Assange libero, “la giustizia non è morta” - Ilmetropolitano.it

Assange libero, “la giustizia non è morta”

Dopo “solo” 9 notti di carcere, il numero uno di Wikileaks Julian Assange è stato rilasciato sotto cauzione; 7 le persone che hanno pagato 240 mile sterline per la sua liberazione (inizialmente erano soltanto Vaughan Smith e Sarah Saunders, a cui si sono aggiunti l’ ex ministro laburista Lord Evans, il Nobel della biologia sir John Sulston, il saggista Philip Knightley, l’ editore e poeta Felix Dennis, la baronessa verde Tracy Worcester). La scarcerazione di Assange ha richiesto circa 4 ore di tempo; l’uomo dovrà portare un braccialetto elettronico, ogni giorno alle 18 dovrà presentarsi al Commissariato, e potrà uscire soltanto in orari stabiliti.

Nonostante ciò, per l’Alta corte di giustizia inglese,  per Assange “non c’è pericolo di fuga”. Una volta libero, il giornalista australiano ha onorato la corte dichiarando che “la giustizia non è ancora morta”, dicendo di voler continuare nel suo lavoro sostenendo la propria innocenza: “«È bello sentire di nuovo l’ aria fresca di Londra. Grazie a tutta la gente che in ogni parte del mondo ha avuto fede in me», ha concluso con un sorriso. E pur tuttavia, rimangono ancora diverse ombre. Prima tra tutte, la possibilità, secondo i legali di Assange sempre più concreta, di essere espatriato negli Stati Uniti. Pare che, sempre secondo i suoi legali, in America Assange sia stato già incriminato con l’accusa di “cospirazione”, che potrebbe costargli l’ergastolo. Ancora, si cercano collegamenti tra il direttore di Wikileaks e Bradley Manning, l’analista militare che avrebbe violato gli archivi di Stato americani.

Assange continua a difendere la sua innocenza, sostenendo di essere vittima di un complotto concertato con l’intelligence svedese. Ma il mistero più grande resta solo uno: chi si è opposto alla scarcerazione di Assange poco prima che venisse pagata la cauzione? La pubblica accusa inglese ha affermato di agire “come agenti del governo svedese”. La Svezia dal canto suo smentisce, definendola “una decisione soltanto britannica”. Dove starà la verità?

Elisa Gerardis

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