Reality

Ma è diventato tutto virtuale e televisivo? La risposta a questa domanda è un secco: Sì. Ormai qualsiasi evento della vita mondana è entrato nella sfera del reality e tutto diventa spunto per un serial per il grande schermo o una banale soap opera. Sono riusciti ad andare dietro le quinte delle scuole d’arte, dentro le case della gente e adesso, dentro gli spogliatoi dei poveri guerrieri protagonisti del Calcio Italiano. L’emittente Sky, da questa stagione, ha piazzato una telecamera dentro le sacre stanze in cui gli atleti si preparano alla battaglia nell’immediata vigilia delle gare. È vero che non si tratta di una novità perché gli strapagati e straviziati assi del basket americano, sono stati i precursori di questo modello d’interazione fra spettacolo e sport anche se stiamo parlando di personaggi che hanno un animo solo per metà sportivo mentre il resto è tutto rivolto a fare spettacolo in campo e fuori… ma i nostri calciatori non hanno nulla di tutto questo e fanno quasi tenerezza soprattutto perchè non sembrano abituati a queste situazioni. C’è chi si nasconde dietro una radiolina, c’è chi parla sottovoce, c’è chi fa finta di essere avvezzo, ma è una recita poco spontanea. Il concetto è uno solo: tutto è business, tutto diventa fonte d’affari e di richiamo per nuovi sponsor e forze finanziarie. Aggiungiamo a tutto questo discorso anche la gara delle 12:30 che va decisamente contro le abitudini del popolo italiano. Il pranzo della domenica è un rituale sacro; finito quello ci si concentra sulle partite invece il canale di Murdoch prova a importare usanze d’oltre Manica nel nostro paese con il risultato di rendere scontenti tutti: presidenti, calciatori, tifosi, e le donne che devono stravolgere gli orari del pranzo. Tutto business dunque. L’impressione che si avverte da chi ha vissuto altre epoche è che sia rimasto poco di vero e che, qualsiasi cosa venga trasmessa in tv, rispetti un copione prestabilito. Al tempo in cui uscì nelle sale cinematografiche il film “The Truman Show” nessuno poteva immaginare che in dieci anni, l’occhio del Grande Fratello avrebbe romanzato ogni aspetto della nostra vita, invece è stato proprio così. Si andrà avanti su questa strada perché al pubblico piace immedesimarsi nelle storie vissute da questi protagonisti, alcuni dei quali diventano delle vere e proprie star anche se qualcuno rimane sulla breccia soltanto per poco tempo. Ma la nuova tipologia di divo attira il pubblico e i più giovani. Recenti sondaggi vedono al primo posto dei sogni dei nostri teen-ager quello di diventare una velina nel caso delle ragazze oppure un calciatore o un personaggio di un qualsiasi reality per i maschietti. Una volta queste risposte avevano come soggetti di riferimenti: ingegneri, astronauti, medici, scienziati. In pochi magari hanno realizzato i rispettivi sogni ma quanto meno si pensava a professioni concrete e utili per la collettività. Adesso si pensa ad arti meno impegnative; si pensa allo show-business e le nuove leve stanno crescendo con valori diversi rispetto alle ultime generazioni. Prima o poi, vedremo un reality anche nelle scuole o in qualche ufficio statale. Due mondi ancora inesplorati ma siamo sicuri che non rimarranno isolati per molto tempo. Tutto in tv, tutto accessibile a tutti. È questo il motto degli anni 2000 che non ci hanno portato automobili volanti o cure per malattie incurabili ma piuttosto ci ha consegnato l’era multimediale estremizzata all’estremo.

Giuseppe Dattola

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