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    IL SOGNO DELL’ ETERNA GIOVINEZZA, di Enzo Barnabà

    ottobre 19th, 2014

    giovinezzadi Tonino Nocera – Restare sempre giovani: da sempre un desiderio degli uomini che sarebbero disposti a tutto per soddisfarlo.  Tanti hanno tentato di conseguirlo. Tra essi Serge Voronoff, un medico ebreo russo. A lui è dedicato l’ultimo libro di Enzo Barnabà www.enzobarnaba.it Il sogno dell’eterna giovinezza  www.infinitoedizioni.it. Voronoff era nato a Voronez: “nel cuore degli spazi infiniti della pianura russa” come spiegava egli stesso. Non era facile la vita per un ebreo nella Russia degli zar, perciò il giovane Voronoff si trasferì a Parigi dove studiò medicina. Scelta maturata da piccolo: quando assistette alla circoncisione del fratello. Nella Parigi della Belle Époque conobbe Paul Verlaine e altri intellettuali dell’epoca. Fu iniziato alla Massoneria presso la Loggia La Lumiere di Parigi. Cominciò a occuparsi di trapianti e di come tramite essi ringiovanire gli anziani. Nominato medico personale dal Khedivè d’Egitto, si trasferì a Il Cairo. In Egitto – dove visse per quattordici anni – contribuì a migliorare la sanità del paese. Ma ben presto, la nostalgia della Vecchia Europa si fece sentire e decise di tornare in Francia, ma non a Parigi in Costa Azzurra. L’esperienza egiziana lo aveva fatto innamorare di climi miti e soleggiati. Intanto cominciò a praticare innesti di parti di testicoli di scimmia su uomini anziani: con successo, a suo dire. Visitò spesso l’Italia dove ebbe contatti con alcuni scienziati del tempo. Si stabili quindi in Liguria al confine con la Francia in una splendida villa con la giovane moglie: Gerty. Da lui definita “giglio tra i rovi”; frase tratta da Il Cantico dei Cantici. Nel giardino della villa numerose gabbie ospitavano le scimmie utilizzate per la sua terapia. Le Leggi Razziali volute da Benito Mussolini lo costrinsero a tornare in Francia. Per sottrarsi all’occupazione nazista si rifugiò negli Stati Uniti. Fu un medico discusso e suscitò polemiche. Alla fine del libro Enzo Barnaba scrive una lettera a Voronoff in cui elenca alcune incongruenze. Le pagine bianche sulla sua vita. La forte capacità di seduzione che travolgeva tutti coloro che incontrava. L’effetto placebo (allora sconosciuto) che colpiva i suoi pazienti. Ma gli va riconosciuto un grande merito: avere intuito la potenzialità dei trapianti d’organo. Oltre alla straordinaria capacità comunicativa che lo rese popolare e affascinante.