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Direttore Responsabile – Fabrizio Pace

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Ricordi, nostalgia ed emozioni della mia infanzia

FESTA I MARONNA

Lo scandire dei sabati annunciava la discesa del Quadro. Già dai primi di settembre, in città, non si parlava di altro. Lo avevo costatato, accompagnando papà dal grossista di piazza Carmine, la nota ditta Tripodi, in occasione delle calate in città che facevamo, con l’ape, per l’approvvigionamento della bottega. La gente trasmetteva un anelito ed

LAVATOIO

Aspettando la festa della Graziella, dopo la bamparizza di San Giovanni, al paese, la vita scorreva senza alcuna possibilità di annoiarsi. Un turbinio di giochi, notizie, dibattiti ed emozioni, ci tenevano occupati. Ogni mattina si organizzava un gioco diverso, delimitandone il campo, nel più ampio territorio delle tre frazioni. La mattina, in attesa della organizzazione

Lab-oratorio

Dopo la scuola elementare ed una accentuata curva a destra, la strada provinciale attraversava, su di un ponte, la fiumara del Calopinace, prima di dirigersi, svoltando a sinistra, verso Pavigliana e poi Vinco. Svoltando a destra, invece, ci si dirigeva, lungo la vecchia comunale, verso Riparo Vecchio. Appena superato il ponte, prima del bivio, vi

I HAVE A DREAM

La gita di ferragosto a Gambarie mi aveva trasmesso tanta allegria e tanta voglia di vivere, ma la visione di quel reticolato che divideva, a Tre Aie, la zona calpestabile, dalla zona a pericolo di mine inesplose, mi aveva fatto a lungo riflettere, nei giorni seguenti, sulla Guerra. Una guerra mondiale si era spenta circa

Calamizzi

La festa della Graziella era stata bellissima. Nel primo pomeriggio della domenica, ragazzi e giovanotti si erano cimentati sull’albero della cuccagna, non tanto per conquistarne i premi, quanto per pavoneggiarsi con le ragazze del paese, tutte belle e sempre ammirate e corteggiate. Poi la processione era prima scesa verso il basso, raggiungendo la chiesa di

Muretto

Quando la provinciale guadava l’Asparella, per dirigersi a Reggio, appena sulla destra vi era una rampa in acciottolato che conduceva ad uno dei giardini dei Vilardi, condotto in colonia da mio zio Paolo. Ai piedi della rampa vi era una stalla, nella quale zio Paolo teneva vitelli e buoi prima di portarli al macello. Oltre

IL CORAGGIO DI NTONI

Nelle scorribande in lungo ed in largo, per raccogliere i materiali infiammabili, che avrebbero alimentato la “bamparizza” (fuoco) di San Giovanni, si incontravano certamente tanti pericoli. A parte i siti nei quali erano stati individuati dei fantasmi, che evitavamo accuratamente, almeno i più piccoli, il pericolo maggiore era rappresentato dal greto della fiumara del Calopinace.

FERRAGOSTO

Quella gita a Gambarie mi aveva talmente colpito ed il posto mi era talmente piaciuto, che non facevo altro che parlarne, a pranzo, a cena, con i mie genitori, con i miei fratelli e, soprattutto, con zio prete. Mi raccontava che dopo la guerra gli Americani, nel ventre del monte Nardello, avevano impiantato una base

TUTTI PER UNO

Gli usi, i costumi e le tradizioni del paese, non permettevano a nessuno di annoiarsi, nemmeno a noi bambini nel periodo estivo. Appena svegli esclamavano, per il disappunto dei nostri genitori, “chi fazzu!?!?”, non vi era nemmeno il tempo della immancabile risposta, “lliscitu u mustazzu”, che qualcuno degli amici giungeva con una proposta di gioco,

GAMBARIE

In paese, molti avevano le stalle, accanto alla casa colonica, e vi allevavano, a volte singolarmente a volte in commistione, vitelli, maiali, pecore, capre, galline e conigli. Fra questi vi era Mico l’Africano (in effetti si chiamava Logiudice, ma tutti lo chiamavano così per via del colorito scuro) che allevava alcune pecore, dono del suocero

