08202014Headline:

Mediterranea, le parole del rettore Giovannini

Be Sociable, Share!

Dopo la seduta straordinaria del Senato Accademico che, peraltro, dei quattro presidi ha visto la sola partecipazione della professoressa Fatta di Architettura, la Facoltà dove è scoppiato la scandalo appare sempre più sola ed isolata. Anche se le smentite di rito proseguono, appare chiara la volontà di lasciare Architettura sola a sbrogliare la matassa, proprio come in passato certe decisioni furono prese a maggioranza dalla sola architettura, adesso una maggioranza silenziosa cerca quasi di lasciarla al proprio destino. Intanto la seduta del Senato Accademico ha dato il via alla commissione d’inchiesta interna. Il rettore Giovannini ha diramato un comunicato stampa, che riportiamo di seguito in maniera integrale:

«Ora che il Senato Accademico ha deliberato la costituzione di una commissione di inchiesta e l’avvio di procedimenti disciplinari per le 11 persone coinvolte nell’inchiesta giudiziaria, si può, con meno emotività, ragionare sugli eventi accaduti.

Ho apprezzato le iniziative di quanti – soprattutto il Sindaco della Città e gli studenti – hanno voluto esprimere solidarietà alla Mediterranea, riconoscendo il valore indiscusso dell’ambiente universitario, l’impegno dei docenti e del personale tecnico amministrativo e gli sforzi encomiabili di giovani  che, nello studio, cercano una via di progresso civile e di riscatto sociale in una parte di Paese fin troppo debole.

Il semplicistico accostamento tra ‘ndrangheta ed Università offende e mortifica il lavoro di quanti si spendono senza risparmio nella via faticosa della ricerca e della didattica, nell’insegnamento di saperi e tecniche per il futuro dei nostri giovani.

Siamo anche perfettamente consapevoli del nostro ruolo di testimoni e di educatori: per questo gli eventi attuali non possono lasciarci indifferenti. Ci chiediamo dove abbiamo sbagliato, anche solo per omissioni di controlli e verifiche, per superficialità e leggerezza di comportamenti. Questa riflessione deve impegnare l’intera comunità accademica ed il mondo che le sta intorno, in una più forte collaborazione per debellare comportamenti anche solo opachi che, in una terra come la nostra, travalicano facilmente in connivenze criminali.

In questa direzione appaiono, tuttavia, assai stonate alcune analisi di vecchi e nuovi predicatori, che utilizzano le vicende attuali per generici ed infondati attacchi alla Mediterranea, creando artatamente allarmi ingiustificati che vorrebbero, con argomentazioni faziose, rappresentare nell’immaginario collettivo una realtà totalmente malata.

In particolare, assai gravi appaiono le osservazioni apparse in una nota pubblicata su Strill e poi sul Quotidiano e Calabria Ora, a firma di un dirigente sindacale dell’Ateneo che, proprio per la responsabilità che deriva dalla sua posizione, non  dovrebbe fare affermazioni infondate ed infamanti.

Assai grave appare l’accostamento tra la vicenda oggetto di indagine con una presunta prassi, ritenuta diffusa in Ateneo, simile a quella ndranghetistica, con “cellule maligne” della stessa natura già in circolo dentro l’Ateneo. A seguire si lascia  intendere  al lettore che tali “cellule maligne” siano individuabili soprattutto nella dirigenza amministrativa e che le note difficoltà economiche della Mediterranea  siano dovute ad affari malavitosi, conseguenti ad una dirigenza “debole e che sguazza nel  buco di 4 o 5 milioni di euro”. A ciò si aggiungono affermazioni diffamatorie sugli organi di controllo interni all’Ateneo, lasciando intendere che, in quanto nominati dai controllati, i controllori  siano soggetti a condizionamenti. Ovviamente, il sindacalista sa bene – riteniamo – che le normative vigenti prevedono che in tutti gli enti pubblici le nomine vengano promosse, discusse e deliberate all’interno degli organi di governo di ciascuna amministrazione pubblica. Né si vogliono qui approfondire affermazioni di tipo personale, che non interessano in questa sede, ma che dovranno trovare spiegazioni in altra opportuna sede giurisdizionale.

Certamente cogliere l’occasione di un’inchiesta giudiziaria per togliersi qualche sassolino dalla scarpa è un atteggiamento meschino, che induce nell’opinione pubblica una distorta visione dell’Università, a maggior ragione quando queste ingiustificate critiche provengono dal nostro interno.

Ben venga perciò uno sforzo comune di ripensamento delle nostre strutture e della nostra attività, alla luce di una rigorosa analisi interna, che, senza nessuna scusante, tagli rami secchi e zone d’ombra. In questo senso avevo, già prima di questi fatti,  proposto al Senato accademico un piano di riorganizzazione complessiva delle strutture sperimentali, didattiche e amministrative dell’Ateneo che – tagliando sprechi – contribuisca al miglioramento qualitativo ed al risanamento finanziario.

La questione morale è una cosa veramente seria che non può essere oggetto di generiche accuse infondate. Se poi tali accuse vengono dal personale interno, ognuno dovrebbe verificare con se stesso se, con l’adempimento del proprio lavoro quotidiano, si è contribuito al bene dell’Ateneo.

Chiunque pensa di poter impunemente gettare fango sulla Mediterranea, senza alcun intento di ripensamento critico costruttivo, sappia che faremo qualsiasi sforzo – anche nelle opportune sedi giurisdizionali – per tutelare l’immagine di un Ateneo operoso e credibile».

Salvatore Borruto

Be Sociable, Share!

Related posts:

What Next?

Related Articles