il quale non si può lavorare nel Regno Unito, dal momento che il lavoro nero è fortemente scoraggiato. Bisogna  aspettare qualche giorno prima di avere un appuntamento in un job center e qualche  settimana per ottenere questo numero, che bisogna poi consegnare al datore di  lavoro. Attraverso i job center, distribuiti capillarmente su tutto il territorio  londinese, è poi possibile cercare lavoro od ottenere un sussidio di  disoccupazione, nel caso si perda il proprio impiego la burocrazia è ridotta  all’osso e sembra veramente un sogno rispetto all’Italia. Le possibilità di lavoro  sono veramente tantissime soprattutto  nel campo  della ristorazione, perché  sono richiesti pochi   requisiti di esperienza (molte opportunità lavorative  chiedono esperienza  maturata nel settore in territorio inglese). Occorre, comunque,  essere cauti verso ogni tipo di  agenzia che offre lavoro in cambio di soldi, perché ciò è illegale per la legge inglese e  gli impieghi offerti sono comunque  sottopagati e nella maggior parte sono  presso ristoranti italiani. Io ho trovato l’alloggio tramite il sito Gumtree che  raccoglie annunci di ogni tipo ed è il mezzo fondamentale usato da ogni job seeker  per offrire lavoro, ma conosco molti ragazzi che hanno ottenuto un impiego grazie alla distribuzione a mano dei curricula. Molto diverso è il lavoro nei  grandi  pub nel  cuore della città. I ritmi di lavoro in tutta Londra, sono però  pesanti e le ore di  lavoro a volte sono con turni di  11 – 12 ore di lavoro  giornaliero. Occorre pero  sfatare dei miti. L’informazione italiana  quando parla di cervelli all’estero li  rappresenta come  ricercatori Universitari  o laureati in economia nelle City ma l’universo del lavoro italiano a Londra  è molto più vasto e variegato.  Il cittadino italiano a Londra è  considerato come  uno dei tanti immigrati che fa lavori che l’inglese, per definizione, non farebbe  mai, come  quello di lavorare nel settore della ristorazione e  dell’intrattenimento,  il vero inglese come disse un mio amico, che vive tuttora a  Londra, un lavoro dietro una scrivania lo troverà sempre.  Quindi Londra  è un luogo non molto lontano dall’Italia  che fa parte della comunità europea ma che vede gli italiani non come cittadini dell’Europa ma  come i “cinesi della situazioni” e questo molto dovrebbe far pensare sulla portata delle politiche dell’U.E. i “cittadini d’Europa”.  L’economia inglese è l’informazione inglese è poi tutta   impostata su tre concetti che possono  riassumersi nell’economia Inglese, nella  politica estera Inglese, e nella  sicurezza nazionale dell’Inghilterra. Non si distacca da queste tre colonne  la  mentalità inglese che pare essere  consapevole  di una presunta superiorità  rispetto agli altri cittadini europei. Un paese  dove ancora la regina e la morchia è un orgoglio nazionale,  requisito di vanto non di mancate evoluzione democratica. C’è da dire pero che la gentilezza e la civiltà degli Inglesi  è pressoché assoluta come la tolleranza, si vedono, infatti,  scene che in  Italia non si verificheranno mai  (nostro  malgrado) scene di integrazione tra comunità diverse  che li  hanno trovato un lungo dove coesistere in pace. La sicurezza e poi ai massimi livelli vi sono  telecamere dappertutto  e  la polizia è armata ed è in  ogni  angolo di strada.  Allo stesso tempo vi sono laureati-fuga-esteropersone  a  dir poco bizzarre ma non pericolose,  perché vi e una idea comune  dove se uno vive in pace lascia vivere in pace  anche gli altri.

    Stimolante sono state poi le opportunità culturali e d’istruzione  che ho potuto cogliere nelle librerie della Queen Mary University dove ho potuto fare interessante  ricerca  sul Common law e sul diritto delle  nuove teologie e sulla regolamentazione delle  startup.  Altre opportunità poi ho colto alla Oxford Central Library e alla Bodleian Library (quest’ultima biblioteca storica monumentale). Ho, infine, potuto visitare, gratuitamente come studente, un’ infinità di  musei e gallerie d’arte oltre all’inevitabile passaggio alla City di Londra cuore pulsante dell’economia mondiale.

    Giuseppe Gorga