LA CICOGNA

Nell’aria c’era in arrivo la cicogna. La vicina, che abitava sopra l’osteria di Branca, aspettava un bambino. Tutti dicevano che sarebbe arrivato quel pomeriggio, ragion per cui ci sistemammo sul terrazzo della signora Nata. Da quella postazione avremmo potuto vedere arrivare la cicogna. Aspettammo l’intero pomeriggio, ma nulla, non si vide niente. Era quasi ora

Il silenzio della notte

Faceva caldo anche di notte, ragion per cui si dormiva con le finestre socchiuse. Era bello, quando il sonno tardava ad arrivare, ascoltare il silenzio della notte paesana. Cominciavano le volpi, che dopo un paio di ore di buio, guaivano dall’alto dell’orrido di Pietre di Nava, al confine con Nasiti. Al loro guaire, faceva seguito

I SABATI DELLA MADONNA

Erano le tre di notte di sabato 3 agosto, quando venni svegliato dal suono di organetti e tamburelli. Erano i pellegrini che, partiti da Mosorrofa, alla mezzanotte, sarebbero arrivati all’Eremo per le cinque del mattino, quando ci sarebbe stata la prima Messa. Lungo il percorso, la schiera dei pellegrini e dei suonatori si ingrossava sempre

Il mare di campagna

Il caldo era arrivato prorompente. Il lavoro dei guardiani del Consorzio irriguo si era fatto ancora più intenso. Tutti i giardini erano rigogliosi di frutti ed ortaggi in piena maturazione. C’era bisogno di acqua, di tanta acqua. La battaglia si annunciava, anche quell’anno, estenuante. La battaglia tra necessità di bere e necessità di irrigare i

Eldorado

La scuola era finita. Il caldo soffocante era arrivato da qualche giorno. Il Concilio Vaticano II continuava. Il Governo, dopo le elezioni politiche del 28 aprile, sembrava ormai cosa fatta. Si diceva che il Presidente del Consiglio dei Ministri sarebbe stato Giovanni Leone. Ma sarebbe stato un governo breve, di transizione. Intanto su alcuni pali

IL FANTASMA BIONDO

Il paese era invaso dai fantasmi. Quelli veri, di cui raccontavano i grandi nelle storie, che avrebbero voluto non sentissimo. Ma era invaso anche dai falsi fantasmi, che alcuni di noi vedevano dappertutto. Particolarmente esperto nell’arte di vedere fantasmi dietro ogni angolo era Lorenzo. Raccontava di aver incontrato folletti nella cantina di casa sua. Di

IL PAESE ERA INVASO DAI FANTASMI

La vastità del paese, composto da tre frazioni, unita al fatto che, malgrado la giovanissima età, in occasione delle scorribande di gioco, lo percorrevamo in lungo ed in largo, sia pure accompagnandoci ai ragazzini più grandicelli, costituiva un reale pericolo. Il paese era disseminato di luoghi pericolosi. L’orrido di Pietre di Nava, alla periferia di

U ZZI MONICU CA’ ZZA MONICA

Andando in giro per il paese, soprattutto con i primi caldi di maggio, capitavano brutti incontri. Maggio era il mese degli amori, si sentivano i gatti urlare come matti nel rito del corteggiamento, i contadini tardivi portavano le mucche al toro, ma soprattutto le bisce si affrettavano ad accoppiarsi per poter deporre le uova prima

LO SPOSALIZIO DELLA MUCCA

Capitava spesso, sempre più frequentemente da gennaio ad aprile, di veder passare per strada i contadini che tiravano una mucca dalla corda. Passavano la mattina e poi ritornavano nel primo pomeriggio verso le loro case, nella parte alta del paese. Chiesi a Vincenzo, il barbiere, dove portassero quelle mucche. Mi rispose che le portavano a

Tre campanili un solo paese

Il paese, come ricorderete, era composto soprattutto da case sparse, non c’era un vero e proprio confine fra le tre frazioni (Riparo, Cannavò, e Riparo Vecchio) che lo costituivano. Quindi, noi bambini, spesso accompagnandoci nei giochi ai ragazzi delle altre classi delle elementari, lo percorrevamo in lungo ed in largo. Non era poco, perché si

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